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Banca Ifis crolla in Borsa: è sicura?

un mese fa - lunedì 3 giugno 2019
Ho disinvestito 200.000 euro da Rendimax perché il crollo del titolo mi ha preoccupato. Ho fatto bene?
Grafici mercati

Grafici mercati

Tonfo da record

Una premessa: il calo in Borsa delle azioni di una banca non è necessariamente sinonimo di una insufficiente sicurezza per chi, in quella banca, deposita i propri soldi in un conto corrente o deposito – e nel caso di Banca Ifis non vediamo motivi per scappare a gambe levate. Di certo, però, un crollo di questa portata è anche un segnale da non sottovalutare. Dopo una vera e propria galoppata in Borsa, durata per anni in maniera quasi ininterrotta, da inizio 2018 le azioni Banca Ifis (11,4 euro) hanno perso il 72%; dal prezzo massimo di ottobre 2017 il calo è addirittura del 77%. È una flessione spiegabile solo in piccola parte con l’andamento della Borsa: da inizio 2018, per esempio, Piazza Affari ha perso “solo” il 9,4% (e tenendo conto dei dividendi il calo si limita al 3,3%), e anche il settore bancario, pur più ballerino della Borsa, ha limitato i danni a un -32%. La concorrente più diretta di Banca Ifis, Dobank (10,88 euro) ha contenuto le perdite a -19,7%. Alla base dell’andamento dell’azione ci sono, quindi, anche altri motivi.

Cosa non è piaciuto al mercato

Primo, un clamoroso avvicendamento al vertice. A marzo l’amministratore delegato che ha guidato il gruppo per 24 anni ha lasciato il suo incarico perché l’azionista di maggioranza (La Scogliera, che ha il 50,1% di Banca Ifis e che, a propria volta, è controllata dalla famiglia fondatrice) non gli ha più rinnovato la propria fiducia. Uno dei motivi dell’avvicendamento sembra essere stato un progetto di fusione tra Banca Ifis e La Scogliera proposto dal vertice uscente, che avrebbe rafforzato il gruppo, ma avrebbe allo stesso tempo ridotto al 37% circa la quota in mano alla famiglia fondatrice; il mercato ha interpretato la bocciatura del progetto come la volontà di tutelare gli interessi della maggioranza, più che quelli di tutti gli altri azionisti – in questo contesto si inserisce anche l’ingresso in ruoli di primo piano del figlio del fondatore, te ne abbiamo parlato lo scorso aprile (vedi AF n° 1312). Non a caso, metà del calo del titolo è concentrato negli ultimi due mesi, dall’annuncio del cambio al vertice a oggi: da allora Banca Ifis ha segnato un -36,2%, più del triplo del calo delle banche (-11,4%) e con Piazza Affari che ha segnato un -3,3%). Secondo, il perdurare dell’incertezza anche dopo il cambio al vertice. Un nuovo piano industriale con la strategia per i prossimi anni sarà presentato solo in autunno. Nel frattempo, le prime dichiarazioni del nuovo vertice parlano di “crescita per linee interne” (non con acquisizioni), di “razionalizzazione delle attività” (spesso sinonimo di tagli), di “necessità di ricercare maggiori sinergie”. Parole fin troppo prudenti rispetto alla strategia “aggressiva” del gruppo negli ultimi anni. Terzo, conti non troppo brillanti. Dopo aver chiuso il 2018 con utili in calo del 18,8%, anche il 1° trimestre 2019 ha registrato un -21% rispetto allo stesso periodo del 2018, flessione in parte dovuta a elementi straordinari, ma anche il margine di intermediazione (il totale dei ricavi della banca) è in calo del 6,7%. Il management prevede utili in crescita per il 2019, ma non è obiettivo facile da raggiungere considerando anche il contesto di mercato.

Alle stelle e ritorno

ALLE STELLE E RITORNO

Dopo la forte ascesa dal 2014 al 2017, il titolo Banca Ifis (blu, base 100; dividendi compresi) ha conosciuto un tonfo solo in minima parte spiegabile dalle incertezze del settore bancario italiano (linea arancione). Il rapporto tra prezzo e patrimonio proprio (è uno dei principali indicatori di convenienza, più è basso più un’azione è interessante) è oggi di 0,42 per Banca Ifis. Un po’ meglio dello 0,51 della media delle banche italiane, ma non abbastanza per consigliartene l’acquisto.

Quarto, il mercato in cui opera. Banca Ifis opera nel settore dei crediti “marci” (vedi a lato), che negli ultimi anni è stato sotto i riflettori per le massicce vendite da parte di banche “tradizionali” a operatori specializzati come Banca Ifis. Questa ondata di vendite sembra essere rallentata: molte banche hanno già fatto pulizia o comunque sono a buon punto, e il primo trimestre di quest’anno è stato piuttosto fiacco in questo settore. Il 2018 si è concluso con cessioni di crediti per 66 miliardi di euro per le banche italiane, mentre le previsioni della stessa Banca Ifis per il 2019 parlano di un rallentamento a 50 miliardi. Non solo: nel 2018 solo il 2% di queste operazioni riguardava il “mercato secondario” (cioè operatori specializzati che, dopo aver acquistato il credito marcio dalle banche, lo rivendono a loro volta ad altri operatori). Nel 2019, la percentuale relativa al “mercato secondario” dovrebbe salire, secondo la stessa Banca Ifis, a quasi il 40% delle transazioni. Ci sarà, di conseguenza, una maggior concorrenza tra operatori specializzati per vendere i crediti acquistati in passato, e questo potrebbe impattare negativamente sui prezzi di vendita (ed è proprio dalla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto dei crediti che Banca Ifis guadagna). Per tutti questi motivi, nonostante il prezzo “da saldo” rispetto a qualche mese fa e dei coefficienti di convenienza leggermente migliori di quelli medi delle banche italiane, non vediamo motivi per suggerirvi di acquistare l’azione Banca Ifis. Ma tornando alla tua domanda, tutte queste incertezze mettono a rischio anche il conto Rendimax & affini?

Coefficienti di solidità più che sufficienti

A fine marzo 2019, l’indice CeT1 del gruppo Banca Ifis si è attestato al 13,53%, il Total capital ratio al 18,03%. Se si includono anche i conti di La Scogliera, gli indicatori scendono rispettivamente al 10,29% e al 14,02%, ma restano comunque ampiamente superiori sia alle soglie minime di sicurezza che abbiamo definito nella nostra strategia (vedi qui a lato), sia alle richieste che la Banca d’Italia ha espressamente stabilito per il gruppo (8,12% per il CeT1 e 12,5% per il Total capital ratio). Confermiamo, perciò, il nostro giudizio di affidabilità a 3 stelle per il gruppo e 4 stelle per la capogruppo, su una scala che va da 1 (le banche meno affidabili) a 5 (le più solide). Il fatto di non aver in programma massicce acquisizioni o altre operazioni straordinarie, come in passato, non ha fatto felici gli azionisti, ma dall’altro lato allontana il rischio che questi indicatori calino in maniera sostanziale nel giro di poco tempo, e questo per te che sei titolare di un conto deposito è un bene. C’è poi da considerare che i conti del gruppo, per quanto in rallentamento, si chiudono con un utile netto, e anche questo aiuta a mantenere gli indicatori di solidità su livelli soddisfacenti. Certo, l’attività del gruppo non è esente da rischi: non dimentichiamo che ha “in pancia” crediti marci per un valore originario di 16,6 miliardi e un valore di bilancio (in sostanza il prezzo di acquisto) di 1,1 miliardi. Il management esclude l’eventualità di doverli svalutare, ma in un contesto come quello di cui ti abbiamo parlato non possiamo escludere del tutto questo rischio. Ma a fronte di questa incognita c’è comunque un patrimonio proprio del gruppo di quasi 1,5 miliardi, riteniamo perciò che (almeno per ora) chi ha un conto Rendimax o un altro conto di Banca Ifis possa stare relativamente tranquillo.

Hai fatto comunque bene… e se ci segui fai anche meglio!

Ciò detto, hai fatto comunque bene a chiudere il conto, ma non per motivi di sicurezza, ma per motivi economici. Supponiamo che le condizioni di cui godevi fossero le stesse che i nuovi clienti trovano oggi (può darsi che tu avessi condizioni diverse, ma non lo sappiamo); con altri conti deposito puoi trovare di meglio. Supponiamo che tu voglia parcheggiare i tuoi 200.000 euro per un anno: con la migliore scelta che trovi oggi sul sito (il ContoinCreval di Credito Valtellinese, banca a cui diamo un giudizio di affidabilità di tre stelle; il conto si può aprire online, ai nuovi clienti dà il 2% di interesse lordo, il bollo è a tuo carico) tra un anno ti porti a casa 202.560 euro. Con Banca Ifis, nella migliore delle ipotesi (Rendimax vincolato interessi posticipato oppure Rendimax Like, entrambi con tasso dell’1% lordo e bollo a tuo carico) ti porti a casa 201.080 euro, cioè 1.480 euro in meno di quanto ti puoi portare a casa con un conto deposito in Banca Ifis. Già con questa mossa, sfruttando al meglio il nostro sito, ti puoi ripagare 5 anni di abbonamento ad Altroconsumo Finanza

Ma banca ifis che fa?

Banca ifis non è una banca che opera “a 360 gradi”, ma solo in alcuni settori. Dal lato della raccolta, la principale fonte di finanziamento sei proprio tu, quando metti i tuoi soldi in rendimax o contomax: 7 euro ogni 10 di raccolta vengono, infatti, dalla clientela. Questi capitali banca ifis li impiega in diversi modi, ma soprattutto in due canali: il factoring (un’azienda che ha bisogno di liquidità cede a ifis i propri crediti alla clientela, ricevendo una somma più bassa del valore nominale del credito ma subito disponibile) e i non performing loans, cioè i “crediti marci”. Il meccanismo in questo settore è simile a quello del factoring: le banche che non riescono a recuperare dei crediti se ne liberano cedendoli a banca ifis a prezzo scontato. Ifis guadagna incassando una somma superiore a quanto ha pagato o direttamente dal debitore, o da un altro soggetto specializzato a cui a sua volta cede il credito.

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