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Il dramma del Signor B. 6 anni fa - lunedì 3 ottobre 2011
Il Signor B. ha un buono stipendio, ma anche una famiglia numerosa e, soprattutto, un grosso mutuo da pagare.
Il Signor B. ha un buono stipendio, ma anche una famiglia numerosa e, soprattutto, un grosso mutuo da pagare. Passano gli anni e le spese in casa salgono, mentre lo stipendio sale sì, ma molto meno. Il Signor B. fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese e qualcuno inizia a dubitare che riuscirà pagare il mutuo. Anzi, il dubbio si fa così forte che gli interessi sul mutuo si alzano costringendo il Signor B. a tirare ancor più la cinghia. Che cosa può fare in una situazione simile? Le alternative sono poche e gliele elenca il direttore della banca che lo ha mandato a chiamare per discutere della sua situazione finanziaria. Il Signor B. può fare gli straordinari sul lavoro uscendo dall’ufficio ogni sera alle 22 anziché alle 18 (sempre che il suo capo accetti), può ridurre la mancetta ai suoi numerosi figli, oppure può dare a sua mamma meno soldi per la badante. Tutte cose antipatiche, ma inevitabili e, soprattutto… ovvie! C’è da stupirsi che in una situazione identica faccia scalpore la lettera indirizzata al governo italiano da Trichet e Draghi in cui si chiedono tagli alle pensioni e agli stipendi pubblici, liberalizzazioni dei servizi locali e una maggiore flessibilità del mercato del lavoro. Si pesca nell’ovvio e, come diciamo da settimane, il fatto che non si siano ancora seguite tutte queste richieste lascia aperta la prospettiva di nuove manovre e, soprattutto, di una (s)vendita di beni dello Stato.

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