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Il baccalà dopo la moussakà 6 anni fa - lunedì 19 marzo 2012
Dopo essersi sfondati lo stomaco con una moussakà indigesta i risparmiatori di mezzo mondo rischiano di ripetere l’esperienza con il baccalà. Archiviato il default greco, infatti, molti si domandano se non sia il momento di pensare a quello di Lisbona.
Dopo essersi sfondati lo stomaco con una moussakà indigesta i risparmiatori di mezzo mondo rischiano di ripetere l’esperienza con il baccalà. Archiviato il default greco, infatti, molti si domandano se non sia il momento di pensare a quello di Lisbona. Purtroppo l’economia del Paese delle maioliche blu e del fado si sta avvitando su se stessa, e la situazione debitoria portoghese è messa davvero male. Lo Stato ha debiti (in percentuale) quasi quanto quello italiano (siamo sopra il 100% della ricchezza prodotta e si arriverà al 110% nel 2013, vedi Detto tra noi), ma se in Italia le famiglie hanno vissuto da formiche, in Portogallo le cose sono messe in maniera diversa. Il debito delle famiglie, euro più, euro meno, è paragonabile a quello dello Stato ed è, quindi, in proporzione, il doppio di quello delle famiglie italiane, mentre le imprese risultano addirittura ancora più indebitate. In poche parole: a Lisbona le cambiali dilagano e l’economia boccheggia, soffocata anche dal fatto che la splendida terra lusitana, a causa delle sue piccole dimensioni e della posizione periferica, non ha mai messo in piedi una struttura industriale e di servizi sufficientemente diversificata da poter rispondere alle sfide del secolo XXI. Se non avete ancora seguito il nostro consiglio di vendere i bond portoghesi in vostro possesso, non fatevelo ripetere più e fatelo ora, anche se in perdita! Domani potrebbe essere tardi.

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