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Atene è come Roma nel 1992

8 anni fa - lunedì 26 aprile 2010
Settimana scorsa i titoli greci sono crollati sotto una gragnuola di notizie orribili: voci di default con un taglio del 25% del debito, abbassamenti di rating, e così via.

Settimana scorsa i titoli greci sono crollati sotto una gragnuola di notizie orribili: voci di default con un taglio del 25% del debito, abbassamenti di rating, e così via. Eppure la situazione greca coi tassi oltre l'8% non è diversa a quella italiana di 18 anni fa quando i BTp davano il 12% annuo e molti scommettevano sul fallimento dell'Italia. Il fallimento non ci fu, ma ci fu una svalutazione della lira (circa un terzo del suo valore) che per un investitore estero equivalse a perderci come in un default. E poi ci fu la manovra Amato da 90.000.000.000 lire. Oggi in Grecia il disastro dei conti pubblici non è dissimile dal nostro di allora. Con due differenze. La prima è che non essendoci più la dracma e non potendo svalutare la sua moneta, Atene è oggi vicina al default, più di quanto non lo sia mai stata Roma nel '92. La seconda è che ora c'è l'euro, croce e delizia. Croce perché, appunto, non si può svalutare, delizia perché mette tutti i partner europei sulla stessa trireme. Se Atene fallisce viene, infatti, giù tutto l'edificio europeo con un devastante effetto domino. Giù Atene, giù Lisbona, giù Dublino, giù Madrid... e magari giù anche Roma. Vista la posta in gioco è ovvio che nessun governo può permettersi una catastrofe simile e che la Grecia, pur fallita, non fallirà. Poi chi non vuol sentir parlare di rischio venda, ma sappia che se ad Atene arrivano i barbari, neanche a Roma si starà più al sicuro.

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