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Banche venete, Etruria e le altre: qualche passo avanti, ma non per tutti

un mese fa - venerdì 28 settembre 2018
Se sei rimasto coinvolto in questi crack bancari, potresti a breve recuperare una parte dei tuoi quattrini. Qui di seguito ti spieghiamo come fare. Peccato che per molti risparmiatori la notizia rischi di trasformarsi in beffa.
Banche venete

Banche venete

Partiamo dalle buone notizie…

Se avevi investito in azioni o obbligazioni di Banca Popolare di Vicenza, di Veneto Banca o di una delle quattro banche “risolte” a novembre 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti) puoi ottenere dalla Consob il rimborso di una parte del capitale che avevi investito. Per ottenerlo, ti basta compilare un modulo che trovi sul sito della Consob o, più comodamente, qui. Nel riquadro qui sotto trovi tutti i dettagli “pratici” su come presentare la domanda.

 

Come presentare la domanda

Una volta compilato il modulo che ti abbiamo indicato, devi allegare una copia di un tuo documento di identità e spedire il tutto a questo indirizzo mail PEC: istanzaristoro@pec.consob.it . Se non hai un indirizzo di posta elettronica certificata non importa, puoi spedire la mail anche da una “normale” casella di posta elettronica. In alternativa, puoi spedire una copia cartacea della tua richiesta al seguente indirizzo: CONSOB – Via G. Martini n° 3 – 00198 Roma, ma se ti è possibile ti consigliamo di usare la mail – è la stessa Consob a dare questa indicazione, immaginiamo perché la gestione “digitale” delle richieste può essere più veloce. Nell’oggetto della mail, o sulla lettera cartacea, devi indicare questa dicitura, ovviamente completandola con i tuoi dati: “istanza di ristoro – nome e cognome – ricorso n° xx – decisione n° xx”.

 

…che sono già finite

Tutto qui? Già, tutto qui. Un modulino, una mail e via. Fosse sempre così facile… Ma non illuderti: lo stesso commento, tutto qui, potresti farlo nel momento in cui vedrai l’importo del rimborso. Il risarcimento arriverà, nella migliore delle ipotesi, a coprire il 30% di quanto hai perso. E c’è di peggio: per riuscire a ottenere qualcosa devi avere già ottenuto una decisione favorevole da parte dell’Arbitro per le controversie finanziarie, o devi riuscire a ottenerla entro il prossimo 30 novembre (in quest’ultimo caso, non puoi ovviamente presentare ora la domanda alla Consob, devi aspettare la decisione dell’arbitro). Solo con queste condizioni, la Consob ti pagherà il 30% della cifra che l’arbitro ti ha riconosciuto, con un tetto massimo di 100.000 euro. Morale: se hai i requisiti per presentare la richiesta approfittane e non perdere l’occasione, ma noi da parte nostra non possiamo non sottolineare che siamo ancora molto lontani dal far giustizia.

Cosa non ci piace

Primo, non ci piace che il rimborso ai risparmiatori ingiustamente coinvolti arrivi col contagocce e con una tempistica così lunga. I soldi per questi rimborsi avrebbero dovuto arrivare con il fondo “salva-risparmiatori” varato quasi un anno fa, ma che ancora non ha un regolamento che gli permetta di funzionare nella pratica. Il regolamento doveva essere varato entro il 31 ottobre 2018, ma il Decreto milleproroghe – mai nome fu più indovinato – ha allungato il termine al 31 gennaio 2019. Per questo, la Consob sta “anticipando” una parte dei rimborsi che competerebbero al fondo, per cercare di accorciare un po’ questo calvario. Insomma la Consob non è certo diventata più buona: non ti sta dando dei soldi in più, ti sta solo dando quello che già avresti dovuto avere dal fondo “salva risparmiatori” se i tempi per il suo avvio non fossero, come sempre, biblici (e tutto sommato per la Consob è anche un modo per rifarsi un po’ l’immagine, visto che le polemiche sulla mancata vigilanza nei casi di crack bancari non sono certo mancati…). Certo leggere che l’istanza ha il fine di ottenere tempestivamente l’importo liquidato suona decisamente come una beffa per chi, come i bondisti di Etruria & C, aspetta ormai da 3 anni…

Secondo, non ci piace che “l’onere della prova” spetti a te. Non è la banca a dover dimostrare di aver agito correttamente; sei tu, con la decisione dell’arbitro, a doverlo dimostrare. E quelli che non hanno potuto ottenere questo giudizio? Pensiamo a chi aveva investito nei titoli delle due banche venete: dopo che i due istituti, a luglio 2017, hanno perso l’autorizzazione a esercitare l’attività bancaria, l’arbitro ha respinto “d’ufficio” tutte le richieste relative a questi due istituti. Perso (anzi neanche cominciato) il ricorso all’arbitro, e perso pure il risarcimento di Consob. Beffati due volte!

Terzo, un altro punto critico è la dotazione del fondo “salva-risparmiatori” – sperando che prima o poi entri a regime. Fino ad oggi era di “soli” 100 milioni di euro, ora con la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza il Governo ha annunciato di volerlo portare a 1,5 miliardi. Bene, ma… speriamo che sia l’occasione per rimediare anche alle altre “dimenticanze”, riaprendo la possibilità di ricorso all’arbitro per chi aveva investito nelle banche venete e semplificando le procedure.

Attenzione, però: che una cifra di questa portata, che inevitabilmente pagheremo salata con la prossima finanziaria, serva davvero a fare giustizia per chi davvero è stato truffato dalle banche. I quattrini del fondo “salva-risparmiatori” provengono dai fondi dormienti, cioè dai conti che lo Stato ha incamerato perché “dimenticati” per anni. Sono, quindi, soldi pubblici, cioè tuoi: devono andare alle vere vittime, e non a chi ha fatto il furbo speculando sui bond. Se i guadagni sono privati, ma le perdite pubbliche… beh questa non è vera giustizia. 

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie è un organismo istituito dalla Consob e attivo da gennaio 2017. Serve a risolvere le controversie tra investitori “al dettaglio” e intermediari nel caso di violazioni da parte delle banche degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza. Per il risparmiatore il ricorso è gratuito e può riguardare richieste di risarcimento danni fino a 500.000 euro.

 

Etruria e le altre, i numeri

La risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti ha coinvolto quasi 12.500 obbligazionisti al dettaglio, con un capitale di 431 milioni di euro (quasi 10.600 clienti, per 329 milioni di euro, sono quelli che avevano acquistato i bond direttamente dalle 4 banche, gli altri li hanno acquistati tramite altri intermediari). Con il “rimborso forfetario” dell’80% del capitale, a cui poteva accedere solo una parte dei bondisti, sono stati recuperati circa 180 milioni di euro. Ci sono poi le richieste di arbitrato presentate all’Anac (l’autorità anticorruzione): 1753 istanze per 80 milioni di euro, ma finora ne sono state esaminate solo un terzo. Mancano all’appello diverse decine di milioni di euro, senza contare gli azionisti (si stima che siano circa 100.000).

 

Sono ancora in tempo?

Se non avevi presentato ricorso all’arbitro, puoi farlo ora? Se avevi investito nelle due banche venete, visto il “blocco” dallo scorso luglio, la risposta è no. Se invece avevi investito nelle 4 banche “risolte”, puoi ancora tentare di presentare istanza all’arbitro. Ma visti i suoi tempi, dubitiamo che tu ottenga un giudizio entro novembre; dovrai aspettare che, prima o poi, il fondo salva-risparmiatori prenda finalmente il via.

 

Banche venete, i numeri

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca avevano emesso bond per oltre un miliardo di euro, ma la parte in mano a investitori al dettaglio era intorno ai 300-350 milioni. Col “rimborso forfetario” sono stati recuperati 50 milioni. Chi non ha potuto seguire questa strada, ha tentato con l’Arbitro per le controversie finanziarie: nel suo primo anno di attività l’arbitro ha ricevuto 1.879 istanze per oltre 100 milioni di euro, di cui un terzo relative alle due banche venete. Se anche fossero state tutte accolte, si tratterebbe comunque di una fetta minoritaria dei bond. Per di più, come ti abbiamo detto, l’arbitro da luglio in poi ha respinto tutte le richieste. Morale, gran parte di chi aveva questi bond non ha ancora riavuto nulla. Ci sono poi 207.000 azionisti: la maggioranza ha accettato dalle due banche un magro 15% del capitale per chiudere ogni vertenza, ma 86.000 hanno rifiutato e sono in attesa di giustizia. 

 

 

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