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Porci senz'ali?

9 anni fa - lunedì 14 dicembre 2009
Da tempo i riflettori del mondo della finanza sono puntati sui cosiddetti Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, e il suono che ne viene fuori è simile all'inglese pigs, maiale), considerati l'anello debole dell'eurozona.

Da tempo i riflettori del mondo della finanza sono puntati sui cosiddetti Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, e il suono che ne viene fuori è simile all'inglese pigs, maiale), considerati l'anello debole dell'eurozona. E settimana scorsa il declassamento della Spagna e, soprattutto, della Grecia da parte di alcune agenzie di rating (quelle che giudicano dell'affidabilità dei debitori) ha risollevato grossi polveroni sui mercati e costretto le autorità europee a prendere posizioni. Ma un fallimento dei Paesi del sud Europa è vicino? Secondo noi no. Puntualizziamo: la sola appartenenza all'UE non è una garanzia di non fallimento, questo non sta scritto nero su bianco da nessuna parte, ma l'appartenenza all'UE e, tutto sommato, la marginalità in termini di dimensioni di Paesi come la Grecia (il suo debito di ben 300 miliardi è pur sempre solo il 2,5% della ricchezza europea) lascia ampi spazi per gestirne le difficoltà. Non è che per forza un Paese indebitato per il 120% della ricchezza prodotta ogni anno debba fallire. L'Italia vive così da due decenni e il Giappone ha un debito assai più elevato. Il calabrone sembra pesante per volare, ma sta su: sono, infatti, le condizioni di contorno a fare la differenza e Grecia e Spagna sono bene o male affiancati da partner (Germania, Francia, ma anche Italia...) che non hanno nessuna intenzione di subire un effetto contagio e, infatti, le autorità europee hanno prontamente indicato ad Atene le misure da prendere.  Noi, ovviamente, monitoriamo tutto da vicino e vi teniamo informati costantemente.

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