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Solidità banche, oggi più severi

un anno fa - lunedì 2 gennaio 2017
La sicurezza non è mai troppa: per questo, abbiamo reso ancora più stringenti i requisiti che le banche devono rispettare per ottenere il nostro giudizio di eccellenza.
BANCHE A 5 STELLE, ANCORA PIU' SICURE
Se ci segui da tempo, sai che fino ad oggi abbiamo valutato la solidità delle banche basandoci sugli indicatori patrimoniali che la stessa Banca centrale europea usa per monitorare le banche (trovi tutti i dettagli nel riquadro in basso a destra). Le notizie degli ultimi mesi, tuttavia, hanno dimostrato che il settore bancario italiano sta ancora vivendo un periodo di piena turbolenza: Monte Paschi alle prese, proprio in questi giorni, con una sostanziale, e dolorosa, nazionalizzazione, le quattro banche “salvate” a fine 2015 che ancora non trovano un acquirente, altri big del settore alle prese con fusioni o aumenti di capitale… Insomma la situazione non può certo definirsi tranquilla. E tutti questi casi, seppur diversi tra loro, hanno un denominatore in comune: i crediti “marci” che le banche non riescono a recuperare.
Per questo, abbiamo deciso di diventare ancora più severi nel valutare la solidità delle banche. Per ottenere le 5 stelle, il nostro giudizio di massima affidabilità, non bastano più i requisiti patrimoniali. Vogliamo che i conti delle società siano a prova di bomba anche per quello che si è rivelato il “tallone di Achille” del sistema italiano: i crediti problematici, appunto.
 
UN INDICATORE CHE VIENE DA LONTANO
Ma come valutare questo aspetto? In termini pratici, abbiamo sottoposto le banche che ottengono 5 stelle con la “vecchia” metodologia a un ulteriore “test di laboratorio” basato sul Texas ratio. Nonostante il nome evocatore di lontano west, questo indicatore sta prendendo piede anche da noi proprio perché punta i riflettori sui crediti “marci”. Viene infatti calcolato mettendo a rapporto i crediti deteriorati con i mezzi che la banca ha a sua disposizione per farvi fronte: il patrimonio e gli accantonamenti effettuati nel corso degli anni.
Il risultato è semplice da interpretare. Un rapporto superiore a 1 o, in percentuale, al 100%, segnala uno stato di difficoltà: l’intero capitale della banca e il “fieno in cascina” accantonato negli anni precedenti non bastano a fronteggiare le possibili perdite derivanti dal mancato recupero dei crediti problematici. Monte Paschi, prima del salvataggio, aveva un Texas ratio pari a 1,4.
È insomma un numero importante, ed è sempre più utilizzato nelle valutazioni sulla solidità sia dagli organi di controllo, sia dagli investitori, tanto che molte banche hanno cominciato a pubblicarlo anche nei bilanci.
 
E SE NON PASSANO IL TEST?
Delle 37 banche che si aggiudicavano 5 stelle con la “vecchia” metodologia, 7 non passano il test del Texas ratio (quest’ultimo è cioè superiore a uno). Sono Banco di Desio e della Brianza spa; Banco di Napoli; Banco della Sardegna; Cassa di Risparmio del Veneto; CR di Pistoia e della Lucchesia, CR in Bologna e Creval (spa)
Per queste sette, abbiamo abbassato il nostro giudizio finale a quattro stelle: alla luce di questo elemento non possiamo, insomma, attribuirgli un giudizio di eccellenza a tutto tondo. Ma non c’è sicuramente da scappare: quattro stelle è comunque un valore che ti garantisce sonni tranquilli (per sapere cosa fare in base al giudizio ottenuto dalla tua banca, vedi pagina 7).

 

DALLE PRATERIE DEL TEXAS AL BEL PAESE
Il Texas Ratio deve il suo nome proprio allo stato del Texas, dove il banchiere Gerard Cassidy, della canadese RBC Capital Markets, lo applicò per la prima volta negli anni ’80. L’indice venne creato per studiare il fallimento di circa 400 istituti più o meno piccoli, ritenuti solidi prima dello scoppio della bolla immobiliare di quegli anni. Cassidy e i suoi colleghi notarono che le banche fallite tendevano ad avere un Texas ratio superiore all’unità. Un simile risultato venne riscontrato successivamente anche per le banche del New England, durante il periodo di recessione dei primi anni ’90.
 
 
LA NOSTRA METODOLOGIA
Il giudizio di solidità che trovi nelle pagine seguenti per 350 istituti viene espresso con una valutazione che va da 1 a 5 stelle (1 le meno affidabili, 5 le più sicure).
Le stelle sono attribuite sulla base di un punteggio, che a sua volta “riassume” due indicatori di solidità patrimoniale: il Common equity tier 1 (Cet 1 ratio) e il total capital ratio. Sono gli indicatori monitorati anche dalle autorità di controllo, e rapportano il patrimonio della banca al totale degli impegni assunti: ti dicono quindi quanto la banca è in grado di fronteggiare eventuali difficoltà nella sua attività. Un punteggio inferiore a 100 indica che la banca non rispetta il minimo di sicurezza (per uniformità lo abbiamo posto per tutte al 7% per il Cet1 ratio e al 10,5% per il total capital ratio, anche se le autorità possono richiedere alle singole banche di rispettare livelli più alti). Un punteggio superiore a 100, invece, indica di quanto la banca supera i minimi richiesti: un punteggio di 150, per esempio, indica che il patrimonio è pari a una volta e mezzo quello minimo.
La banca avrà: 1 stella per punteggi fino a 110; 2 stelle per punteggi tra 110 e 130; 3 stelle per punteggi che vanno da 130 a 150; 4 stelle per punteggi da 150 a 200; 5 stelle per punteggi oltre il 200. Abbiamo poi premiato la trasparenza: le banche che pubblicano solo annualmente i dati di bilancio, e non fanno parte di un gruppo che fornisce informazioni infrannuali, sono state penalizzate di una stella.
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