Analisi
Plusvalenze sulle azioni estere, istruzioni per l’uso 6 mesi fa - venerdì 12 gennaio 2018
Ho fatto alcune speculazioni consigliate da voi, comprando azioni estere. Alcune mi hanno dato delle soddisfazioni, su Bat sono in perdita. A fini fiscali devo fare qualcosa?
Fisco dei dividendi di azioni estere

Fisco dei dividendi di azioni estere

Plusvalenze e minusvalenze, ci pensa la banca

Dalla tua mail ci sembra di intuire che tu abbia ancora in portafoglio le azioni di cui ci hai parlato. Se è così, non devi fare nulla, indipendentemente dal regime fiscale scelto, poiché le tue plusvalenze e le minusvalenze sono per il momento solo potenziali, e non effettivamente realizzate. Sono queste ultime, infatti, a interessare al Fisco.  

Anche nel caso in cui, invece, tu abbia già venduto le azioni, con grande probabilità non devi fare nulla, perché penserà a tutto la tua banca - se si tratta di una banca italiana, se lo hai fatto con una banca estera invece dovrai dichiarare al Fisco la consistenza del tuo investimento. Se hai scelto il regime amministrato, come la maggior parte dei piccoli risparmiatori, e ti sei affidato a un intermediario italiano per la compravendita, sarà infatti quest’ultimo a interessarsi di tutte le operazioni necessarie, per esempio del calcolo del capital gain, della conseguente dichiarazione e del pagamento delle tasse. Con questo regime fiscale a te arriva in tasca l’importo già al netto di tutto quello che devi al Fisco. Non ti resta, quindi, che valutare come reinvestirlo.

Solo nel caso in cui tu abbia scelto il regime della dichiarazione, molto meno comodo per te, dovrai interessarti anche dell’aspetto fiscale dell’investimento. Dovrai inserire nel quadro RT del prossimo modello Unico i tuoi guadagni e le perdite. Se hai scelto questo regime, infatti, hai ricevuto l’importo al lordo dalle tasse. A tuo carico saranno quindi i calcoli relativi a quanto versare al Fisco, oltre che il rischio di sbagliarli, e il rispetto delle collegate scadenze fiscali. Fai attenzione: anche se al Fisco sei solito presentare il modello 730, in questo caso sei lo stesso obbligato a integrare la dichiarazione con il quadro dell’Unico.

 

E i dividendi? Tosati due volte…

Passiamo ora ai dividendi staccati dalle tue azioni. Questi ultimi arriveranno nelle tue tasche già tosati dal Fisco, e, in questo caso specifico, in quanto dividendi di titoli esteri, per ben due volte. Prima il Fisco estero si prenderà la sua parte, e, poi, anche quello italiano metterà le mani sul 26% del cosiddetto “netto frontiera”, che è l’importo del dividendo a cui è stato tolto l’importo della tassazione estera, vedi sotto.

Esiste anche la possibilità di riavere dal Fisco estero una quota delle tasse eventualmente versate, quella che eccede il 15%, per effetto delle convenzioni sulle doppie imposizioni fiscali. Questa procedura è però lunga e costosa: devi chiedere una serie di documenti (per esempio la certificazione di residenza, l’elenco dettagliato dei dividendi percepiti…), compilare diversi moduli, andare all’Agenzia delle entrate italiana per farteli vidimare, trasmetterli all’Agenzia delle entrate estera, sostenere dei costi legati alle procedure… Ne vale la pena soltanto se l’importo che dovrebbe tornarti indietro è consistente.

Doppia tassazione nella pratica

Il Fisco tassa il “capital gain”, cioè il guadagno derivante dalla differenza di prezzo tra acquisto e vendita del titolo. Nel caso di azioni estere prima interviene il Fisco del Paese straniero, e poi quello italiano. Facciamo un esempio: hai diritto a un dividendo lordo pari a 100 da un investimento in un titolo Usa. Su questo importo il Fisco a stelle e strisce preleverà il 15% di 100 = 85. Questo importo, il cosiddetto netto frontiera, verrà tassato a propria volta dal Fisco italiano, che preleverà il 26%. L’importo netto del dividendo che riceverai sarà pari 62,9 (il 74% di 85).

 

Quanto si mangia il Fisco estero? In Altroconsumo finanza n° 1224 abbiamo riportato una tabella in cui indichiamo le principali aliquote. Per esempio, gli Usa chiedono il 15%, ma le percentuali possono più che raddoppiare: la Svizzera applica il 35%.

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