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Tutto (o quasi) sulle tasse di successione e su come evitarle

2 mesi fa - lunedì 18 marzo 2019
L’Italia è uno dei Paesi che tassa meno le eredità (c’è, però, di meglio). Se il governo resta a secco di quattrini, dopo le europee, potrebbe prendere esempio dai Paesi europei più esosi e inasprire le imposte di successione. Che fare?
tasse di successione

tasse di successione

Come un polpettone mal digerito ogni tanto le tasse di successione si ripresentano sullo stomaco degli italiani. A parole, tra i partiti, quasi nessuno le vuole. Nel centrodestra Berlusconi ha fatto l’ultima campagna elettorale proponendo di abolirle. A suo favore c’è da dire che le aveva già abolite nel 2001, contro di lui c’è da dire che quando è tornato al Governo dopo la loro reintroduzione nel 2006, non le ha toccate. Dei Cinquestelle la vulgata dice che siano favorevoli. Ma ci sono dichiarazioni di Di Maio che nel 2017 le definisce “immorali”. Certo si era a pochi mesi dalle elezioni. Quale sia il vero sentimento a sinistra è anche qui difficile da decifrare. Sì, è stato Prodi a reintrodurle nel 2006, ma lo ha fatto, come vedremo, in una misura più moderata che altrove in Europa. E il Centrosinistra le aveva già abbassate nel 2000 e, non da ultimo, sembrava fare affidamento sui loro livelli più bassi che altrove per incentivare i ricchi stranieri a trasferirsi da noi unitamente alla tassazione forfettaria agevolata approvata a inizio 2018.

Insomma, apparentemente la reticenza ad alzarle è generalizzata. È, però anche vero, che le nostre tasse di successione sono tra le più basse d’Europa e questo ci rende una volta tanto concorrenziali rispetto ai nostri partner. In caso di buchi di bilancio il loro gettito (peraltro storicamente modesto) potrebbe essere utilizzato da un qualunque governo tecnico per “punire i ricchi” e ottenere clemenza dai partner europei.

La situazione in Italia

Ma di che stiamo parlando esattamente? In Italia la tassa di successione ordinaria è pari all’8% del patrimonio. Ma scende al 6% tra fratelli, parenti fino al quarto grado (un cugino) e affini fino al terzo grado (lo zio della moglie), e addirittura al 4% nel caso di eredi diretti (figli, coniuge, compagno unito civilmente). Nel caso dei fratelli c’è poi una franchigia (sotto tale importo non si pagano le tasse) di 100.000 euro, franchigia che sale a 1 milione di euro nel caso di coniuge e parenti in linea retta. In soldoni, buona parte delle eredità che ci si lascia in Italia sono esenti. Nota dolente, gli immobili che pagano sempre qualche tassa (trascrizione e catastale) fino a un massimo del 3%. Se si tratta di prima casa si scende a 200 euro sia per l’imposta di trascrizione sia per quella catastale. Sono esenti da imposizione i titoli di Stato italiani e tutti quelli equiparati. 

Nella scorsa legislatura è stata presentata una proposta di legge per abbassare la franchigia di coniuge e figli a 500.000 euro e alzare l’aliquota al 7% (sopra i milioni di patrimonio si sale, però, al 21%). Portare l’aliquota per i fratelli all’8% e quella per gli altri parenti al 10%, mentre l’aliquota dedicata a tutti gli altri sarebbe dovuta salire al 15%, sempre, ovviamente nel caso di patrimoni sotto i 5 milioni di euro, se no anche qui si triplicano le aliquote). 

In caso di successione occorre presentare dichiarazione entro 12 mesi dall’apertura della successione che coincide, di solito, col decesso. Non esiste l’obbligo se l’eredità non contiene immobili, il patrimonio è inferiore a 100.000 euro e finisce al coniuge o ai parenti in linea retta. La base imponibile è il valore complessivo netto dei beni. Attenzione, netto, per cui si sottraggono i debiti. Il valore degli immobili è calcolato moltiplicando le rendite catastali rivalutate del 5% per i relativi coefficienti (per esempio 110 per la prima casa, e poi a salire).

Ai beni immobili si applicano l’imposta ipotecaria e quella catastale, rispettivamente del 2% e dell’1% sul valore catastale degli immobili. Nel caso in cui almeno uno degli eredi possa chiedere i benefici dell’acquisto della prima casa tali imposte sono dovute in misura fissa pari a 200 euro ciascuna. Le franchigie non operano ai fini delle imposte ipotecarie.

LE IMPOSTE DI SUCCESSIONE IN ITALIA
Erede Aliquota Non si paga fino a…
Coniuge, parenti in linea retta (genitori, nonni, figli, figli di figli…) 4% 1.000.000 euro
Fratelli e sorelle 6% 100.000 euro
Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al 3° grado. 6% Nessuna franchigia
Altri soggetti 8% Nessuna franchigia
Nb: nel caso in cui il beneficiario sia portatore di handicap grave ai sensi della legge 5/2/92 n° 104 si applica una franchigia fino a 1.500.000 euro. Le relazioni di parentela: 1° grado col genitore e col figlio; 2° grado con nonno, nipote, fratello e sorella; 3° grado con bisnonno, pronipote, zio; 4° grado con 1° cugino, prozio, etc…

La situazione all’estero: dove stanno meglio

All’estero la tassazione ereditaria in alcuni Paesi non c’è. Per esempio, non c’è in Australia, Austria, Canada, Cina, Cipro, Gibilterra, India, Indonesia, Nuova Zelanda, Norvegia, Russia, Svezia e Ucraina.

La situazione all’estero: alcuni postidove stanno peggio

In Belgio, Paese federale, la tassazione dipende dalle zone ed è abbastanza complessa. Diciamo che a Bruxelles con un coniuge o dei figli fino a 50.000 euro si paga solo il 3%, ma l’aliquota per le somme oltre i 500.000 euro è di ben il 30%. Se poi l’erede non ha alcuna parentela… si va dal 40% per somme sotto i 50.000 euro a ben l’80% per somme che eccedono i 175.000 euro. Sì hai capito bene… se vivi a Bruxelles e lasci al tuo vicino di casa 275.000 euro dei 100.000 euro che eccedono quota 175.000 all’erede ne arrivano solo 20.000! In Corea del Sud le aliquote vanno dal 10% al 50%. In Danimarca il coniuge la fa franca. I parenti più vicini la fanno franca fino a 289.000 corone (circa 39.000 euro), poi pagano il 15%; gli altri eredi pagano il 36,25%. In Francia coniuge e figli pagano il 5% per somme fino a 8.072 euro. Poi l’aliquota sale a scaglioni, fino al 45% oltre quota 1.805.678 euro. In Germania un coniuge o un figlio pagano il 7% fino a 75.000 euro, le aliquote salgono piano piano fino a toccare il 19% tra i 600.000 euro e i 6 milioni di euro, fino a un massimo del 30% per somme eccedenti i 26 milioni di euro (se non sei parente, giusto per un confronto, l’aliquota sale al 50%). In Giappone il calcolo della base imponibile è complicato, ti basta sapere che l’aliquota più bassa è del 10%, quella più alta che si paga oltre i 600 milioni di yen (circa 4.750.000 euro) arriva al 55%. In Olanda abbiamo una franchigia di 123.248 euro sopra cui coniuge e figli pagano tra il 10% e il 20% e gli estranei possono arrivare a pagare il 40%. In Spagna l’aliquota va dal 7,65% fino al 34% per le somme che eccedono i 797.555,08 euro.

E tu, come puoi farla franca?

Inizia a pregare che mantengano le regole attuali. Poi puoi sempre fare due cose. La prima, nel caso di parenti molto stretti, è fare una donazione subito ora che sei in vita, così sfrutti le franchigie finché sono così alte. Certo devi pagarci il notaio, che per una donazione chiede comunque un bel po’ di soldi (1.500 euro van via come nulla), ma che per lo meno, anche nel caso di donazione tra parenti, ti permette di avere una pezza giustificativa di fronte all’erario. La seconda cosa è comprare titoli che siano esentasse. Quindi: titoli di Stato italiani o titoli di Stato dell’Unione europea o titoli di Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo (quindi si aggiunge alla lista europea Islanda, Norvegia e Liechtenstein). Vale anche per la parte di fondi comuni investiti in titoli di Stato di questi Paesi. Attenzione: le donazioni fatte in vita ad un erede sono rilevanti per definire la franchigia della successione. 

Vuoi saperne di più su come sono tassate le eredità all’estero? Se sai l’inglese ti puoi leggere Il 2018 Worldwide Estate and Inheritance Tax Guide di EY che ci ha aiutato a raccogliere gli esempi che trovi qui a fianco.

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