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Cerchiobottismo?

8 anni fa - lunedì 31 maggio 2010
Parlando di finanziaria non potevamo che dare un colpo al cerchio e uno alla botte, per non scontentare nessuno, quindi ne parleremo sia bene che male.

Parlando di finanziaria non potevamo che dare un colpo al cerchio e uno alla botte, per non scontentare nessuno, quindi ne parleremo sia bene che male. Iniziamo dalle cose buone: Tremonti ha agito con splendido tempismo. Fino a due settimane fa l'Italia era il Paese meno scalfito dalla crisi, oggi è in prima linea nel tirare la cinghia con una finanziaria da 24-25 miliardi. Una scelta simile, al di là del plauso di qualche agenzia di rating (puntualmente arrivato), evita al Bel Paese dei tira e molla come quelli che, in Europa in tempo di crisi greca, hanno affossato l'euro, a cui han nuociuto più i tentennamenti della Merkel che la speculazione. In un mondo, come quello della finanza, fatto di carta e promesse, mettere i puntini sulle i per tempo è stato un bene. Archiviato il tempismo veniamo alla cosa negativa: al di là dell'assenza di scelte strutturali che portino benefici duraturi, notiamo che ci sono provvedimenti che potevano essere meno timidi. Pensiamo all'abolizione di 9-10 province, poi ritirata, o forse solo rinviata. Ok, per la prima volta lo Stato, anziché istituirne di nuove, avrebbe tagliato queste istituzioni che, a seconda delle stime bruciano 10-15 miliardi l'anno. Ma perché abolirne così poche? Non diciamo: eliminatele tutte, ma se nel 1870 ne bastavano 69, anche con Trento, Bolzano e Trieste (allora austriache, insieme a Gorizia, provincia dal 1927), si arriva a 72: 38 meno di oggi. Un ritorno al passato farebbe risparmiare qualche soldino e non scontenterebbe nessuno perché la provincia di Bergamo sopravviverebbe intatta.

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