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Da usare in caso di Brexit

2 anni fa - venerdì 17 giugno 2016
Il 23 giugno avrà luogo il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. In caso di Brexit – uscita dall’Unione – ci sarà un periodo di maretta sui mercati. Ecco come puoi difenderti.
Niente bond in sterline
È da tempo che non te le consigliamo, ma se per caso hai ancora in mano obbligazioni in sterline, vendile. La sterlina (0,79 sterline per 1 euro), infatti, sarà la vittima principale della Brexit – già ora non sta andando benissimo: ha perso circa l’11% sull’euro da metà novembre 2015 (-4% circa dal 25 maggio 2016).
 
Esci dal mercato, aspetti o usi gli short
Anche se le Borse (non solo quella britannica) sono già scese in queste giorni, è probabile che continuino a farlo nei giorni immediatamente successivi alla Brexit – si aprono tante incognite e il mercato non ama l’incertezza. Per difenderti hai tre modi. Primo: vendi tutto e aspetti di ricomprare quando la situazione si sarà calmata o chiarita – la Borsa britannica alla lunga dovrebbe beneficiare della sterlina debole. In questo modo elimini il rischio di ulteriori ribassi, ma rischi di aspettare troppo e di rientrare acquistando tutto a prezzi più elevati di quelli a cui hai venduto. Secondo: mantieni tutto e non ti fai spaventare dai ribassi. Punti sull’effetto tempo: durante la crisi finanziaria del 2007-2008 le Borse mondiali persero fino al 50% e sembrava la fine del mondo, ma già a inizio 2014 avevano recuperato tutto (salendo poi ulteriormente). È la strada migliore se hai tempo a disposizione e nervi saldi. Terzo: usi il certificate 7x short di Société Générale (0,458 euro; Isin DE000SG409N9). Se in giornata Piazza Affari perde il 2%, questo strumento guadagna il 14%– occhio, se Milano guadagna, per esempio, il 3%, questo certificate perde il 21%, in una giornata sola.
 
Due modi per usare gli short
Puoi usare lo short in due modi. Primo: speculazioni veloci per guadagnare mentre la Borsa scende. In pratica compri lo short, Milano in poche ore perde il 3%, tu vendi e ti incassi il tuo 21%. In speculazioni di poche ore lo short dà il meglio di sé – ricorda, infatti, che se la Borsa fa -1% dopo una settimana, non è detto che il bilancio settimanale del tuo short sia di +7%. Devi, però, essere disciplinato – ti accontenti dei guadagni e limiti le perdite (per esempio, appena perdi il 20%, vendi il certificate senza se e senza ma) – e quindi devi avere tempo di stare davanti al computer per gestire acquisti e vendite. Secondo: usi lo short come strumento di copertura – quello che perdi sugli investimenti azionari, lo guadagni con lo short e viceversa (insomma, vai pari e patta). In questo caso puoi tenere lo short per diverso tempo, senza l’ansia di controllare ogni giorno quanto stai perdendo a guadagnano, aspettando che la bufera passi – ti diremo noi quando non è più il caso di tenerlo. Per usare lo short come copertura devi, però, investirci una cifra precisa: prendi il valore di mercato dei tuoi investimenti azionari e dividi per 5,18. Se hai 50.000 in azioni (tieni conto di tutto quello che è azionario: azioni italiane, estere, fondi, Etf azionari…) devi investire 9.652 euro nello short. È importante fare così, altrimenti la copertura non c’è. Ricorda comunque che la copertura non è perfetta e ha un costo, un po’ come accade con l’assicurazione delle auto: se il mercato non scende con decisione tu avrai l’impressione di spendere soldi inutilmente. Chi ha comprato lo short come copertura il 12 gennaio scorso (quando lo abbiamo consigliato) oggi perde complessivamente lo 0,8% – i calcoli sono fatti prendendo come stima dell’andamento del tuo portafoglio, l’andamento dell’Etf azionario Db X-trackers Msci World (39,195 euro; Isin LU0274208692).
 
Compra oro
Se gli short non ti convincono, per proteggere il tuo portafoglio azionario puoi anche usare l’oro. A giugno, con le Borse mondiali in calo del 2,1%, ha messo su oltre il 7%. A gennaio 2016 con le Borse mondiali in calo del 6,1% per i timori legati alla Cina, l’oro ha guadagnato il 5,2%. Insomma, nei momenti di particolare tensione quest’anno ha dimostrato di poter svolgere il suo ruolo di “bene rifugio”. È quindi probabile che in caso di Brexit – e di turbolenza sui mercati – possa continuare a salire. Comincia ad acquistare oro per controvalore massimo pari al 5% del tuo patrimonio in strumenti finanziari – nel caso si potrà incrementare la quota in seguito. Piuttosto che comprare monete d’oro (vedi Altroconsumo Finanza n° 1159), compra l’Etfs gold bullion securities (111,82 euro; Isin GB00B00FHZ82). È quotato a Piazza Affari e rappresenta l’andamento in euro di un decimo di oncia di oro. Perché per ora solo il 5%. Perché i rischi di un ribasso del prezzo dell’oro, se la Brexit non dovesse esserci, ci sono. Guarda il grafico Quella soglia che l’oro non supera: il prezzo dell’oro è arrivato alla soglia dei 1.300 dollari l’oncia. Secondo l’analisi tecnica grafica – una tecnica di valutazione che guarda ai prezzi passati per prevedere quelli futuri – è una soglia ostica: ogni volta che l’oro ci si avvicina, finisce per ripiegare verso il basso. Ci sono, però, anche motivazioni “strutturali”. La domanda di oro “fisico” da parte di Cina e, soprattutto, di India non c’è: -41% le vendite di gioielleria in India nel primo trimestre di quest’anno. Significa che la risalita dell’oro nel 2016 è stata soprattutto determinata dagli acquisti dei “signori della finanza” – fondi comuni, Etf... – che hanno comprato oro “di carta” sulla base della paura del calo dei mercati. Non è una domanda stabile: se le cose volgono al meglio, possono repentinamente cambiare idea e far partire le vendite. Insomma, compra l’oro, ma sappi che è come una sorta di “polizza assicurativa” contro un calo dei mercati.
 
Quella soglia che l’oro non supera
Dopo una discesa durata quasi 4 anni, nel 2016 il prezzo dell’oro (linea sottile) è tornato a salire. La spinta, però, non si fonda su basi solide, tanto che ogni volta che il prezzo si avvicina a 1.300 dollari l’oncia tende a ripiegare verso quota 1.200 – in neretto le soglie “critiche” di 1.300 e 1.160 dollari l’oncia, corrispondenti ai ritracciamenti 50% e 61,8% di Fibonacci (approfondimenti su Altroconsumo Finanza n° 1166).
I prezzi dei prodotti citati sono quelli di chiusura in Borsa al 16 giugno 2016.

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