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Alitalia: piano in dirittura d'arrivo? 10 anni fa - giovedì 28 agosto 2008
È nata Compagnia aerea italiana che, con un miliardo di euro di investimenti, salverà quel che resta di Alitalia. Ciò che ha ancora valore in Alitalia come gli aeromobili meno vetusti, i diritti di volo, il marchio e parte delle professionalità, saranno ceduti a Compagnia aerea italiana che lo fonderà con aeromobili, diritti di volo e via dicendo provenienti da AirOne.

È nata Compagnia aerea italiana che, con un miliardo di euro di investimenti, salverà quel che resta di Alitalia. Ciò che ha ancora valore in Alitalia come gli aeromobili meno vetusti, i diritti di volo, il marchio e parte delle professionalità, saranno ceduti a Compagnia aerea italiana che lo fonderà con aeromobili, diritti di volo e via dicendo provenienti da AirOne. La nuova aviolinea così costituita se supererà l'esame dell'Antitrust (la somma di AirOne e di Alitalia domina molte rotte italiane) dovrebbe essere così pronta alle nozze con un partner europeo (Air France? Lufthansa?). In pratica dovrebbe nascere una nuova compagnia con inizialmente meno aerei rispetto alla somma delle attuali Alitalia e AirOne, nessun aeroporto hub (cioè quei grandi aeroporti su cui le grandi aviolinee concentrano tutto il loro traffico), ma una serie di voli dislocati su diversi scali italiani (si parla di Torino, Milano, Venezia, Roma, Napoli e Catania). La compagnia dovrebbe servire direttamente pochissime tratte intercontinentali  e solo verso Sud e Nord America (in dubbio la Cina). Le altre tratte saranno servite solo grazie ad accordi con altre compagnie. Il costo del lavoro dovrebbe essere abbassato grazie a uno slittamento delle condizioni contrattuali dei dipendenti Alitalia verso quelle meno onerose dei dipendenti AirOne, oltre che con un certo numero di esuberi alla cui gestione dovrebbe contribuire il governo che si occuperà anche di "ammorbidire" l'Antitrust (abbiamo visto prima che è un passaggio fondamentale), oltre che di rendere il quadro normativo della legge Marzano (quella che ha gestito il Parmacrack) adatto alla particolare situazione di Alitalia. Infatti tutto ciò che rimane in Alitalia (debiti inclusi) andrà in liquidazione con perdite consistenti per gli attuali azionisti (Stato italiano incluso) per i quali il progetto Fenice sarà più oneroso della fallita vendita ad Air France . Ma che l'esigenza dello Stato azionista fosse di salvare dal fallimento marchio, diritti di volo e parte dei dipendenti, più che gli interessi degli azionisti (il governo ha però messo mano a un provvedimento che dovrebbe tenere conto anche delle loro esigenze) era scontato e il nostro consiglio è, infatti, sempre stato vendere. Secondo alcune indiscrezioni, ma il consiglio di amministrazione lo stabilirà domani il 1° semestre si è chiuso con perdite per 0,29 euro per azione. Alziamo le previsioni di perdite 2008 a 0,45 euro per azione. Per il 2009 allo stato attuale è impossibile fare delle stime perché se la società verrà effettivamente messa in liquidazione (anche questo si saprà venerdì 29), nel 2009 non dovrebbe più esistere come tale. A titolo di curiosità che non riguarda gli attuali azionisti (a meno di un provvedimento ad hoc che li salvaguardi) il piano proposto dovrebbe prevedere perdite per la nuova società nel 2009 e 2010, pareggio e risanamento dal 2011 in poi.

All'ultimo prezzo conosciuto al momento dell'analisi (28/8/08, il titolo è sospeso dalle quotazioni da giugno) 0,45 euro il titolo è molto caro, vendere.

Come è assicurata la difesa dei piccoli risparmiatori? Il governo ha previsto l'utilizzo di soldi provenienti dal fondo realizzato con i cosiddetti conti dormienti il cui scopo era, tra l'altro, indennizzare i risparmiatori coinvolti in crack finanziari. La modalità di utilizzo e che cosa si intende per piccoli risparmiatori è tuttavia ancora da definire. Secondo alcune stime questo fondo ammonterebbe a 13 miliardi di euro.  

Quale piano è meglio tra quello attuale e la fusione con Air France poi saltata? La risposta in molti casi dipende dai punti di vista (molti dei quali di natura squisitamente politica). Dal punto di vista dei risparmiatori la soluzione Air France aveva il vantaggio di essere "semplice" perché l'azionista Alitalia sarebbe diventato azionista Air France anche se ricevendo azioni del vettore transalpino per un valore assai esiguo. Con l'attuale soluzione dei conti dormienti tutto si fa più complicato perché occorre attendere i decreti attuativi. Se sarà meglio o peggio sul fronte dei denaro che arriverà effettivamente nelle tasche dei risparmiatori lo si potrà dire solo al momento dell'effettivo rimborso. In particolare ci chiediamo se il governo si preoccuperà di dare la possibilità a chi ha titoli Alitalia di compensare le sue plusvalenze azionarie con le minusvalenze maturate sulla compagnia di bandiera È presto per dirlo, speriamo di sì. Per chi vede la compagnia di bandiera come un motivo di orgoglio, che Alitalia resti italiana il piano fenice è sicuramente meglio della vendita ad Air France. In particolare si mantiene in Italia tutto ciò che concerne le decisioni strategiche della compagnia, senza il rischio di divenire periferia di Parigi. Tuttavia tra cinque anni la compagnia risanata potrebbe anche essere venduta, magari proprio ad Air France, per cui una risposta di lungo periodo dipende solo dal successo della gestione in questi anni. Dal punto di vista di Malpensa e Fiumicino il piano Fenice presenta una diminuzione del ruolo di Fiumicino e un rilancio solo parziale di Malpensa che non diventerà comunque un hub. Tuttavia il modello "no hub" previsto per la compgnia potrebbe portare a una valorizzazione di altri aeroporti (Napoli, Catania, Torino, Venezia) e servire meglio aree densamente popolate dell'Italia che prima dovevano passare per una delle due "capitali". Certo è che la cura dimagrante è paragonabile a quella di Air France, almeno nel breve periodo, ma questo è un vincolo inevitabile. Per quanto riguarda l'occupazione non è ancora possibile dare un dato definitivo, in quanto deve ancora partire il confronto coi sindacati. Le cifre di cui si sente parlare oggi (7.000 occupati in meno) sono in linea con gli esuberi del piano di Air France di alcuni mesi fa, anche se le differenti modalità di calcolo degli stessi tendono a far sembrare i due piani più diversi di quel che sono. In realtà dal punto di vista di dipendenti, rotte e numero di aeromobili occorre tener conto che le opzioni possibili per salvare una compagnia aerea decotta non sono infinite e si differenziano solo per sfumature.  

Perché si parla di scoglio Antitrust? Alitalia oggi pesa per il 30% del mercato italiano, AirOne per il 26%, insieme faranno il 56%. La posizione finale sarà dominante sul mercato. Ma è anche il punto di forza che potrebbe aiutare la nuova Alitalia a decollare. L'antitrust potrebbe storcere il naso, tuttavia il governo ha approntato modifiche normative che dovrebbero risolvere questo scoglio. In casi come questi c'è comunque il rischio che i consumatori restino svantaggiati da una minor scelta di voli a disposizione. Tuttavia l'espansione degli altri vettori sugli scali minori e il completamento dell'alta velocità Milano-Roma potrebbero almeno in parte compensare questi limiti.  

Chi pagherà i conti Alitalia? In parte, come abbiamo visto, i consumatori che vedranno ristretta la concorrenza interna (concorrenza peraltro già oggi in discussione discutere, visto che i prezzi dei voli sulla tratta Linate-Fiumicino non sono propriamente concorrenziali già oggi che Alitalia e AirOne sono separate). In parte contribuirà a pagare i conti Alitalia il fondo di garanzia tratto dai fondi dormienti: comunque la si veda sono, però, soldi del contribuente. In parte pagheranno i conti Alitalia i dipendenti stessi che andranno incontro a condizioni contrattuali meno favorevoli (tuttavia in questo caso l'alternativa del fallimento sarebbe stata anche peggiore). In parte, infine, usciranno soldi direttamente dalle casse dello Stato che devono comunque dare carburante agli ammortizzatori sociali.  

 E ora una domanda a voi: avete azioni e/o obbligazioni Alitalia? In tal caso scriveteci per ogni domanda a alitalia@altroconsumo.it.  

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