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Ecco come valutiamo la solidità delle banche italiane

11 giorni fa - giovedì 11 luglio 2019

Periodicamente ti aggiorniamo sulla solidità delle banche italiane, esprimendo un giudizio e stilando una classifica. Qui ti spieghiamo come facciamo questo lavoro e ti elenchiamo le banche italiane più sicure e quelle da cui stare alla larga.

Solidità banche

Solidità banche

 Regole uguali per tutti

 

Abbiamo iniziato a monitorare la solidità del sistema bancario italiano a fine 2015.

 

A inizio 2016, infatti, l’Italia si è dovuta adattare alla direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), che introduceva in tutti i Paesi europei le stesse regole per prevenire e gestire le crisi delle banche, evitando una “corsa agli sportelli” e una crisi che può allargarsi all’intero sistema (vedi più sotto).

 

Il primo passo è stato stabilire una “autorità di risoluzione” per ogni Paese (per l’Italia, è Banca d’Italia). Questa autorità ha diversi compiti. Il primo è preparare un “piano di azione” pronto all’uso se e quando si dovessero manifestare i primi segnali di pericolo per i conti della banca. Il secondo compito è intervenire per tempo, avviando questo “piano di azione” prima che sia troppo tardi per risanare la banca.

 

Quando non c’è modo di risolvere la crisi con la normale gestione (ad esempio con un aumento di capitale), le “autorità di risoluzione” possono intervenire in più modi, scegliendo quello più adatto o combinandoli tra loro.

 

 Il primo è vendere una parte delle attività della banca a un acquirente privato. A patto, ovviamente, che la banca abbia dei “gioielli” da vendere e che ci sia un acquirente.

 

La seconda possibilità è trasferire temporaneamente l’attività della banca a una nuova società, gestita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti, in vista di una successiva vendita sul mercato.

 

La terza opzione è trasferire i crediti dubbi, in sostanza la parte “malata” del bilancio della banca, a una “bad bank”, cioè a una società che ne curi la liquidazione. E se tutto questo non è applicabile o non basta, si arriva all’opzione più temuta: il bail-in. Si svalutano azioni, obbligazioni, depositi per riassorbire le perdite e rifornire la banca del capitale necessario per proseguire l’attività.

 

Il coefficiente di solvibilità è il rapporto percentuale tra il "patrimonio di vigilanza" dell'intermediario e il totale delle "attività ponderate per il rischio" che si trovano nel bilancio dell'intermediario.

 

Un primo assaggio di bail-in

 

A fine novembre 2015 Governo e Banca d’Italia hanno utilizzato alcune delle nuove regole per salvare quattro banche in crisi: Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Chieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di risparmio di Ferrara.

 

Di fatto, questa operazione è stata concepita per dribblare le regole del bail-in e il suo spirito di base: e cioè che a pagare devono essere in primis i privati (azionisti, obbligazionisti, correntisti con depositati sul conto corrente più di 100.000 euro).

 

Solo in ultima istanza il fondo di risoluzione, o peggio ancora la collettività.

 

In questo caso azionisti e obbligazionisti “subordinati” in prima battuta hanno pagato in prima persona (salvo poi risarcirli – la procedura è ancora in corso, vedi qui).

  

Abbiamo quindi deciso di valutare l'affidabilità degli istituti di credito italiani stilando una classifica delle banche più solide. Lo facciamo analizzando i dati di bilancio più recenti disponibili online e consultabili da tutti e il nostro giudizio si esprime in stelle. Vanno da un minimo di 1 stella a un massimo di 5.

 

Otteniamo questo giudizio puntando i riflettori su due indicatori: common equity tier 1 (spesso lo trovi indicato come Cet1 ratio) e total capital ratio. Entrambi esprimono il rapporto tra il patrimonio e il totale degli impegni assunti dalla banca, ma il primo è più “severo” nel definire il patrimonio. Il Cet1 ratio tiene in considerazione solo il capitale vero e proprio (quanto pagato all’emissione delle azioni e gli utili accumulati), il total capital ratio considera anche altri strumenti, ad esempio alcuni tipi di bond subordinati, considerati “quasi-capitale”.

 

Questo capitale viene poi rapportato al totale degli impegni assunti dalla banca, ad esempio concedendo prestiti. In pratica, quindi, questi rapporti ti dicono quanto la banca è in grado di fronteggiare eventuali difficoltà nel recuperare i prestiti concessi. Questi indicatori hanno dei limiti? Senza dubbio, ma hanno anche dei pregi.

 

Non vogliamo darti l’illusione che questi due indicatori, da soli, bastino a riassumere tutto lo stato di salute delle banche. Il primo limite è che, se una banca non opera in tutti i possibili campi di attività, ma solo in alcuni, questi indicatori possono essere “dopati”.

 

Facciamo un esempio concreto

 

Se una banca presta al settore privato, si considera l’intero importo dei prestiti, se invece presta al settore pubblico i prestiti vengono dimezzati.

 

Supponiamo che una banca abbia un capitale di 10 e faccia prestiti per 100: se ha prestato a privati ha un indicatore pari al 10%, se i prestiti li ha fatti allo Stato l’indicatore balza al 20% (10/50). Questo, perché si suppone che lo Stato sia più affidabile dei privati… e su questo ci sarebbe da discutere.

 

L’altro limite di questi indicatori è che forniscono solo una “fotografia” della banca, ma le cose possono cambiare in fretta. Nonostante i limiti, questi indicatori hanno anche grandi pregi: non ultimo, il fatto di permettere un confronto facile e immediato.

 

Non a caso, la Banca centrale europea (Bce) li utilizza come principale strumento di vigilanza chiedendo il rispetto di un minimo prestabilito.

 

La Banca centrale europea chiede un livello minimo generale di CeT 1 ratio del 7% e di Total capital ratio del 10,5%. In Altroconsumo Finanza nº 1289 abbiamo innalzato i “nostri” livelli minimi all’8% per il CeT 1 ratio e dell’11,5% per il Total capital ratio. In Altroconsumo Finanza nº 1302 abbiamo portato il livello minimo di CeT 1 ratio al 9% e di Total capital ratio al 12,5%.

 

LA NOSTRA METODOLOGIA

 

Noi analizziamo la stragrande maggioranza delle banche italiane, circa 300.

 

Come primo passo, abbiamo riassunto in un “indice sintetico” il Cet1 ratio e il total capital ratio, dando un punteggio complessivo.

 

Abbiamo usato l’ultimo dato disponibile: per le banche più “trasparenti” è oggi quello al 31 marzo 2019, per altre abbiamo dovuto utilizzare il dato al 31 dicembre 2018.

 

Un punteggio di 100 indica che la banca rispetta esattamente i limiti del 9% e del 12,5% (per uniformità abbiamo utilizzato questi “paletti” per tutte, anche per le banche cui la Bce chiede livelli diversi). Se il punteggio è inferiore a 100 la banca non raggiunge i limiti, se è superiore a 100 la banca supera i minimi che ti abbiamo indicato.

 

L’indice ti dice anche quanto è ampio il “margine di sicurezza”. Se ad esempio una banca ha un Cet1 del 18% e un total capital ratio del 25%, doppio rispetto ai minimi, troverai un punteggio di 200. Se supera i livelli minimi del 50% troverai un 150, e così via.

 

A questo punto, sai come leggere il punteggio: più è alto, meglio è. Noi lo abbiamo tradotto in un “rating” da 1 a 5 stelle (1 le meno affidabili, 5 le più sicure). A

bbiamo dato: 1 stella a chi ha un punteggio fino a 110; 2 stelle per punteggi tra 110 e 130; 3 stelle per punteggi tra 130 e 150; 4 stelle per punteggi da 150 a 200; 5 stelle per chi ha parametri più che doppi rispetto ai minimi stabiliti.

 

Non è finita qui: per conferire il giudizio di affidabilità massima (5 stelle) a un istituto bancario integriamo l’analisi degli indicatori di bilancio con il calcolo del Texas Ratio.

 

Il Texas ratio è calcolato come rapporto tra i crediti deteriorati e la somma di due elementi: il patrimonio e gli accantonamenti sui crediti effettuati in passato. Un valore inferiore a 1 è positivo: significa che il totale dei crediti marci è più basso dei mezzi che la società ha a disposizione per far fronte al loro eventuale azzeramento.

 

Al contrario, un Texas ratio superiore a 1 è un campanello d’allarme. Il limite di questo indicatore è che fotografa un solo elemento di rischio, i crediti marci appunto, ma non altri, come per esempio l’esposizione a strumenti derivati. Anche questo è solo un tassello all’interno della nostra metodologia, che, come ultimo passaggio, prevede anche il giudizio dell’analista in base alle notizie relative alla società.

   

Vuoi sapere quali sono gli istituti bancari più sicuri in Italia? Sei cliente di Intesa Sanpaolo, di Ubi banca, di Banco Bpm o di Unicredit e vuoi tener d’occhio la tua banca? Usa il nostro comparatore che trovi qui.

   

Qui di seguito ti elenchiamo le banche che hanno ottenuto il punteggio massimo (5 stelle) e che hanno passato la prova del Texas ratio.

 

Ripetto alla nostra ultima analisi ben 5 banche su 20 hanno perso la vetta. Sono Banca Ifis (spa), Banca Malatestiana Credito Cooperativo, Banca Profilo (gruppo), Bcc San Marzano di San Giuseppe e IwBank Private investment, che passano a 4 stelle.

 

Una nuova banca nella nostra selezione conquista il massimo giudizio, Illimity bank. A questa si aggiunge Banca Leonardo Spa. In totale, il numero di banche a 5 stelle si riduce quindi a 17 istituti.

 

Qui sotto trovi le banche più sicure. I clienti di queste banche possono dormire sonni tranquilli.

 

Le banche in vetta
Aletti e. C Banca di Investimento Mobiliare Biverbanca - CR di Biella e Vercelli
Banca Finnat CRA di Castellana Grotte Credito Cooperativo
Banca Profilo (spa)  Crédit Agricole Cariparma
Banca Santa Giulia FinecoBank
Banco di Sardegna ICCREA Banca (spa)
Binck Bank Illimity Bank
Cassa Centrale Banca Credito C. del Nord Est Spa e Gruppo Bancario Intesa Sanpaolo (spa)
Banca Leonardo Spa Unicredit (spa)
Le banche e i gruppi bancari in tabella ottengono un giudizio di solidità pari a 5 stelle nell’ipotesi di un livello minimo richiesto di CeT 1 ratio pari al 9% e un Total capital ratio del 12,5%. Dati al 10 luglio 2018.

 

Molta attenzione, invece, devono prestare i clienti delle seguenti banche, che hanno ottenuto una sola stella, vedi qui sotto, con particolare attenzione al punteggio. Se è inferiore a 100, la situazione è ancor più preoccupante.

Le banche a rischio
Giudizio pari a 1 stella e punteggio sotto 100 BCC di Castagneto Carducci
Banca Farmafactoring Banco Marchigiano
Cru di Rovereto Banca Patavina -CC di Sant'Elena e Piove di Sacco
Iccrea Banca impresa BTL – Banca del Territorio Lombardo
Mediocredito italiano BCC di Recanati e Colmurano
Giudizio pari a 1 stella e punteggio sopra 100 Bcc di Venezia, Padova e Rovigo - Banca Annia
Banca Centropadana Credito Cooperativo Banca Monte Pruno
Banca di Pescia e Cascina-Credito Cooperativo BCC Valdostana Cooperative De Credit Valdôtaine
Banca di Monastier e del Sile Credito Cooperativo Crédit Agricole Carispezia
Banca Don Rizzo CC della Sicilia Occidentale Crédit Agricole FriulAdria
Banca Popolare di Spoleto CR di Bra
Banca Popolare Valconca Credito Cooperativo Romagnolo Bcc di Cesena e Gatteo
Banca Valdichiana CC di Chiusi e Montepulciano BCC Umbria – società cooperativa
Banco di Credito Paolo Azzoaglio CRU di Bolzano
BCC Agrobresciano Mediocredito del Friuli
BCC Bergamo e Valli Unipol Banca
BCC dell'Oglio e del Serio  CentroMarca Bcc di Treviso e Venezia
BCC di Cagliari

ViVal Banca - BCC Montecatini Terme e Bientina e S.Pietro in Vincio Soc. Coop

Bcc di Ancona e Falconara Marittima

Banca Cambiano 1884 S.p.a
Le banche e i gruppi bancari in tabella ottengono un giudizio di solidità pari a 1 stella nell’ipotesi di un livello minimo richiesto di CeT 1 ratio pari al 9% e un Total capital ratio del 12,5%. Il campione non considera le banche con giudizio sospeso. Elaborazione con dati al 10 luglio 2019.

 

 

Tutte le situazioni, però, sono in continua evoluzione. Dipende dai nuovi dati, ma anche, dall’evoluzione di situazioni problematiche, vedi i casi Popolare di Bari e Carige, le cui novità si susseguono. Ti invitiamo a consultare il nostro selettore: lo trovi qui.

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