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Per sfinimento

9 anni fa - lunedì 2 novembre 2009
Ecco come l'Argentina vuole prendere i suoi creditori e fregarli! A 8 anni dal tango crack Buenos Aires sta pensando di riaprire la ristrutturazione del suo debito anche a chi le aveva detto"no, grazie".

Ecco come l'Argentina vuole prendere i suoi creditori e fregarli! A 8 anni dal tango crack Buenos Aires sta pensando di riaprire la ristrutturazione del suo debito anche a chi le aveva detto"no, grazie". Non è un regalo, ma è una scelta dettata dalla necessità di rifarsi una verginità finanziaria. E che non è un regalo si vede anche dalle voci che circolano sull'offerta che rischia di essere peggiore di quella, pessima, fatta circa 5 anni fa. E, come? Dirà qualcuno: l'Argentina pensa davvero di farla franca? I creditori dopo anni saranno più arrabbiati di prima. Ahinoi, in parte è vero, in parte no. I creditori duri e puri, quelli che stanno portando fino in fondo la loro battaglia sì, sono molto più arrabbiati e decisi di prima, ma qualcuno, nel frattempo, si è anche perso per strada, e ha scelto di vendere i vecchi tango bond a prezzi stracciati pur di non pensarci più. Morale? Ora molti di questi titoli in default sono finiti in tasca ai fondi speculativi che li hanno pagati poco più di un mazzo di lattuga al supermercato e che, proprio per questo, trarranno comunque grandi profitti anche da una riapertura della ristrutturazione che penalizzi i vecchi obbligazionisti. Buenos Aires conta proprio su questo, sul fatto che dopo anni, per sfinimento, il fronte dei creditori si sia sfrangiato e che, alla fine si rifiuteranno di partecipare alla nuova offerta solo pochi risparmiatori, sparuti e  accerchiati.  Per arrivare a questo scopo sarà disposta a mettere in giro anche notizie false (ad esempio un'alta adesione da parte dei fondi speculativi) su cui veglieremo con attenzione.

Nel frattempo dalla TfArgentina (l'associazione di emanazione bancaria che si sta occupando da parte dei risparmiatori delle cause internazionali presso l'Icsid) hanno fatto sapere che lo Stato argentino non ha comunque ancora tentato alcun contatto con i risparmiatori incappati nel crack (vedi qui).

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