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Turbocanguri ingolfati? No! 10 anni fa - lunedì 10 settembre 2007
Secondo trimestre in netta crescita (+4,3%) per l'Australia: così ha detto la scorsa settimana l'istituto statistico di Canberra, smentendo nei fatti il dollaro australiano che tra luglio e agosto ha sofferto non poco, in linea con altre valute legate a tassi elevati (dollaro neozelandese, rand sudafricano...).

Secondo trimestre in netta crescita (+4,3%) per l'Australia: così ha detto la scorsa settimana l'istituto statistico di Canberra, smentendo nei fatti il dollaro australiano che tra luglio e agosto ha sofferto non poco, in linea con altre valute legate a tassi elevati (dollaro neozelandese, rand sudafricano...). I risparmiatori, spaventati dalla crisi dei subprime Usa, infatti, anziché cercare rendimenti elevati in Australia, han preferito spostarsi su investimenti a loro sentire più sicuri tranquilli in altri Paesi. Con ciò non bisogna, però pensare che l'Australia sia a rischio subprime, ma che i mercati han preso coscienza di un altro tipo di pericolo, la volatilità del cambio del dollaro australiano, e abbiano preferito ridurre la loro esposizione in questa valuta facendola scivolare di quasi il 10%. Oggi i danni si sono ridotti e motivi per puntare sull'Australia non mancano. La Borsa di Sidney resta una delle più convenienti e i tassi australiani, quindi i rendimenti delle obbligazioni, restano assai più alti che qui da noi. Infine la valuta è addirittura lievemente sottovalutata rispetto all'euro. Ovviamente nel ribadire il nostro interesse per questi titoli dobbiamo comunque ribadire che la volatilità del dollaro australiano è più elevata di quella di monete come la sterlina inglese o la corona svedese, per cui gli investimenti in titoli australiani restano, almeno nel breve termine, suscettibili di scossoni.

AGOSTO È STATO DIFFICILE

Il dollaro australiano (nero, a sinistra) ha perso, ma la Borsa di Sidney (sottile, a destra), ha fatto meglio e le perdite per gli investitori italiani, sono dovute solo alla valuta.

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