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Bail-in: chi si salva e chi no

2 anni fa - lunedì 28 dicembre 2015
A giudicare dalle molte domande che ci avete inviato e dal nostro sondaggio, su questo punto le banche non vi hanno informato. E allora, facciamo chiarezza noi.
 
Quando la banca va a rotoli chi paga?
I primi sono gli azionisti: le azioni emesse dalla banca vengono azzerate per coprire almeno parte delle perdite.
Se non basta, i secondi della lista sono i detentori di obbligazioni subordinate. Nonostante il nome, sono una “via di mezzo” tra azioni e obbligazioni: anche prima della nascita del bail-in, erano comunque rimborsate per ultime in caso di default. Si tratta quindi di un investimento rischioso: in caso di fallimento della banca, i detentori di questi titoli recuperano parte dei soldi se, e solo se, avanza qualcosa dopo aver ripagato tutti gli altri creditori (da qui il termine “subordinato”). Eppure, le banche hanno spesso e volentieri piazzato questi titoli anche a investitori inconsapevoli. Anzi! Spesso sono stati le prime “vittime” di questi collocamenti, finiti sotto i riflettori solo con i recenti casi di cronaca. Proprio perché considerati “quasi capitale”, le banche traballanti hanno spesso usato questi titoli come alternativa a un aumento di capitale, che avrebbe potuto essere male accolto dal mercato. Gli investitori istituzionali, tuttavia, non acquistano “quasi-capitale” che non gli attribuisce diritto di voto in assemblea, o lo fanno in cambio di lauti interessi. Molto più facile “rifilare” questi bond agli investitori al dettaglio, a cui concedere interessi più bassi seppur superiori a quelli dei bond “normali”. Ecco perché te li consigliamo, sì, ma col contagocce: visti i magri rendimenti attuali abbiamo pescato anche in questa categoria, ma solo selezionando i pochi bond con interessi tali da remunerare il rischio.
Terzi a pagare, i detentori di obbligazioni “ordinarie”. Se il sacrificio di azionisti e obbligazionisti non basta, anche le obbligazioni “senior” emesse dalla banca possono essere azzerate, senza alcun importo minimo garantito.
Infine, i conti correnti e gli altri strumenti di liquidità (ad esempio i conti deposito), per la parte eccedente i 100.000 euro. Fino a questa cifra, i conti sono garantiti dal fondo interbancario (te ne parliamo a pagina 14). Oggi più che mai, quindi, è importante rispettare questa soglia: alle pagine 15-16 ti diamo qualche dritta su come fare.
Dopo, ma solo dopo, che tutte queste categorie di investitori hanno ripianato le perdite per almeno l’8% del totale delle passività della banca, solo allora interviene il fondo di risoluzione, in sostanza il sistema bancario.
 
…e chi si salva
Come ti dicevamo, si salvano i conti correnti “e affini” fino a 100.000 euro. Purché il fondo interbancario sia in grado di reggere: te ne parliamo nelle prossime pagine.
Altra categoria salva, le obbligazioni garantite (covered bond). In Paesi come la Germania esistono da secoli, da noi l’iter che permette alle banche di emetterle si è concluso nel 2007. Sono garantite da un “pacchetto” di attività (ad esempio, dei mutui concessi alla clientela); se la banca dovesse andare in default, queste attività sono “intoccabili” dagli altri creditori e serviranno esclusivamente a ripagare i covered bond. Non solo: Banca d’Italia impone alle banche che emettono questi bond un controllo semestrale, per verificare che la garanzia basti a ripagare capitale e interessi. Perfino le agenzie di rating assegnano spesso il giudizio di massima affidabilità a queste emissioni, anche per banche non affidabilissime. Troppo bello per essere vero? Purtroppo sì. Primo, i rendimenti sono inferiori a quelli delle “normali” obbligazioni proprio perché meno rischiose: non a caso, le banche italiane le stanno sfruttando sempre più (Intesa ne ha appena emesso una da 1,25 miliardi, Unicredit una da 500 milioni, Bpm è tornata su questo mercato dopo 5 anni di assenza con un bond da 1 miliardo che è la prima “fetta” di un piano da 10 miliardi). Secondo, con tagli elevati e nessuna quotazione (o quotazione in Borse “particolari” come quella del Lussemburgo) sono sostanzialmente riservati a investitori istituzionali, gli unici quindi che possono approfittare di questa maggiore sicurezza. D’altronde, per essere collocati al “dettaglio” Banca d’Italia impone un prospetto informativo, che le banche reputano troppo costoso: una “teorica” tutela dell’investitore che si rivela un’arma a doppio taglio!
Altri strumenti che si salvano sono quelli che sono solo depositati presso la banca: ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza. Ma anche quello che è presente nel conto titoli: azioni, obbligazioni o altro, che la banca custodisce per te e che non può usare per ripagare i debiti. A parte, ovviamente, azioni e bond della banca stessa.
 
COL BAIL IN…
Il conto corrente è a rischio solo sopra i 100.000 euro, i titoli e i fondi depositati presso la banca sono tuoi e non possono essere usati per ripianare i debiti della banca. Le banche avrebbero dovuto far chiarezza sui rischi che corri con i tuoi investimenti, ma a giudicare dai risultati del nostro sondaggio non è così.

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