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Vacche di Stato 8 anni fa - lunedì 20 settembre 2010
Lo Stato italiano negli ultimi vent'anni ha privatizzato di tutto, dalle banche, all'elettricità, passando per il gas e le telecomunicazioni. Tuttavia, se pure ha mandato le sue controllate a pascolare liberamente sui prati di Piazza Affari, non ha mai smesso di mungerle regolarmente.

Lo Stato italiano negli ultimi vent'anni ha privatizzato di tutto, dalle banche, all'elettricità, passando per il gas e le telecomunicazioni. Tuttavia, se pure ha mandato le sue controllate a pascolare liberamente sui prati di Piazza Affari, non ha mai smesso di mungerle regolarmente. Prime "vittime" di questa mungitura sono forse i due gestori della rete: Terna (rete elettrica) e Snam Rete Gas (rete del metano), che ogni anno devono versare nelle casse dei propri azionisti (e di lì su, su lungo la catena di controllo, in quelle del ministero delle finanze) grossi dividendi. Il problema è che quei soldi dovrebbero piuttosto contribuire a sostenere gli investimenti nella rete elettrica e in quella del gas, mica che poi, tra un po' di anni, ci si debba trovare a pagare il conto di infrastrutture obsolete. Come spesso capita, però, non è detto che tutti i mali debbano per forza nuocere. Sotto la salda tutela statale (dormono sonni tranquilli in stalle riscaldate) Snam Rete Gas e Terna hanno una vita di Borsa di tutto rispetto. Certo, misurati con i normali metodi di analisi finanziaria sono azioni correttamente valutate, tuttavia il fatto che siano coccolate da un contesto di regole a loro favorevole, e il fatto che siano rese generose in termini di dividendi dalla costante mungitura di un padrone esoso, ne fa titoli ideali per investitori prudenti che temono periodi di difficoltà per la Borsa (vedi Detto tra noi per approfondimenti).

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