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La solista

10 anni fa - giovedì 4 settembre 2008
L’Argentina, ancora una volta, fa la solista. Abituata ormai da tempo a fare di testa sua, soprattutto quando si tratta di mettere mano al portafoglio per ripagare i debiti, anche questa volta ha deciso “unilateralmente”.
L’Argentina, ancora una volta, fa la solista. Abituata ormai da tempo a fare di testa sua, soprattutto quando si tratta di mettere mano al portafoglio per ripagare i debiti, anche questa volta ha deciso “unilateralmente”. Negli scorsi giorni ha infatti annunciato l’intenzione di ripagare 6,7 miliardi di dollari di debiti al cosiddetto Club di Parigi (organismo che riunisce un gruppo di Governi creditori tra cui Usa, Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone e Italia, e che ha lo scopo di trovare soluzioni a situazioni di difficoltà e di insolvenza da parte di Paesi fortemente indebitati). Bene, verrebbe da dire. In fondo, un debitore che ripaga i suoi debiti è sempre una buona notizia. Tanto più che l’Argentina ripaga in contanti, grazie alle riserve valutarie rimpinguate dalle esportazioni delle sempre più care materie prime. E invece no, non è affatto una buona notizia. Prima di tutto perché non segna un punto di svolta nell’atteggiamento argentino: nessun “pentimento” insomma, la decisione di ripagare il debito è semplicemente legata al fatto che, a furia di trattare a pesci in faccia i creditori, ormai nessuno è più disposto a concedere nuovi prestiti al Paese sudamericano (ve ne abbiamo già parlato anche noi a fine luglio). Occorreva quindi un atto “di buona volontà” per far riaprire i cordoni delle borse dei finanziatori. Inoltre, cosa ancora più importante, la decisione dell’Argentina non ci piace perché ancora una volta discrimina gli investitori rimasti coinvolti nel crack del 2001: investitori che prima si sono visti offrire un cambio “capestro” nel 2005, e poi, dopo averlo rifiutato, hanno cominciato a veder salpare verso altri lidi i fondi che potrebbero invece essere utilizzati per ripagarli. Prima i 10 miliardi di dollari restituiti al Fondo Monetario Internazionale nel 2006, ora i 6,7 miliardi al Club di Parigi. E gli obbligazionisti? A bocca asciutta anche stavolta! Infine, non ci piace nemmeno la posizione verso cui si sta orientando lo stesso Club di Parigi. Da un organismo nato proprio per garantire la parità di trattamento tra tutti i creditori ci si aspetterebbe un rifiuto di una proposta “indecente” come questa, che discrimina proprio i più deboli, cioè i piccoli risparmiatori. Macché! Il Club si riunirà solo il prossimo 15 settembre per prendere una posizione ufficiale sul punto, ma i primi commenti dei vertici del Club hanno già definito positiva la scelta di Buenos Aires. Positiva, certo... ma per chi?  

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