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Se il tuo vicino soffre... 7 anni fa - lunedì 21 febbraio 2011
Anche se l'epoca coloniale è finita da un pezzo, i legami tra Italia e Libia sono rimasti strettissimi e cementati da numerosi accordi di cooperazione economica e commerciale.
Anche se l'epoca coloniale è finita da un pezzo, i legami tra Italia e Libia sono rimasti strettissimi e cementati da numerosi accordi di cooperazione economica e commerciale. Non deve stupire quindi che questo lunedì la Borsa di Milano abbia reagito con preoccupazione alla lotta politica che sta dilaniando il Paese, provocando gravi spargimenti di sangue. Non stiamo pensando al fatto che i libici siano azionisti di società come Juventus, Finmeccanica e Unicredit, su cui gli effetti saranno meno rilevanti. Pensiamo piuttosto al fatto che in Libia sono impegnate diverse società italiane quotate in Borsa come Eni che vi produce il 15% dei suoi idrocarburi e vi acquista il 10% del suo gas (vedi a pagina 5), Ansaldo che ha vinto un appalto per la segnaletica ferroviaria della linea Sirte-Bengasi, Impregilo che è impegnata in molte opere di edilizia pubblica qua e là per il Paese, ma anche Finmeccanica che dovrebbe fornire elicotteri alla Libia e Saipem che è in lizza per partecipare alla costruzione dell'autostrada costiera. Un cambio della guardia a Tripoli mette certamente qualche ansia circa gli interessi di queste società, anche se per ora sia una nazionalizzazione, sia una revisione degli accordi commerciali ci sembra improbabile, visto che il Paese ha bisogno di tutto fuorché di finire tagliato fuori dal resto del mondo, conseguenza probabile di scelte che penalizzino pesantemente gli investitori stranieri.

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