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La nostra metodologia 9 mesi fa - martedì 14 marzo 2017
Ecco quali sono le regole che seguiamo per darti i nostri consigli.

COME VALUTIAMO I BOND BANCARI?

Se vuoi saperne di più su come abbiamo valutato queste obbligazioni, qui di seguito ti spieghiamo il metodo che abbiamo costruito per te. Ci rendiamo conto che è un po’ tecnico, perciò, se vuoi, puoi fidarti di questa sintesi: è il rendimento che tiene conto di tutto, anche della probabilità di fallimento. Se invece vuoi saperne di più, ecco i dettagli. Il punto di partenza è il rendimento “nominale” del titolo, calcolato come al solito: tenendo conto di tutte le cedole e del rimborso finale, al netto di tasse e commissioni. In un secondo momento, abbiamo sostituito il valore nominale di rimborso del bond (solitamente, 100) con il valore di rimborso atteso: corretto cioè per la probabilità di default. Quest’ultima l’abbiam calcolata in base ai CDS (Credit Default Swap), cioè le assicurazioni contro il rischio di fallimento. In questo modo, otteniamo un rendimento attesodel bond: è più basso di quello nominale che trovi altrove. Ed è questo rendimento atteso, non quello nominale, il parametro di giudizio: se è superiore a quello delle altre opportunità di investimento, allora il gioco vale la candela e il bond ripaga a sufficienza i rischi.

COME SCEGLIAMO LE OBBLIGAZIONI DA CONSIGLIARE?

1. Il primo criterio che guida le nostre scelte di investimento è la tipologia dell'obbligazione, se si tratta cioé di un titolo a tasso fisso o variabile. Nella maggior parte dei casi, tra i due preferiamo quelli a tasso fisso : gli unici per i quali si conosce con certezza l'importo degli interessi che verranno pagati fino a scadenza e per cui è possibile calcolare fin dal momento dell'acquisto il rendimento annuo ottenibile.

2. Altro criterio fondamentale è la valuta in cui è espressa l'obbligazione. Oltre agli investimenti in euro, consigliamo di dedicare una parte dei risparmi anche in valute diverse dall'euro, scelte tra quelle attualmente sottovalutate nei confronti dell'euro: puntando su di esse potrete sfruttare a vostro vantaggio un loro eventuale apprezzamento (che noi prevediamo nei prossimi anni). 

3. In terzo luogo, di fondamentale importanza è la durata dell'obbligazione. Di volta in volta analizziamo la curva dei tassi per trovare la scadenza che offre il miglior rendimento.

4. Inoltre, prendiamo in considerazione solo quei titoli che hanno un grado di affidabilità superiore a un livello minimo prestabilito (nella graduatoria elaborata dalle principali società di rating, tra cui Moody, Standard&Poor e Fitch).

5. Tra i titoli che soddisfano i requisiti sopra descritti consigliamo quelli che, a parità di scadenza e grado di affidabilità, offrono i rendimenti maggiori.

Le agenzie di rating dividono le obbligazioni in due grandi categorie: le investment grade e le speculative grade.

Il rating delle obbligazioni

Il rating è un giudizio sull'affidabilità di Paesi e società. Viene valutato da apposite agenzie - le più famose sono Moody, Standard & Poor e Fitch - che analizzano la capacità di una società di ripagare i suoi debiti. L'analisi viene effettuata sia sulla base di dati di tipo quantitativo che sulla base di dati di tipo qualitativo. Dopo il rilascio il rating viene comunque monitorato continuamente in modo da essere sempre aggiornato e affidabile.  

I rating partono da AAA (tripla A, massimo dell'affidabilità) e scendono via via seguendo l'alfabeto fino alla D (situazione di default). Sulla base dei rating noi costruiamo a nostra volta il nostro giudizio di affidabilità e in particolare ogni settimana vi consigliamo titoli il cui rating sia compreso tra AAA e A- o A3, a seconda dell'agenzia di rating che emette il verdetto (indicative di una percentuale storica di fallimenti inferiori al 3% dopo 15 anni dall'emissione del giudizio). Non scendiamo mai al di sotto in quanto riteniamo che l'investimento in titoli che vanno dalla tripla B in giù sia rischioso, e quindi speculativo.

Noi siamo più esigenti del "senso comune" che considera investment grade (ossia degno di un investimento) anche un titolo con rating inferiore a A (con percentuali di default dopo 15 anni intorno al 7%). Questa definizione è importante. I titoli investment grade possono venirvi cucinati in tutte le occasioni, in prodotti del risparmio gestito che non puntano su titoli rischiosi e che ne possono tenere in portafoglio una piccola percentuale.

Tutti gli altri titoli, (hanno almeno una probabilità su 4 di andare in default entro 15 anni) sono considerati speculative grade (speculativi) o, in altri termini junk bond (in italiano obbligazione spazzatura, non indica necessariamente un titolo-bidone, solo un titolo rischiosissimo e che offre cedolone degne del rischio). Noi, comunque, preferiamo starne alla larga.

Livello di rating % di default entro…
Moody S&P Noi 1 anno 5 anni 15 anni
INVESTMENT GRADE
Aaa AAA Eccellente 0% 0,1% 0,8%
Aa1 AA+ Ottima 0% 0,3% 1,2%
Aa2 AA Ottima 0% 0,1% 1,2%
Aa3 AA- Ottima 0% 0,4% 1,2%
A1 A+ Buona 0% 0,5% 2,8%
A2 A Discreta 0% 0,3% 2,8%
A3 A- Sufficiente 0% 0,8% 2,8%
Baa1 BBB+ Rischiosa 0,2% 1,2% 6,6%
Baa2 BBB Rischiosa 0,2% 1,4% 6,6%
Baa3 BBB- Rischiosa 0,3% 3,2% 6,6%
SPECULATIVE GRADE
Ba1 BB+ Rischiosa 0,6% 5,8% 26,7%
Ba2 BB Rischiosa 0,8% 6,9% 26,7%
Ba3 BB- Rischiosa 1,2% 12,2% 26,7%
B1 B+ Alto rischio 2,4% 16,2% 44,6%
B2 B Alto rischio 7,9% 24,7% 44,6%
B3 B- Alto rischio 9,8% 29,1% 44,6%
Caa1 CCC+ Alto rischio 20,4% 41,3% 60%
Caa2 CCC Alto rischio 20,4% 41,3% 60%
Caa3 CCC- Alto rischio 20,4% 41,3% 60%

NB: le percentuali sono calcolate sui dati storici di default per i rating S&P. Questo valore non va preso alla lettera (ad esempio dicendo che che un titolo BB+ fallisce con probabilità del 5,8%), indica solo il livello di rischio. Né deve stupire che a 5 anni il rating AA+ conti più fallimenti di AA: ciò che importa è che quasi nessuna società con tali rating sia fallita nel giro di 5 anni. Trovate in nero i rating che giudichiamo sufficienti.

Il rendimento delle obbligazioni

Il procedimento che utilizziamo per calcolare il rendimento delle obbligazioni è piuttosto complesso. In questa sede vi suggeriamo ora una formula semplice, ma che approssima in modo accettabile il risultato finale. La formula · Gli elementi da tenere in considerazione sono il prezzo di emissione, quello di acquisto, le cedole, il valore di rimborso, le commissioni di acquisto e il carico fiscale.  

La formula semplificata è la seguente: r = (CN + KN / n ) / PP x 100 dove: r= rendimento CN= Cedola annuale netta, cioè diminuita della ritenuta del 12,5%; PP= prezzo pagato, cioè il prezzo d'acquisto maggiorato delle commissioni; KN= guadagno/perdita in conto capitale (differenza tra valore di rimborso e prezzo di acquisto) al netto del carico fiscale e della ritenuta - pari al 12,5% - sul disaggio di emissione (differenza tra valore di rimborso e prezzo di emissione);  n= numero di anni alla scadenza. Un esempio concreto Consideriamo un'obbligazione con cedola annuale pari al 5%, emessa a 98 e acquistata il 16/02/2001 ad un prezzo di 96. Alla data di scadenza - il 15/08/2005 -viene rimborsata a 100.

Per calcolare la cedola netta dobbiamo tenere conto dell'imposta pari al 12,5%: CN = 5 x (1 - 0,125) = 4,38. · Al prezzo d'acquisto vanno aggiunte le commissioni che la banca vi applica al momento dell'acquisto. Queste sono libere e noi le poniamo forfettariamente all'1%. Perciò PP = 96 + 1 = 97. · Inoltre, il carico fiscale va a incidere anche sul valore di rimborso. Sulla differenza tra il valore di rimborso e il prezzo di emissione va infatti applicata la ritenuta del 12,5%. Per cui il titolo non sarà rimborsato a 100, bensì a 99,75 = 100 - ((100 - 98) x 0,125)). 

A questo punto il guadagno in conto capitale (capital gain) netto si calcola applicando l'imposta del 12,5% sulla differenza tra il valore di rimborso netto e il prezzo di acquisto. Per cui KN = (99,75 - 96) x (1- 0,125) = 3,28 · Il numero n di anni alla scadenza si ottiene semplicemente dividendo il totale dei giorni che mancano a scadenza per 365 (numero di giorni in un anno). In questo caso: n = 1641:365 = 4,5. · Applicando la formula si ottiene, quindi: (4,38 + (3,28 / 4,5)) / 97 = 0,0526 x 100 = 5,26.

Il prezzo delle obbligazioni

Il nostro sito internet vi offre ogni venerdì una serie di dettagli - tra cui il prezzo e i rendimenti - sulle quasi 300 obbligazioni da noi seguite. In pratica si tratta di tutti i titoli che consigliamo ora, o che abbiamo consigliato in passato, oltre ad altri ancora che non consigliamo, ma che sono particolarmente rappresentativi. Per gli altri titoli occorre distinguere a seconda che siano quotati, o meno, su mercati regolamentati - come la Borsa italiana.

Quotati in Borsa? · Per i titoli quotati su di una Borsa nella maggior parte dei casi è facile, basta andare sul sito della Borsa di quotazione e cercare. Per esempio hai un bond quotato a Milano? Andate su www.borsaitaliana.it, La troverete in un batter di ciglio. · Analogamente, sempre nella pagina del Mot trovate l'accesso a BTp, CTz, BoT e ai titoli di banche o società italiane (Carige, Intesa, Fiat…), e via dicendo. In alternativa a cliccare su Mot se scegliete EuroMot troverete alcuni titoli di Stato esteri. · Per chi avesse titoli quotati a Parigi, Amsterdam, Bruxelles o Lisbona la soluzione è nel sito della loro Borsa: www.euronext.com. · Per i titoli quotati sulla Borsa tedesca c'è il sito www.deutsche-boerse.com una volta selezionata la lingua (tedesco di default, oppure inglese) basta andare a destra e inserire il codice Isin del titolo nella finestrella kurssuche o, in inglese, price search. Non disponendo del codice Isin è comunque agevole trovare il titolo con un click su erweiterte suche (o extended search). · Per i titoli quotati sulla Borsa del Lussemburgo (il Paese è piccolo, ma la piazza finanziaria ha un suo peso) il sito è www.bourse.lu e lì occorre cliccare su consultation/ search da cui si accede al disclaimer e, quindi, alla pagina di ricerca.

O quotati over the counter? · Non è detto che una obbligazione debba essere necessariamente quotata su di un mercato regolamentato come quelli appena visti. Molte infatti non lo sono. Ma come si formano in questi casi i prezzi? Con una serie di telefonate tra gli operatori, o per via telematica. In questo caso si dice allora che l'obbligazione è quotata over the counter. Come conoscere quali sono i prezzi? · In questo caso potete trovare una selezione di prezzi per le obbligazioni più diffuse sui principali giornali finanziari che a loro volta nella maggior parte dei casi li riprendono dal circuito Reuters. · 

Le cause di una fluttuazione nelle quotazioni delle obbligazioni vanno ricercate nei tassi d'interesse

Il rialzo dei tassi riduce, infatti, il valore delle obbligazioni, mentre un ribasso dei tassi lo aumenta. Come? · Un piccolo esempio ci aiuterà a chiarirci le idee. Immaginiamo di aver acquistato un'obbligazione per un importo pari a 10.000 euro che dà un interesse del 5% - ossia 500 euro l'anno -, per una durata di dieci anni. Al termine di questi 10 anni riceveremo indietro i 10.000 euro del nostro investimento. · Immaginiamo che il giorno seguente l'acquisto del titolo i tassi salgano al 5,3%. Questo significa che sarebbe possibile acquistare un altro titolo di durata decennale che dà diritto a 530 euro l'anno, superiore ai 500 del titolo che avevamo portafoglio. Questa nuova obbligazione è più interessante della precedente.

Poniamo ora che decidiamo di vendere il titolo in nostro possesso per acquistare il nuovo titolo. Non ci verranno più corrisposti 10.000 euro, ma un il compratore può infatti decidere di acquistare l'altro titolo che rende un po' di più. Per rendere appetibile il titolo che stiamo vendendo dovremo concedere qualche cosa in termini di prezzo: lo potremo vendere a poco più di 9.771 euro. Al contrario se invece attendiamo la scadenza, rialzo dei tassi o meno, recupereremo i nostri 10.000 euro.

Il valore di un'obbligazione è influenzato dall'andamento dei tassi d'interesse nel mercato. Se questi salgono il prezzo si abbassa. Al contrario, se questi scendono, il prezzo cresce.

QUALI SONO LE NOSTRE FONTI INFORMATIVE?

Le nostre analisi sono svolte sulla base di una grande quantità di informazioni tratte da tantissime fonti diverse tra di loro e che in parte variano a seconda che si tratti di azioni, obbligazioni, fondi comuni, conti correnti e così via. Per le azioni parla la società, ma non solo · 

Per analizzare i dati di una società quotate le fonti principali del nostro lavoro sono le informazioni dell'investor relator della società stessa, come i comunicati stampa con cui la società annuncia decisioni, i dati di bilancio, i fatti salienti della vita aziendale. Accanto a questi ci sono le relazioni trimestrali e semestrali e i bilanci annuali. Visto che le società non sempre dicono tutto con i comunicati, teniamo d'occhio le notizie e le indiscrezioni che escono sulla carta stampata o su internet. Leggiamo i report degli uffici studi delle banche e seguiamo le novità pubblicate negli studi settoriali di istituti e associazioni di categoria – come gli studi di AC Nielsen sulla raccolta pubblicitaria quando studiamo il settore media, o i dati sulle immatricolazioni in Europa per quello auto e via dicendo...

 In più gli stessi prezzi delle azioni sono in sé una fonte importante di informazioni: ad esempio una forte turbolenza nei prezzi di un titolo, pur in assenza di notizie sui giornali, è di per sé indicatrice del fatto che nell'aria ci sono novità. I prezzi li prendiamo da Datastream, una grande banca dati. · I nostri modelli di valutazione delle azioni tengono conto non solo dei dati relativi ai singoli titoli, ma anche di informazioni di carattere generale sulla crescita delle economie e dei singoli settori. Queste informazioni (ad esempio i tassi di crescita) le traiamo dalle pubblicazioni della Bce, dell'Istat e delle istituzioni internazionali, come l'Ocse, o il Fondo monetario internazionale. Obbligazioni, fondi comuni, e non solo...

Per quanto riguarda le obbligazioni troviamo i dati necessari alla nostra analisi (prezzi, nuove emissioni, rating...) principalmente attraverso quattro fonti: il circuito Reuters, la Borsa del Lussemburgo, la Borsa Svizzera e i siti internet delle principali agenzie di rating, come ad esempio www.standardandpoors.com, o www.moodys.com. ·

Per analizzare i fondi comuni la prima fonte sono i prospetti informativi e i regolamenti dei fondi, tuttavia l'analisi di questi prodotti ne comprende anche numerose altre. Tra queste citiamo i quotidiani finanziari (su cui troviamo i valori delle quote o dei dividendi staccati), la banca dati di Datastream (che ci fornisce tra l'altro i valori degli indici con cui confrontiamo l'andamento dei fondi), nonché il sito dell'associazione di categoria dei gestori dei fondi italiani www.assogestioni.it.

I dati su cui costruiamo la nostra strategia di portafoglio di fondi, analogamente a quanto avviene per il modello di valutazione delle azioni, li recuperiamo dalle pubblicazioni della Bce e di istituzioni internazionali, quali l'Ocse, e il Fondo monetario internazionale.

I prospetti informativi sono una fonte cruciale anche per esaminare polizze e prodotti assicurativi. Se è necessario poi fare delle simulazioni sui rendimenti futuri di questi prodotti ci serviamo anche delle serie storiche dei dati di mercato (che troviamo in Datastream).

COME VALUTIAMO LE VALUTE

 Un solo prezzo · 

Per descrivere l'andamento dei tassi di cambio le principali teorie economiche si basano sulla legge del prezzo unico. Tale legge non è altro che un'astrazione del comportamento dei mercati e stabilisce che in assenza di costi di trasporto, dazi doganali, e altre limitazioni al commercio un singolo bene gli stessi beni venduti in Paesi diversi devono avere lo stesso prezzo (una volta che sono stati convertiti nella stessa moneta). Ad esempio se il prosciutto crudo in Italia costa circa 26 euro al chilo, visto che il tasso di cambio euro/dollaro è di circa 1,2, negli Usa un chilo di prosciutto crudo dovrebbe costare 26x1,2=31,2 dollari. Il motivo di questa affermazione sta nel fatto che se i prezzi fossero differenti, in assenza di costi di trasporto, dazi, etc, converrebbe comprare il prodotto dove costa meno e rivenderlo dove costa di più. Ad esempio se il prosciutto negli Usa costasse 24 dollari al chilo converrebbe importarlo in Italia guadagnano la differenza tra 26 e 20 euro dollari (=24 dollari/1,2). · 

Attenzione questa legge può essere letta anche in maniera inversa ossia che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe essere uguale al rapporto tra il prezzo di un bene espresso in tali valute. Tornando al nostro prosciutto: se in Italia costa 26 euro e negli Usa 31,2 dollari, il tasso di cambio dollaro/euro deve essere pari a 31,2/26, ossia 1,2. Non si vive di solo prosciutto · 

Ovviamente visto che il prosciutto non è l'unico bene acquistabile, ma che ve ne sono diverse migliaia, per confrontare due valute, occorre confrontare il livello di prezzo di tutti i beni acquistabili in tali valute. In pratica occorre prendere un paniere standard di beni (che sia rappresentativo dei vari beni acquistabili) e misurare il suo costo nelle valute che andiamo a confrontare. Il rapporto tra i prezzi di questi panieri dovrebbe, quindi, essere, uguale ai tassi di cambio. · 

Da questa osservazione nasce la teoria della parità (assoluta) del potere di acquisto che dice che il tasso di cambio tra due valute eguaglia il rapporto tra i poteri di acquisto delle due monete. · La conseguenza di questa teoria è che se in un Paese aumenta il livello dei prezzi, la sua valuta dovrà perdere terreno rispetto a quella di un Paese in cui non avviene questo aumento in modo da mantenere allineati i prezzi tra i due Paesi. Poniamo ad esempio che il paniere di riferimento negli Usa costi 120 dollari, e che in Europa costi 100 con un cambio di 1,2 dollari per un euro. Se il suo costo negli Usa sale a 130, ma in Europa rimane pari a 100, il cambio dell'euro si dovrebbe apprezzare fino a far sì che ci vogliono 1,3 dollari (anziché 1,2) per ogni euro. · 

Tuttavia è possibile affinare ulteriormente questa teoria. Visto che vale sotto ipotesi ideali (niente dazi, nessun costo di trasporto, ma anche niente distorsioni di tipo fiscale, beni rappresentativi dei diversi Paesi in maniera identica) gli economisti hanno pensato bene di fornirne una formulazione "più leggera" prevedendo la cosiddetta teoria della parità (relativa) del potere di acquisto. Si dice relativa in quanto, anziché guardare tout court i prezzi di panieri di beni, va a guardare le variazioni percentuali dei livelli dei prezzi, a cui, nel lungo periodo, i tassi di cambio si devono adattare. ·

 In questo modo si fa salva la diversità dei tenori di vita dei differenti Paesi: non ci si aspetta, in poche parole, che fare uno spuntino a pranzo in un bar a Zurigo, dove il tenore di vita è molto alto, debba costare (una volta effettuato il cambio dal franco all'euro) la stessa somma che si pagherebbe pranzando a tapas nel Sud della Spagna. · Tuttavia ci si aspetta che se l'inflazione in Svizzera superasse quella europea il franco si possa deprezzare e viceversa.

Conti con la realtà · 

Ovviamente questi discorsi valgono nel lungo periodo, poi giorno dopo giorno, sui mercati, il livello dei tassi di cambio fluttua sulla base delle notizie economiche: cambiamento dei tassi di interesse, percezione della crescita dell'economia e via dicendo. Molte sono, infatti, le forze che presiedono le variazioni dei cambi nella loro globalità al di là di quello che la teoria economica (e l'osservazione del comportamento delle valute) dicono per il lungo periodo.  

Sulla base delle teorie che abbiamo esaminato è, infatti, possibile indicare solamente un valore di equilibrio a cui, nel lungo periodo, il livello del tasso di cambio, si dovrebbe adeguare.

Questo ha, dunque, due conseguenze: la prima è che è comunque impossibile prevedere un tasso di cambio dato una volta per tutte, in secondo luogo che non è escluso che il cambio tra la valuta A e la valuta B possa passare da un livello di sottovalutazione della valuta A un livello di sopravvalutazione di A senza fermarsi più di un ora sul livello di equilibrio.

In poche parole il livello di equilibrio tra due valute rimane il punto gravitazionale intorno a cui gravitano i tassi di cambio, ma non è da intendersi come il livello a cui le valute si fermano.

COME VALUTIAMO LE AZIONI

Quando l’inefficienza è un vantaggio

Un mercato è efficiente se rispetta una serie di condizioni (numero elevato di investitori razionali, numero elevato di transazioni, informazioni disponibili simultaneamente per tutti gli investitori...). Nella realtà, tuttavia, i mercati azionari non sempre riescono a garantire queste condizioni; di conseguenza, non sempre le azioni quotano al loro prezzo “giusto”. Da qui, l’importanza della scelta delle singole azioni in cui investire.

Il nostro modello di valutazione, in sostanza, cerca di identificare e sfruttare le differenze tra il prezzo “giusto” e il prezzo di mercato di un titolo. L’ipotesi di fondo, cioè, è che prima o poi il prezzo di mercato di un titolo tende a tornare verso il livello teoricamente “giusto”: se al momento il prezzo è più basso è un’occasione per acquistare, se invece il prezzo di mercato è più alto è il momento di vendere. Ma come determinare il prezzo “giusto”?

Gli elementi base

Innanzitutto, nelle nostre valutazioni consideriamo solo valori prospettici (quelli relativi all’esercizio in corso e agli esercizi futuri), non i valori storici. I mercati, infatti, “guardano avanti” e sono più interessati alle prospettive di una società piuttosto che alla sua storia. Il passato, casomai, è utile come base per ipotizzare l’andamento futuro, ma non può essere l’unico fattore considerato. · Quali sono le fonti informative che utilizziamo? Tutte quelle a nostra disposizione per conoscere la società e il suo andamento: alcuni di questi documenti provengono dalla società stessa (bilanci, relazioni semestrali e trimestrali, budget previsionali e piani strategici, comunicati stampa...) altri da fonti “esterne” (stampa specializzata, internet, studi di settore...).

Per ogni Borsa, la valutazione del singolo titolo si basa sul raffronto con un campione di azioni rappresentativo del mercato. In particolare, valutiamo quattro elementi: il rapporto prezzo/utile, il rapporto prezzo/cash flow, il rapporto prezzo/valore contabile, ma soprattutto il rendimento atteso del titolo messo in relazione con il suo rischio e con il tasso di rendimento per investimenti privi di rischio. Il rapporto prezzo/utile

Nel rapporto prezzo/utile prendiamo in considerazione l’utile di competenza del gruppo. Viene quindi esclusa la parte di utile che spetta ai soci di minoranza delle società che, pur rientrando nei conti del gruppo, non sono controllate al 100%. · Consideriamo l’utile al netto delle tasse, ma senza tener conto degli elementi straordinari (consideriamo cioè l’utile corrente). · Infine, questo valore va diviso per il numero di azioni, in modo da poterlo rapportare al prezzo di Borsa. Ma quale numero di azioni? Escludiamo le azioni proprie detenute dalla società, e consideriamo solo parzialmente le azioni emesse nel corso dell’anno. Prezzo/cash flow e prezzo/valore contabile ·

Il cash flow è il flusso di liquidità generato dall’attività. Lo determiniamo in modo analogo all’utile: consideriamo cioè il cash flow corrente, di competenza del gruppo, al netto delle tasse. Anche il calcolo del numero di azioni è analogo. · 

Il valore contabile, invece, è il valore “di libro” della società, cioè quello risultante dalla valutazione di bilancio delle sue attività, una volta detratti i debiti. Consideriamo il patrimonio risultante a fine anno, di competenza del gruppo, dopo la distribuzione del dividendo e senza considerare le azioni proprie. Il numero di azioni per il quale viene diviso è pari al numero complessivo di azioni in circolazione, meno le azioni proprie.

Il rendimento atteso

Il rendimento di Borsa di un titolo è il tasso che rende il prezzo di mercato del titolo uguale al valore attuale di tutti i dividendi futuri. Per calcolarlo, stimiamo in maniera puntuale i dividendi dei prossimi 3 anni seguenti; per il periodo successivo (fino a 15 anni) applichiamo una stima del tasso di crescita del settore (vedi riquadro), mentre per il periodo da 15 a 30 anni stimiamo che la crescita si avvicini in maniera graduale al tasso di crescita dell’economia a lungo termine (per la quale utilizziamo le previsioni dell’OCSE e del Fondo Monetario Internazionale).

Dall’insieme di tutti i rendimenti teorici dei titoli possiamo calcolare un valore teorico “medio” per ogni livello di rischiosità (indicata dal coefficiente beta, che indica la tendenza del titolo ad amplificare o ridurre gli alti e bassi del mercato in generale). Confrontando questo valore con il rendimento di Borsa del titolo, possiamo stabilire se l’azione è sopravvalutata (quando il rendimento di Borsa è inferiore a quello teorico) o sottovalutata (quando il rendimento di Borsa è superiore a quello teorico). Tiriamo le somme! · Per ognuno dei quattro parametri (prezzo/utile, prezzo/cash flow, prezzo/valore contabile, rendimento atteso) dividiamo i titoli in cinque gruppi, a cui attribuiamo un punteggio da 1 a 5: al gruppo “migliore” (ad esempio quello con un rapporto prezzo/utile più basso, oppure con un rendimento atteso più alto) diamo il punteggio 1. Al gruppo successivo diamo il punteggio 2, e così via.

Riuniamo poi i quattro punteggi ottenuti da ogni titolo in un’unica valutazione complessiva del titolo. Come? Facendo una media ponderata. I quattro elementi, infatti, non hanno tutti la stessa importanza nel valutare il titolo: il rendimento atteso è quello a cui attribuiamo un peso maggiore. · A questo punto, manca solo un ultimo passaggio: rettifichiamo la valutazione del titolo tenendo conto del rendimento e della rischiosità delle altre Borse e dei mercati obbligazionari (applichiamo una correzione, positiva o negativa, in base al mercato di appartenenza). Da qui la valutazione finale.

E il rischio?

Oltre alla valutazione (cara, correttamente valutata, conveniente...) per ogni azione forniamo ogni settimana anche un indicatore di rischio (da una a cinque stellette). Da dove deriva? · L’elemento di base è la “volatilità” storica, cioè l’ampiezza degli “alti e bassi” registrati fino a oggi dal prezzo del titolo. Questo non è tuttavia sufficiente: come per la valutazione, il passato è solo una base e deve essere “corretto” in base alle prospettive future. Per questo motivo, prendiamo in considerazione anche altri elementi, che possono portare a un livello di rischio più alto.

Innanzitutto, valutiamo il rischio di fallimento della società, a breve ma anche a medio termine. Per farlo, teniamo conto del livello attuale dei debiti e di altri fattori, come le cause giudiziarie in corso. · Il secondo elemento che consideriamo è il tipo di attività: consideriamo perciò il grado di specializzazione o di diversificazione, il potenziale tasso di crescita, la presenza di rischi giudiziari...

Come interpretare i nostri consigli

I nostri consigli di investimento sono basati su una “scala” a tre livelli: acquistare, mantenere e vendere. Anche se il loro significato può apparire ovvio, ci sono alcuni aspetti che meritano un approfondimento. · Innanzitutto, a quale orizzonte temporale si riferiscono? I nostri consigli sono indirizzati all’investitore “di lungo periodo”, disposto ad aspettare alcuni anni per vedere il risultato dei propri investimenti. L’investimento in azioni è (in media) più redditizio rispetto a altri, ma solo a condizione di aver pazienza; tenete comunque presente che il maggior rendimento è anche legato al maggior rischio degli investimenti azionari (volatilità dei prezzi, nessuna garanzia di recuperare il capitale investito).

Partiamo dal consiglio “acquistare”: per un lettore che non ha ancora il titolo nel proprio portafoglio, significa che quel titolo è una buona opportunità per investire un eventuale capitale a sua disposizione. Se invece il titolo fa già parte del proprio portafoglio, può darsi che sia meglio puntare su altre azioni: occorre valutare il peso della singola azione nel complesso dei propri investimenti, tenendo anche conto di eventuali “sovrapposizioni” (ad esempio altri titoli appartenenti allo stesso settore o allo stesso gruppo). Se il peso è già significativo, meglio mantenere il titolo ma orientare “verso altri lidi” i nuovi acquisti.

Quanto al consiglio “mantenere”, deve essere interpretato in questo modo: per nuovi investimenti c’è sicuramente di meglio, per cui chi non ha il titolo non lo acquisti. Chi invece lo ha già, lo può conservare nel proprio portafoglio: il mercato valuta infatti in maniera corretta le prospettive della società, riflesse nel prezzo. Non è quindi il caso di precipitarsi a vendere per investire nelle azioni all’acquisto, tenendo anche conto dei costi (commissioni di acquisto e vendita) che dovreste sostenere “saltando” in continuazione da un titolo all’altro. · Infine il consiglio “vendere”: chi ha il titolo se ne liberi e investa altrove, chi invece non lo ha... continui a stare alla larga. Stare alla larga in tutti i sensi: non consigliamo cioè di speculare nemmeno al ribasso, ad esempio attraverso strumenti derivati come le opzioni.

IL TASSO DI CRESCITA SETTORIALE 

Una delle determinanti della valutazione di un titolo è il tasso di crescita del settore a cui la società appartiene. Come lo determiniamo? Abbiamo individuato i principali fattori che contribuiscono “all’attrattività” di un settore: tasso di crescita atteso per le vendite, dimensioni del mercato, redditività attuale, intensità della concorrenza, barriere all’entrata, grado di regolamentazione. Per ognuno dei settori esaminati abbiamo attribuito un punteggio (da 1 a 10) a ogni fattore, per indicare quanto possa pesare sullo sviluppo del settore. Abbiamo infine confrontato il punteggio finale (media ponderata dei punteggi di ogni fattore) con la crescita economica, per determinare la sovra o sottoperformance del settore rispetto alla Borsa.

Questo tasso settoriale può cambiare in base alla regione in cui la società opera (abbiamo individuato tre aree: Europa, Nord America, Mondo). In alcuni casi, infine, applichiamo un’ulteriore correzione quando riteniamo che la società esaminata sia in grado di “battere” sistematicamente il settore (o al contrario faccia sempre peggio). · Un terzo test riguarda la qualità degli utili: per questo esaminiamo le principali voci che hanno portato alla composizione dell’utile, facendo una distinzione tra elementi di “cassa” e scritture meramente contabili come accantonamenti e ammortamenti.

Infine, non possiamo prescindere dalla qualità del management della società: l’esperienza passata, e la disponibilità o meno di liquidità per operazioni “azzardate”, sono altri elementi da noi considerati per valutare il livello di rischio del gruppo.

COME VALUTIAMO I FONDI

La nostra valutazione dei fondi espressa in * tiene conto di tre elementi: – il rendimento, che è ciò che rende più o meno interessante l'investimento in un fondo; – il rischio, di cui il rendimento è altro la remunerazione; – la regolarità dei risultati, per cui un fondo buono oggi, lo sarà anche domani e dopo.

Come funziona

Il nostro indicatore è il risultato di una regressione statistica – vedi riquadro – calcolata sui rendimenti di 5 anni, in base alla quale è possibile separare, da un lato, la sensibilità del fondo al mercato di riferimento – chiamata beta – che misura quanto del rendimento di un fondo è dovuto all'andamento del mercato in cui investe, e dall'altro il rendimento dovuto alla bravura del gestore – chiamato alfa – che è una sintesi dei primi due criteri che abbiamo indicato sopra. Per tenere conto della regolarità dei rendimenti sfruttiamo un altro risultato della regressione, il tracking error, che descrive quanto i risultati della gestione non siano frutto del caso.

Un fondo sarà preferibile tanto più avrà un alfa elevato e un tracking error piccolo; ed è sulla base di questi due elementi che costruiamo la nostra valutazione in P . Il caso limite di un fondo con alfa e tracking error pari entrambi a zero – una serie di punti in fila come una retta che incrocia gli assi nel punto zero  – riceverebbe una valutazione pari a PPP che significa: il fondo si è comportato in maniera identica al mercato con risultati costanti. Fondi con un alfa più alto e/o un tracking error più basso ricevono valutazioni migliori PPPPP e PPPP , viceversa fondi con un alfa più basso e/o un tracking error più elevato ricevono valutazioni peggiori PP e P .

COME VALUTIAMO I FONDI PENSIONE

Per attribuire il voto confrontiamo l'andamento dei fondi (mese per mese, bimestre per bimestre, trimestre per trimestre, etc.) con: il mercato/benchmark più adatto alle esigenze pensionistiche per cui sono stati pensati (vedi tabellina ); l'indice Fideuram (ossia un indice che descrive la media dell'andamento dei fondi comuni) della categoria di fondi con una politica di gestione analoga a quella del fondo pensione; quello che riteniamo il miglior fondo comune per quella categoria di investimenti; con se stesso, ovvero quante volte è andato in perdita rispetto al mese, bimestre, etc. precedente. Per i fondi chiusi il confronto è stato fatto anche col Tfr. Per ogni confronto abbiamo dato 10 per ogni volta in cui il fondo ha battuto mercato, indice Fideuram, etc, 0 in caso di sconfitta e 6 in caso di pareggio. Il voto in tabella è la media.   Annialla pensione Mercato/benchmark ottimale Indice Fideuram Miglior fondo alternativo più di 20 anni 100% azioni internazionali Az. intern. Invesco global structured equity E 15-20 anni 60% azioni 40 % obbl. int. 75% Az. intern.; 25% Obbl. Ubi Pra. Port. Aggressivo 10-15 anni 40% azioni 60 % obbl. int. Bilanciati Eurizon Soluzione 40 5-10 anni 20% azioni 80% obbl. int. Bilanc. obblig. Azimut Scudo 3-5 anni 100% obbligaz. in euro Obbl. euro mt Fondersel euro 0-3 anni 100% liquidità in euro Liquidità euro Eurizon Tesoreria A  

CONTI CORRENTI

Vi presentiamo i criteri in base ai quali valutiamo e mettiamo in fila i conti correnti di cui spesso parliamo sinteticamente sulle pagine di “Soldi Sette”. Facciamo diverse ipotesi, e, per semplificare, spesso proponiamo alcuni profili “tipo” che vi indichiamo nelle tabelle che seguono (dove potete trovare i criteri e le modalità di utilizzo che ipotizziamo per calcolarne i costi).

Se volete avere una risposta personalizzata, potete telefonare al nostro servizio di consulenza al numero 02/6961580 (dal lunedì al venerdì , dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 18), e vi diciamo, sulla base delle vostre necessità, il conto più conveniente per voi.

Trentenne, moglie impiegata, casa di proprietà con mutuo aperto, liquidità investita in azioni italiane ed estere (Nasdaq), due carte di credito.

Servizi del conto corrente

Numero operazioni per anno

Accredito stipendio/pensione

28

Domiciliazione telefono

6

Domiciliazione gas

6

Domiciliazione luce

6

Addebito rata mutuo

12

Invio estratto conto + spese postali

4

Carnet assegni

1

Prelievi sportelli bancomat della propria banca (giorni lavorativi)

12

Contabili di compravendita titoli

40

Invio estratto conto titoli + spese postali

2

Altre informazioni sul conto

 

Giacenza media sul conto

1.500,00 euro

Tipo di bancomat

Internazionale

Quanti bancomat?

2

Quante carte di credito?

2

Si utilizza internet?

Si effettua trading online?

Numero intestatari conto

2

Numero di estratti conto cartacei della carta di credito1.

12

Mesi all’anno in cui il saldo della carta di credito è superiore a 77,47 euro2.

12

Numero di rifornimenti di carburante pagati con la carta

12

Ipotesi sulle operazioni di investimento

Valore medio di una compravendita azioni italiane

2.000 euro

Numero delle compravendite annue di azioni italiane

20

Valore medio del portafoglio di azioni italiane

15.000

Valore medio di una compravendita di azioni Usa

1.000

Numero di compravendite annue di azioni Usa

20

Valore medio del portafoglio di azioni Usa

15.000

Trentenne, moglie impiegata, casa di proprietà con mutuo aperto, liquidità investita in azioni e obbligazioni italiane, due carte di credito.

Servizi del conto corrente

Numero operazioni per anno

Accredito stipendio/pensione

28

Domiciliazione telefono

6

Domiciliazione gas

6

Domiciliazione luce

6

Addebito rata mutuo

12

Invio estratto conto + spese postali

4

Carnet assegni

1

Prelievi sportelli bancomat della propria banca (giorni lavorativi)

12

Contabili di compravendita titoli

25

Invio estratto conto titoli + spese postali

2

Altre informazioni sul conto

 

Giacenza media sul conto

1.500,00 euro

Tipo di bancomat

Internazionale

Quanti bancomat?

2

Quante carte di credito?

2

Si utilizza internet?

Si effettua trading online?

Numero intestatari conto

2

Numero annuo di estratti conto cartacei della carta di credito1.

12

Mesi all’anno in cui il saldo della carta di credito è superiore a 77,47 euro2.

12

Numero di rifornimenti di carburante pagati con la carta

12

Ipotesi sulle operazioni di investimento

Valore medio di una compravendita obbligazioni italiane

5.000 euro

Numero di compravendite annue diobbligazioni italiane

5

Valore medio del portafoglioobbligazioni italiane

25.000

Valore medio di una compravendita azioni italiane

1.000

Numero delle compravendite annue di azioni italiane

20

Valore medio del portafoglio di azioni italiane

10.000

Trentenne, moglie impiegata, casa di proprietà con mutuo aperto, liquidità investita in Conto arancio, due carte di credito.

Servizi del conto corrente

Numero operazioni per anno

Accredito stipendio/pensione

28

Domiciliazione telefono

6

Domiciliazione gas

6

Domiciliazione luce

6

Addebito rata mutuo

12

Invio estratto conto + spese postali

4

Carnet assegni

1

Prelievi sportelli bancomat della propria banca (giorni lavorativi)

12

Altre informazioni sul conto

 

Giacenza media sul conto

1.500,00 euro

Tipo di bancomat

Internazionale

Quanti bancomat?

2

Quante carte di credito?

2

Si utilizza internet?

Si effettua trading online?

Numero intestatari conto

2

Numero annuo di estratti conto cartacei della carta di credito1.

12

Mesi all’anno in cui il saldo della carta di credito è superiore a 77,47 euro2.

12

Numero di rifornimenti di carburante pagati con la carta

12

Cinquantenne, moglie casalinga, casa di proprietà (mutuo estinto), box in affitto e liquidità investita in Conto arancio, due carte di credito.

Servizi del conto corrente

Numero operazioni per anno

Accredito stipendio/pensione

14

Domiciliazione telefono

6

Domiciliazione gas

6

Domiciliazione luce

6

Addebito affitto del box

4

Invio estratto conto + spese postali

4

Carnet assegni

1

Prelievi sportelli bancomat della propria banca (giorni lavorativi)

12

Altre informazioni sul conto

 

Giacenza media sul conto

3.000,00 euro

Tipo di bancomat

Internazionale

Quanti bancomat?

2

Quante carte di credito?

1

Si utilizza internet?

Si effettua trading online?

Numero intestatari conto

2

Numero annuo di estratti conto cartacei della carta di credito1.

12

Mesi all’anno in cui il saldo della carta di credito è superiore a 77,47 euro2.

12

Numero di rifornimenti di carburante pagati con la carta

12

Pensionato, moglie casalinga e casa di proprietà (mutuo estinto), circa 100.000 euro di liquidità investita in titoli di stato, nessuna carta di credito.

Servizi del conto corrente

Numero operazioni per anno

Accredito stipendio/pensione

13

Domiciliazione telefono

6

Domiciliazione gas

6

Domiciliazione luce

6

Invio estratto conto + spese postali

4

Carnet assegni

1

Prelievi sportelli bancomat della propria banca (giorni lavorativi)

12

Invio estratto conto titoli + spese postali

2

Altre informazioni sul conto

 

Giacenza media sul conto

4.000,00 euro

Tipo di bancomat

Internazionale

Quanti bancomat?

1

Quante carte di credito?

0

Si utilizza internet?

Si effettua trading online?

No

Numero intestatari conto

1

Ipotesi sulle operazioni di investimento

Valore medio di una compravendita di titoli di Stato

5.000 euro

Numero di compravendite annue di titoli di Stato

2

Valore medio dei titoli in custodia

100.000

Trentenne single, circa 50.000 euro di liquidità investita sia in azioni italiane sia in azioni estere, 1 carta di credito.

Servizi del conto corrente

Numero operazioni per anno

Accredito stipendio/pensione

14

Domiciliazione telefono

6

Domiciliazione gas

6

Domiciliazione luce

6

Addebito rata mutuo

0

Invio estratto conto + spese postali

4

Carnet assegni

1

Prelievi sportelli bancomat della propria banca (giorni lavorativi)

12

Contabili di compravendita titoli

36

Invio estratto conto titoli + spese postali

2

Altre informazioni sul conto

 

Giacenza media sul conto

2.000,00 euro

Tipo di bancomat

Internazionale

Quanti bancomat?

1

Quante carte di credito?

1

Si utilizza internet?

Si effettua trading online?

Numero intestatari conto

1

Numero annuo di estratti conto cartacei della carta di credito1.

12

Mesi all’anno in cui il saldo della carta di credito è superiore a 77,47 euro2.

12

Numero di rifornimenti di carburante pagati con la carta

12

Ipotesi sulle operazioni di investimento

Valore medio di una compravendita azioni italiane

3.000 euro

Numero di compravendite annue di azioni italiane

15

Valore medio del portafoglio di azioni italiane

20.000

Valore medio di una compravendita di azioni Usa

1.000

Numero di compravendite annue di azioni Usa

7

Valore medio del portafoglio di azioni Usa

10.000

Valore medio di una compravendita di azioni tedesche

1.000

Numero di compravendite annue di azioni tedesche

7

Valore medio del portafoglio di azioni tedesche

10.000

Valore medio di una compravendita di azioni britanniche

1.000

Numero di compravendite annue di azioni britanniche

7

Valore medio del portafoglio di azioni britanniche

10.000

Quarantacinquenne sposato con due figli, moglie impiegata, casa di proprietà con mutuo aperto, circa 25.000 euro di liquidità investita in strumenti di lungo periodo, due carte di credito.

Servizi del conto corrente

Numero operazioni per anno

Accredito stipendio/pensione

28

Domiciliazione telefono

6

Domiciliazione gas

6

Domiciliazione luce

6

Addebito rata mutuo

12

Invio estratto conto + spese postali

4

Carnet assegni

1

Prelievi sportelli bancomat della propria banca (giorni lavorativi)

12

Altre informazioni sul conto

 

Giacenza media sul conto

3.000,00 euro

Tipo di bancomat

Internazionale

Quanti bancomat?

2

Quante carte di credito?

2

Si utilizza internet?

Si effettua trading online?

Numero intestatari conto

2

Numero annuo di estratti conto cartacei della carta di credito1.

12

Mesi all’anno in cui il saldo della carta di credito è superiore a 77,47 euro2.

12

Numero di rifornimenti di carburante pagati con la carta

12

Ipotesi sulle operazioni di investimento

Valore medio dei titoli in custodia

25.000 euro

1 L’invio dell’estratto conto mensile cartaceo costa 1,03 euro (per alcune carte è gratuito se online ed è attivabile mediante iscrizione al sito intenert della società che emette la carta di credito).

2 Se il saldo dell’estratto conto mensile della carta di credito supera i 77,47 euro bisogna pagare il bollo pari a 1,81 euro al mese.

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