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Parmacrack: va tutto a rotoli! 11 anni fa - giovedì 19 aprile 2007
Giovedi' 19 aprile siamo andati a seguire per voi, come di consueto, il processo e ne abbiamo viste delle belle: tutti, accusa inclusa, sono decisi a voltar pagina, chiudendo il brutto Parmacapitolo della storia della finanza italiana con un patteggiamento che probabilmente salvera' dal carcere quasi tutti gli imputati.

Giovedì 19 aprile siamo andati a seguire per voi, come di consueto, il processo e ne abbiamo viste delle belle: tutti, accusa inclusa, sono decisi a voltar pagina, chiudendo il brutto Parmacapitolo della storia della finanza italiana con un patteggiamento che probabilmente salverà dal carcere quasi tutti gli imputati. Ma vediamo nel dettaglio che è successo. Questa mattina l'accusa ha portato al processo Parmalat due nuove aggravanti da contestare agli imputati. Segno di maggior durezza? No, è stato un éscamotage tecnico per riaprire i termini della procedura e permettere così agli avvocati della difesa di chiedere un patteggiamento per cui altrimenti i tempi erano scaduti. Il patteggiamento è quel procedimento in cui accusa e difesa si mettono intorno a un tavolo per stabilire di comune accordo una pena che non sia né troppo dura (questo lo scopo della difesa) né troppo lieve (questo lo scopo dell'accusa), ma in cui soprattutto si mettono intorno a un tavolo per risparmiare perdite tempo. Visto che il recente provvedimento dell'indulto offre generosi sconti alle pene con ogni probabilità il risultato di questa amena chiacchierata tra accusa e difesa sarà che nessuno andrà in carcere! Perché l'accusa accetterebbe un simile compromesso? Semplice: oramai del Parmaprocesso importa poco o niente a nessuno, dopo quattro anni è inutile perderci dietro tempo, tanto più che, per il già citato indulto, le pene saranno comunque in gran parte condonate: tanta fatica per comminarle rischia di essere sprecata e le montagne di carta bollata rischiano di finire comunque divorate dal topolino che hanno partorito. Le conseguenze di quanto sta accadendo sono di due tipi. La prima riguarda chi ha purtroppo avuto la malaugurata idea di seguire chi suggeriva la costituzione di parte civile. Nulla di fatto dovrà ripartire da capo. La seconda riguarda tutti i malandrini che in futuro decideranno di truccare i conti delle società in cui lavorano: sono avvisati fin da ora che dopo averla fatta franca per anni godendosi gite su panfili e velieri, se anche dovesse arrivare la resa dei conti, possono tenere duro. Prima si solleva un gran polverone. Poi la polvere viene spazzata via dal vento e tutto torna quasi come prima. Niente punizioni al di là di un po' di carcerazione preventiva. A questo punto non resta che chiedere al giudice che si sta occupando di questa vicenda di non accettare i patteggiamenti, a meno che gli imputati non riconoscano un risarcimento congruo a chi si è costituito parte civile e non quel misero 1,4% del valore nominale delle obbligazioni che sarebbe stato offerto da Deloitte e Dianthus nell'ambito di questo stesso processo. Tutti voi che, anziché imboccare il binario morto della costituzione di parte civile, avete scelto di seguire i nostri consigli e avete scelto di partecipare alle nostre iniziative giudiziarie potete dormire sonni tranquilli. La causa che stiamo facendo per voi procede sul binario giusto.

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