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Addio all'euro dopo il 2015? 12 anni fa - venerdì 21 aprile 2006
Questo interrogativo ha serpeggiato per tutta la scorsa settimana; tuttavia ci sembra fantaeconomia.

Questo interrogativo ha serpeggiato per tutta la scorsa settimana; tuttavia ci sembra fantaeconomia. Nella sezione Ultime analisi vi diciamo perché per noi l'Italia resterà nella moneta unica. Qui ci limitiamo a notare che nel 1996, quando ci sforzavamo di entrare nell'euro il nostro debito era il 123,6% della ricchezza prodotta ogni anno dal nostro Paese, mentre le spese per interessi pesavano per l'11,5%. Adesso il debito è il 106,4% e la spesa per interessi è al 4,5%. Certo l'economia italiana è oggi un po' affaticata (vedi grafico), ma non abbastanza da giustificare un simile allarmismo. Voi poi avete una ragione in più per stare tranquilli: se avete seguito le nostre strategie di investimento avete in mano soprattutto eurobbligazioni di società straniere (pescate tra i circa 300 titoli della nostra selezione) e pochi titoli di Stato italiani. Più in generale non correte rischi se avete titoli di Stato della durata da noi suggerita (4-7 anni, quindi ben prima del 2015). Ma anche chi di voi possedesse per caso vecchi BTp trentennali con maxicedola (tipo il BTp 9% 2023) li mantenga: simili cedoloni valgon bene qualche brivido nella schiena. Infine veniamo a chi ha investito in Borsa. Le azioni di per sé sono titoli rischiosi, ma la fantaprospettiva di uscire dall'euro tra 10 anni non affonderà Piazza Affari: i mercati hanno cuore e gambe di lepre, ma si preoccupano molto del presente e poco di ciò che accadrà tra due lustri.

LA QUOTA DI MERCATO DELL'ITALIA...

...sul commercio mondiale si è ridotta, e ciò è sintomo della nostra perdita di competitività. Tuttavia non occorre saltare a conclusioni sull'uscita dall'euro.

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