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Darwin? No, grazie!

11 anni fa - lunedì 25 giugno 2007
Tempo fa il Nasdaq aveva deciso di tentare la scalata alla Borsa di Londra. L'operazione non era andata in porto e ora la legge inglese gli impone un anno di attesa prima di poterci riprovare. Che una società ne mangi un'altra è abbastanza normale nel sistema anglosassone dove il sistema funziona secondo un modello preda-predatore che fa sopravvivere solo il più adatto.

Tempo fa il Nasdaq aveva deciso di tentare la scalata alla Borsa di Londra. L'operazione non era andata in porto e ora la legge inglese gli impone un anno di attesa prima di poterci riprovare. Che una società ne mangi un'altra è abbastanza normale nel sistema anglosassone dove il sistema funziona secondo un modello preda-predatore che fa sopravvivere solo il più adatto. Tuttavia alla Borsa di Londra la lezione di Darwin non deve essere piaciuta più di tanto e, quindi, han pensato di diventare un boccone più difficile da digerire ingrassando un po'. Come? Convolando a nozze e diventando una cosa sola (e quindi più grande) con la Borsa italiana. Le banche italiane (proprietarie di Piazza Affari), furbette, han fiutato il bisogno di Londa e nonostante non sia proprio un matrimonio tra gente di pari ceto (quella inglese è la seconda Piazza mondiale, quella di casa nostra una media caratura) hanno saputo vendere bene Piazza Affari (peraltro corteggiata anche da Nyse/Euronext) spuntando addirittura 5 seggiole in consiglio di amministrazione contro le 7 inglesi. E per i risparmiatori, come andrà? La nuova Borsa incarnerà le qualità degli inglesi e le virtù degli italiani, oppure metterà insieme i vizi degli italiani e i difetti degli inglesi? Ovviamente speriamo che la risposta giusta sia quella a base di qualità e virtù, ma la fusione è ancora in fase embrionale ed è ancora presto... anche per illudersi.

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