News

I nostri giudizi diventano più severi

un mese fa - venerdì 28 dicembre 2018
Le mutate condizioni del sistema Paese e una recessione che si profila ci hanno spinto a rivedere i criteri di assegnazione dei nostri giudizi di solidità, alzando per tutte le banche l’asticella della sufficienza. Qui trovi le nuove regole e il dettaglio di tutti i perché. 
bandiera italiana

bandiera italiana

Il Bel Paese diventa più insicuro

La decisione di inasprire i criteri per assegnare un giudizio sufficiente alla solidità delle banche italiane è stata innescata dal lungo e tormentato iter per l’approvazione della manovra finanziaria, unita alla preoccupazione, espressa da più parti, per una imminente recessione mondiale, che colpirebbe in modo duro l’Italia. Tra polemiche, correzioni e richieste di aggiustamenti le recenti vicende politiche hanno prodotto una serie di conseguenze negative per il Bel Paese, tali da indurci a rivedere i nostri criteri di assegnazione dei giudizi di solidità alle banche. 

Lo spread decolla

L’incertezza sulla tenuta dei conti italiani ha fatto aumentare lo spread BTp Bund che negli ultimi mesi ha toccato i livelli più elevati degli ultimi 5 anni. Il termine “spread” significa letteralmente “divario”. Qui per spread di intende il differenziale tra il rendimento del Bund decennale tedesco e quello del “cugino” BTp di pari durata. 

Rating italiano a un passo dalla “spazzatura”

Non solo: a metà ottobre l’agenzia Moody ha declassato l'Italia, tagliando il rating attribuito ai titoli di Stato italiani e portandolo dal precedente Baa2 a Baa3, appena un gradino sopra il livello dei titoli considerati 'spazzatura'. Il rating è un giudizio assegnato a una società o a uno Stato, relativo alla capacità di ripagare o meno i propri debiti. Viene espresso da un soggetto esterno, l’agenzia di rating, appunto. Le principali sono Moody, S&P, Fitch e Dagong

La sforbiciata - per altro non un fulmine a ciel sereno, dato che Moody aveva messo sotto osservazione l’Italia già a fine maggio - è stata motivata dalla manovra del Governo, giudicata non solo insoddisfacente, ma addirittura in grado di far aumentare il decifit di bilancio nei prossimi anni. Per deficit dello Stato si intende la differenza tra i costi dell'amministrazione statale, compreso il pagamento degli interessi sul debito pubblico, e le entrate derivanti dalle imposte versate da imprese e cittadini. Il debito pubblico è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti che hanno comprato obbligazioni o titoli di Stato (per esempio, BoT, BTp, CcT…).

Lo spread mette le ali

LO SPREAD METTE LE ALI

Lo spread BTp-Bund ha raggiunto il livello più alto da 5 anni a questa parte. L’aumento dei tassi di interesse richiesto ai titoli di Stato italiani ha un impatto sui bilanci delle banche che li hanno “in pancia”.

Stando alle previsioni dell’agenzia di rating, se questo avvenisse, il rapporto debito pubblico/Pil italiano probabilmente si stabilizzerà attorno al 130%, contrariamente alle ipotesi di riduzione. Non è finita qui: l’Italia ha dovuto fare i conti con una serie di revisioni al ribasso delle previsioni di crescita economica. Per l’Ocse, ad esempio, la crescita del Prodotto interno lordo italiano – misura la ricchezza di un Paese - dovrebbe essere dello 0,9% nel 2019 e restare invariata nel 2020. Non solo, con l'andamento del debito pubblico soggetto a prospettive di crescita deboli, il rapporto debito/Pil potrebbe ulteriormente aumentare. Anche l’Fmi, a ottobre, ha corretto al ribasso la crescita italiana di quest’anno all'1,2% e all'1% nel 2019. Tutte previsioni ben lontane dall’1,5% fatte dal Governo italiano.

Banche strapiene di BTp: e noi rivediamo i nostri giudizi

Le banche italiane hanno un’enorme esposizione in BTp, una pericolosa zavorra quando aumenta lo spread, vedi p. 19. Il legame tra la crescita di quest’ultimo e il calo del CeT1 è diretto: più lo spread BTp-Bund sale e più il prezzo dei titoli di Stato in pancia alle banche scende, facendo scendere anche il valore del capitale delle banche. Dato che il CeT1 ratio è calcolato rapportando il capitale ordinario versato (Tier 1) con le attività della banca ponderate per il rischio, una diminuzione del capitale provoca una conseguente diminuzione del CeT1. Insomma, un potenziale disastro all’orizzonte: l’ipotesi che la Bce imponga alle banche italiane di rispettare paletti più elevati non è affatto peregrina. Abbiamo reagito a questo innalzando il minimo richiesto per un giudizio di solidità sufficiente – vedi box. Le conseguenze della revisione? Una pioggia di bocciature. 

I nuovi requisiti per ottenere la sufficienza

Questi i nuovi parametri di riferimento minimi: per ottenere la sufficienza il CeT1 ratio sarà l’8% e per il Total capital ratio. dovrà avere l’11,5%. In soldoni si tratta di un aumento dell’1% per ogni indicatore. Facciamo un esempio pratico, se prima del cambio il punteggio di 100 - indica che la banca rispetta esattamente i limiti da noi imposti – veniva attribuito a tutte quelle banche che rispettavano i limiti del 7% e del 10,5% - ora viene attribuito alle banche che rispettano esattamente i limiti l’8% e l’11,5%. Inoltre, prima una banca con un CeT1 del 14% e un Total capital ratio del 21% - che erano doppi rispetto ai minimi precedenti – aveva un punteggio di 200, oggi, per avere un punteggio di 200 deve avere un CeT1 del 16% e un Total capital ratio del 23%. Il Common Tier equity 1 ratio è un rapporto, espresso in percentuale, calcolato rapportando il capitale ordinario versato (Tier 1) con le attività ponderate per il rischio. Il Total capital ratio è il rapporto tra il patrimonio di vigilanza complessivo e il valore delle attività ponderate per il rischio. 

condividi questo articolo