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Pasticciaccio brutto 4 anni fa - lunedì 28 ottobre 2013
Sono oramai molti mesi che Telefonica vuole mettere le mani su Telecom.
Sono oramai molti mesi che Telefonica vuole mettere le mani su Telecom. Te ne ho parlato più volte, tuttavia è solo in questi giorni che il Parlamento si è svegliato e ha deciso di chiedere al governo di rivedere la legge sull’Opa (quella che prevede che un acquirente che arriva ad avere in mano oltre il 30% delle azioni di una società sia costretto a offrirsi di comprare pure tutte le altre trattando in egual misura gli azionisti grandi e piccoli). L’obiettivo è costringere Telefonica a lanciarne una su Telecom. Lo scopo, ovviamente, è benemerito, ossia difendere i piccoli risparmiatori che, tanto difesi, dalla legge sull’Opa così com’è oggi normalmente non sono. La realizzazione di questo ambizioso progetto rischia, però, di essere una toppa peggiore del buco. A parte l’idea assurda di pretendere di modificare le regole in corsa c’è un gran pasticcio che si annida proprio nelle idee proposte. Non si vuole abbassare la soglia del 30% al di sopra della quale scatta l’obbligo, ma prevedere che l’obbligo di Opa scatti qualora ci sia un azionista che anche senza il 30% ha un rilevante potere di controllo. E chi lo decide? La Consob. L’idea del legislatore è ovviamente di stabilire dei paletti chiari, così che la decisione della Consob sia, per così dire, quasi automatica. Siccome, però, in Italia nulla avviene in modo automatico, c’è da immaginare che l’introduzione di soglie d’Opa variabili, basate su decisioni amministrative possa dare la stura a una serie infinita di ricorsi in tribunale. Le conseguenze sono ovvie: stillicidio di notizie, quotazioni pazze, e i piccoli risparmiatori che finiscono impiccati alla stessa corda che è stata lanciata loro per sorreggerli. Ma non solo: la nomina dei vertici Consob è comunque una nomina governativa, ciò significa lasciare anche la Borsa in balia della politica. Non è esattamente un progresso.

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