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Catalogna amara, ma con gusto... 12 anni fa - lunedì 8 maggio 2006
La fusione tra Autostrade e Abertis non ha suscitato entusiasmi nel Bel Paese, perché solleva ansie sul futuro delle nostre infrastrutture. Tuttavia chi è azionista di Autostrade può sentire il cuore leggero, perché qualcosina, lui, ci guadagna.

La fusione tra Autostrade e Abertis non ha suscitato entusiasmi nel Bel Paese, perché solleva ansie sul futuro delle nostre infrastrutture. Tuttavia chi è azionista di Autostrade può sentire il cuore leggero, perché qualcosina, lui, ci guadagna. Innanzitutto è vero che l'operazione è nata per ingrassare l'azionista Schemaventotto (galassia Benetton... famiglia, non società di abbigliamento, però) senza salassi di fronte al fisco (per questo tipo di partecipazioni i dividendi sono esentasse per il 60%); tuttavia grosse briciole del banchetto di Schemaventotto finiscono anche nelle tasche dei piccoli azionisti di minoranza che incassano anch'essi grassi dividendi. In secondo luogo Autostrade prima della fusione è una società cara, ma dai nostri calcoli la nuova Abertis/Autostrade sarà correttamente valutata. Quindi l'azionista che oggi ha in mano una società destinata a perder terreno rispetto al mercato, domani se ne troverà una che per lo meno andrà in linea col mercato (tale è in soldoni la prospettiva di una società correttamente valutata). Resta solo da vigilare che l'emigrazione della sede a Barcellona non escluda gli azionisti di minoranza da talune operazioni come talora accade con le società estere (si pensi agli aumenti di capitale delle banche francesi da cui siamo spesso esclusi).

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