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Siamo in serie B 5 anni fa - lunedì 11 marzo 2013
Pure Fitch, la terza grande società che assieme a Moody e Standard & Poor calcola l’affidabilità di Stati e imprese, ha tagliato il rating dell’Italia portandolo da A- a BBB+.
Pure Fitch, la terza grande società che assieme a Moody e Standard & Poor calcola l’affidabilità di Stati e imprese, ha tagliato il rating dell’Italia portandolo da A- a BBB+. Questa settimana si riuniscono per la prima volta Camera e Senato, ma è difficile che il nodo del futuro governo del Paese sia sciolto in fretta. È questa incertezza che ha spinto Fitch al taglio del rating. Non è una scelta fuori dal mondo, è il suggello a qualcosa che si sapeva già: gli investitori internazionali non amano l’incertezza cronica di un Paese con problemi strutturali vecchi di decenni e preferiscono stargli alla larga. Gli effetti di questa diffidenza negli ultimi 5 anni sono stati tali che Piazza Affari ha perso circa un terzo del suo valore, proprio mentre New York guadagnava quasi altrettanto. Già da tempo ti consiglio di limitare i tuoi investimenti in titoli di Stato italiani (massimo il 20% del tuo portafoglio), ma da questa settimana ti invito a fare un passo avanti: se non puoi tenere con certezza i tuoi soldi investiti senza averne bisogno anche da qui a 20 anni evita l’Italia. I nostri modelli econometrici, che si nutrono di numeri e non di umori, ci indicano che non è più il momento che tu investa nel Bel Paese su scadenze relativamente brevi (5, 10 anni). In media la Borsa di Milano è correttamente valutata e alcuni titoli sono in saldo, però è inutile remare contro il destino. Morale a meno di un investimento su base ventennale vendi tutte le azioni italiane (anche se sei in perdita, domani potrebbe anche andare peggio) e reinvesti quanto proviene dalla vendita in azioni americane. Gli Usa non stanno benissimo, ma meglio di noi sì. E poi lì le società approfittano della crescita di ogni area del Pianeta.

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