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Silvio: attento! 9 anni fa - lunedì 8 settembre 2008
Qui c'è da agire con la massima urgenza, come coi rifiuti in Campania e più che per Alitalia, quindi ascoltaci bene! Il 15 settembre si riunisce il Club di Parigi, il raffinato salotto dei Governi creditori di Paesi indebitati, di cui anche tu fai parte: lo scopo è decidere come comportarsi con l'Argentina che ha appena deciso di ripagare 6,7 miliardi di dollari di debiti in sospeso con i Paesi del Club.

Qui c'è da agire con la massima urgenza, come coi rifiuti in Campania e più che per Alitalia, quindi ascoltaci bene! Il 15 settembre si riunisce il Club di Parigi, il raffinato salotto dei Governi creditori di Paesi indebitati, di cui anche tu fai parte: lo scopo è decidere come comportarsi con l'Argentina che ha appena deciso di ripagare 6,7 miliardi di dollari di debiti in sospeso con i Paesi del Club (nazioni del calibro di Usa, Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone e Italia). Sembra una bella mossa, ma non lo è. L'Argentina paga una piccola parte dei suoi conti in sospeso per cercare di rifarsi una verginità creditizia (oggi solo il Venezuela le presta soldi, e a tassi quasi usurai), ma è una mossa gattopardesca. Buenos Aires intende, in realtà, pagare per non pagare: pagare 6,7 miliardi di debiti per far finta di nulla con gli altri 20-24 miliardi di dollari che deve ai cosiddetti holdout, i risparmiatori (spesso piccoli) che hanno rifiutato di accettare il suo rapinoso piano di ristrutturazione del debito. Ora, perché la sua mossa tattica abbia effetto è necessario che tutti i Paesi del Club di Parigi siano d'accordo a darle una pacca sulla spalla, a fare un sorriso e a dirle: brava, così si fa! Ma qui entri in gioco tu! Visto che ci vuole unanimità, tu devi dire di no, puntare i piedi e dire che occorre prima pagare i piccoli debitori. Tanto più che questa mossa ti farà comodo: ora che hai spazzato i creditori di Alitalia sotto il tappeto dei conti dormienti che intendevi usare anche per i bond Argentini, più Buenos Aires paga, più ci sarà spazio per tutti sotto il tappeto.

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