Alphabet A (ex Google A) US02079K3059

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Articoli

  • Analisi
    Alphabet A: solidi risultati trimestrali un mese fa - lunedì 30 ottobre 2017
    I risultati trimestrali di Alphabet hanno superato le nostre attese. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Tra trionfo e tragedia: la settimana delle Borse 2 mesi fa - lunedì 25 settembre 2017
    Bilanci quasi invariati per i listini azionari: New York ha chiuso a +0,1%, le Borse europee, in media, a +0,8%. L’avvio di questa settimana è stato relativamente tranquillo: l’esito delle elezioni tedesche sembra non spaventare i mercati. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Alphabet: mantiene la rotta sulla crescita 4 mesi fa - mercoledì 26 luglio 2017
    La sanzione inflitta dall’Unione Europea ha pesato parecchio sull’utile del gruppo, ma i risultati derivanti dalla sua attività hanno superato le attese.

    Prezzo al momento dell'analisi (25/07/2017): 969,03 USD

    Il prezzo del titolo è troppo elevato, e il fatto che la società resti sotto i riflettori delle authority europee non è da sottovalutare. Limitati a mantenere il titolo se già l’hai in portafoglio.

    Come previsto, la sanzione miliardaria inflitta a Alphabet (Isin US02079K3059) ha pesato fortemente sugli utili del secondo trimestre 2017. Senza tener conto di questo elemento, tuttavia, l’utile per azione segnerebbe un rialzo del 27% rispetto allo stesso periodo del 2016. È un dato migliore del previsto, supportato ancora una volta dai ricavi pubblicitari derivanti da Google – il cuore del fatturato del gruppo. Il prezzo medio per ogni clic ha continuato a scendere (-23% nel trimestre), ma il calo è largamente compensato dal rialzo del 52% nel numero di clic sulle pubblicità del motore di ricerca e della piattaforma YouTube. In altre parole, Alphabet continua a dominare il mercato della pubblicità online. Il gruppo deve far fronte a altre inchieste di Bruxelles sull’abuso di posizione dominante, ma pensiamo che questo non comprometta né la crescita né la redditività superiore alla media. Alziamo le stime sull’utile per azione da 32 a 34 Usd per il 2017 e da 36 a 38 Usd per il 2018.

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  • Analisi
    Falchi nel cielo: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 3 luglio 2017
    È arrivato il momento della fine del denaro facile che ha sostenuto le Borse negli ultimi anni? È quanto il mercato ha iniziato a domandarsi dopo le dichiarazioni fatte da esponenti delle Banche centrali di Usa, Europa, Regno Unito e Canada. Ecco vincitori e vinti di una settimana nervosa.

    Variazioni settimanali su prezzi al 30/06/17 


    I falchi, nelle Banche centrali, sono coloro che spingono per una politica monetaria molto attenta a contenere il carovita – coloro che oggi spingono per un rialzo dei tassi d’interesse. Le colombe, invece, sono le persone a favore di una politica monetaria più “accomodante”, a favore della crescita economica – coloro che oggi spingono per non alzare i tassi.

    Titoli finanziari sugli scudi…

    Il settore finanziario è stato il vero vincitore della settimana, archiviata con un rialzo dell’1,6%. Il risultato è rilevante se pensi che il bilancio medio delle Borse mondiali, in settimana, è stato lievemente negativo (-0,3%). Il motivo del rialzo è presto detto: la prospettiva di una progressiva “stretta monetaria”, con conseguente rialzo dei tassi d’interesse, potrebbe dare fiato ai conti delle società del settore, provati da anni di tassi d’interesse bassi.

     

    … con Banche americane e italiane che svettano

    In particolare, molto bene hanno fatto i titoli bancari, saliti, mediamente del 3%. E ancora meglio sono andate le azioni delle banche americane, salite, in media, del 5%. Tutti i principali istituti di credito americani hanno, infatti, passato gli “esami del sangue” sulla loro solidità condotti dalla Banca centrale americana. Quest’ultima ha così dato il via libera ai programmi di remunerazione degli azionisti – aumenti di capitale e acquisti di azioni proprie. Non per nulla Bank of America (24,26 Usd; Isin US0605051046) ha immediatamente annunciato un aumento del proprio dividendo trimestrale, che è stato gradito dal mercato – il titolo ha guadagnato in settimana il 6,3%. Nonostante il ritocco al rialzo, il rendimento annuo da dividendo offerto dalle Bank of America non è da strapparsi i capelli – 1,6% lordo per il 2017 e 2,3% lordo per il 2018 (al netto della doppia tassazione diventano rispettivamente 1% e 1,4%). Al più, limitati a mantenere queste azioni. Molto bene si sono comportate anche le banche quotate a Piazza Affari, salendo, in media, del 4,7%. A trascinarle c’è stata Intesa Sanpaolo (2,78 euro) che ha guadagnato in settimana il 6,1% beneficiando ancora dell’operazione sulle banche del Veneto – si compra solo la polpa “buona” di Popolare Vicenza e Veneto Banca, lasciando tutti gli altri, compreso lo Stato (quindi tu), a leccarsi le ferite. Reagisci e riprenditi quello che dovrai pagare per questa operazione diventando azionista Intesa Sanpaolo: nonostante la recente salita, le azioni sono ancora convenienti.  

     

    Utility affossate

    La prospettiva di una “stretta monetaria” ha pesato negativamente sul settore utility (-1,6%)– le società che ti portano luce, acqua e gas a casa. I motivi sono due. Primo: in genere sono società molto indebitate, quindi i rialzi dei tassi d’interesse, se non compensati da un incremento delle vendite legato alla crescita economica, rischiano di pesare sui loro bilanci. Questo spiega perché, in particolare, a pagare dazio siano state le utility europee (-2,3%) e, ancor più, quelle italiane (-4,6%) – la crescita economica da noi è debole. Secondo: sono considerati un’alternativa alle obbligazioni – distribuiscono, in genere, dividendi generosi e regolari. Se i bond cominciano a rendere di più, l’attrattiva delle utility comincia a scendere. Non ci spaventiamo: la “stretta monetaria” non dovrebbe essere drastica e quindi non ci aspettiamo un tracollo di questi titoli. Anche se ha perso il 5% in settimana, confermiamo, dunque, anche il consiglio su Engie (13,22 euro; Isin FR0010208488), che ha in atto una strategia convincente – vedi pagina 4. Il titolo è conveniente e vale ancora un investimento per il lungo periodo. Se vuoi diversificare il rischio, comprandoti in un colpo solo circa 80 utility sparse per il mondo, scegli l’Etf Lyxor msci world utilities (189,61 Usd; Isin LU0533034558) a Piazza Affari.

     

    Una nuova scivolata per i titoli tecnologici

    In settimana si è registrata anche una nuova scivolata dei titoli tecnologici – il listino Nasdaq ha chiuso a -2%. Il settore ha risentito del calo del 5,7% di Alphabet (così si chiama ora Google; 929,68 Usd, Isin US02079K3059) dopo che l’Europa le ha commissionato una multa da 2,4 miliardi di euro. Sembrano tanti, ma sono bruscolini rispetto ai circa 80 miliardi di euro di liquidità che la società ha in cassa (e in ogni caso la società ricorrerà contro la decisione). È stata comunque l’occasione, per il mercato, per portare a casa un altro po’ dei guadagni fatti da questa azione nel corso del 2017 (+25% circa fino a inizio giugno; -5,8% a giugno). Secondo noi il titolo è ancora correttamente valutato. Puoi mantenerlo, a patto, però, che tu sia disposto a sopportare qualche batticuore – se sei un investitore “prudente”, ti suggeriamo di venderlo, assieme a tutte le altre azioni americane. Anche Facebook (150,98 dollari; Isin US30303M1027) ha perso terreno (-2,6%) nonostante sia sempre più vicina al lancio della sua tv, con la realizzazione di programmi originali destinati ai giovani da 17 a 30 anni. La concorrenza, però, sarà spietata e non è scontato che il progetto abbia successo. Vendi.

     

    Il sole del brasile

    Tra gli alti e bassi dei diversi titoli, New York ha chiuso la settimana con un modesto calo dello 0,6%. Peggio sono andate le Borse europee, che hanno perso in media il 2,2%. Tra queste contiene il calo Milano, carica di titoli finanziari che le hanno permesso di chiudere a -1,2%. La maglia rosa però è per la Borsa brasiliana, salita del 3%: nonostante la “tangentopoli”, il Governo sembra poter portare avanti la riforma del lavoro, tanto attesa dal mercato. Bilancio finale del primo semestre: New York +8,2% (Nasdaq +14,1%), Londra +2,4%, Borse europee, in media, +3,7%, Milano +7%.

     

    Risposte per te

    @Alberto Il 21 giugno Renault ha staccato un dividendo di 3,15 euro lordi per azione. Il pagamento è partito dal 23 giugno. L’importo netto (30% tassazione in Francia e sul restante 26% in Italia) è di 1,6317 euro per azione. Su 248 azioni fa 404,66 euro. La banca ha fatto i conti giusti.

    @Fabio Il rapporto tra il prezzo di un’azione e il suo valore contabile – quanto resta se si vendono tutte le attività e si pagano tutti i debiti ai valori di bilancio – è solo uno degli elementi che usiamo per valutare le azioni. Trovi tutti i criteri sul sito alla sezione Difendersi, metodologia.

    @Gabriele Le National Grid sono quotate anche a New York con Isin US6362744095. Anche se in questo caso i rischi dovrebbero essere limitati, meglio acquistare le azioni sul loro mercato domestico (Londra) per evitare problemi in caso di operazioni straordinarie (aumento di capitale).

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  • Analisi
    Senza una direzione precisa: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 19 giugno 2017
    Altra settimana nervosa per le Borse. Il bilancio, in media, è sostanzialmente piatto: New York archivia un piccolo progresso (+0,1%), le Borse europee un piccolo calo (-0,5%).

    Variazioni settimanali su prezzi al 16/06/17

     

    Gli elementi di tensione di Wall Street…

    A New York c’è stata la riunione della Fed, la Banca centrale americana. L’evento era molto atteso, ma l’esito, alla fine, non ha spaventato più di tanto il mercato: è vero che la Fed sarà in futuro meno generosa che in passato, ma tutto sommato la strada indicata è stata quella che il mercato si aspettava. Più rilevanti, e inaspettate, sono state le nuove accuse a Trump di aver ostacolato le indagini sulle interferenze russe nelle ultime elezioni americane. Come ti diciamo da tempo, su Trump e sulla sua riforma fiscale il mercato ha scommesso molto: non sorprende, quindi, che queste notizie non siano state gradite dalle Borse. In particolare, l’indebolimento della posizione di Trump ha pesato sui grandi titoli del settore della tecnologia: la speranza era che le varie Apple (-4,5% alla fine della settimana; 142,27 Usd, Isin US0378331005) e Google – che ora si chiama Alphabet (-1,2% alla fine della settimana; 958,62 Usd; Isin US02079K3059) – potessero, grazie alla riforma fiscale, rimpatriare un po’ di denaro liquido che ora è all’estero, in modo da distribuirlo agli azionisti come dividendi o acquisti di azioni proprie. Ora, come minimo, i tempi sembrano allungarsi. Il mercato, quindi, è passato un po’ all’incasso su questi titoli che erano saliti molto da inizio anno anche sulla base di quelle speranze. Al più, mantieni Apple e Alphabet: se, però, sei un investitore “prudente”, che non ama i batticuore in Borsa, vendili. L’operatore telefonico Verizon (-0,2%; 46,63 Usd, Isin US92343V1044) si sposta ancor più verso le attività internet, perfezionando l’acquisto di alcune attività (posta elettronica, notizie, motore di ricerca…) di Yahoo!. Secondo noi l’azione resta correttamente valutata. Mantieni.

     

    … sono stati per ora digeriti

    Nonostante questi elementi di tensione, New York ha comunque retto. L’indice principale della Borsa Usa, lo S&P500, è riuscito persino a chiudere la settimana con un piccolo progresso dello 0,1%. A sostenerlo c’è stata anche la corsa di un altro “peso massimo” del listino, come General Electric (29 Usd; Isin US3696041033). Il titolo ha messo su il 3,8% (+4,7% se teniamo conto del dividendo di 0,24 dollari lordi per azione staccato in settimana) dopo che è stato annunciato un cambiamento al vertice dopo 16 anni. La persona scelta, comunque, fa già parte dell’azienda e non ci aspettiamo grandi stravolgimenti nella gestione: mantieni le azioni che hai già, ma non acquistarne di nuove. Persino il Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici, ha tutto sommato retto, chiudendo la settimana con un calo contenuto allo 0,9%. Un segnale di come, probabilmente, il settore non sia all’inizio di un tracollo come quello visto nel 2000 – vedi Detto tra noi. Puoi, quindi, comunque puntare su qualche buon titolo del settore: IBM (155,38 Usd; Isin US4592001014), per esempio, è conveniente e ha retto bene ai cali di questi giorni – da inizio giugno ha messo su l’1,8% contro il -0,8% fatto dal Nasdaq. Acquistalo con un’ottica d’investimento di lungo periodo. Se Wall Street si è salvata, l’altra Borsa del Nord America, quella di Toronto, ha sofferto per il calo dei titoli legati alle materie prime (-4,4%), chiudendo la settimana a -1,8%. Per ora merita ancora il 5% dei tuoi investimenti.

     

    Tensioni su titoli bancari in Spagna

    I listini europei hanno chiuso la settimana con un calo medio dello 0,5%. Oltre agli alti e bassi di Wall Street, a pesare ci sono stati i rinnovati timori sulla tenuta del settore bancario. In Spagna, infatti, si teme che Liberbank possa essere in seria difficoltà e possa fare la fine del Banco Popular (con azionisti e possessori di obbligazioni subordinate che hanno perso tutto). Non per nulla, in settimana, i titoli del settore bancario hanno perso, in media, l’1,7% e la Borsa di Madrid è stata, col suo -1,8%, tra le Borse peggiori d’Europa. Il bilancio avrebbe potuto essere più pesante se, sul finire della settimana, non fossero arrivate le notizie sulla Grecia che hanno permesso ai mercati di tirare un piccolo sospiro di sollievo – il Paese ellenico riceverà una nuova fetta d’aiuti internazionali che gli permetterà di onorare i debiti in scadenza a luglio (altrimenti sarebbe stato fallimento).

     

    A Milano sull’ottovolante

    Milano è riuscita a non fare la fine di Madrid – ha chiuso a -0,9% – grazie al rialzo del 6,1% registrato da Ubi Banca (3,56 euro): l’aumento di capitale, partito proprio questa settimana, è evidentemente stato apprezzato dal mercato. Noi siamo meno impressionati: Ubi sta raccogliendo denaro per mettere una pezza alle perdite delle tre banche – le nuove Banca Etruria, Carichieti e Banca Marche – che aveva acquistato a 1 euro e il titolo è caro. Approfitta dei rialzi, se non l’hai ancora fatto, per venderlo (come ti abbiamo detto già lunedì 12 su www.altroconsumo.it/finanza, vendi anche i diritti dell’aumento di capitale, sono negoziabili solo fino al 21 giugno). Ha deluso, invece, Saipem (3,29 euro): aveva iniziato benissimo la settimana, sulla scia della prospettiva di nuovi contratti nel settore eolico, poi, però, complice il calo del prezzo del greggio (-2,3%) legato all’aumento delle scorte di prodotti petroliferi negli Usa è scesa chiudendo a -4,4%. Al più, se hai le azioni, mantienile. A proposito di banche, la doBank dovrebbe sbarcare tra qualche settimana a Piazza Affari. È la società che gestisce i crediti problematici dell’Unicredit. Chi la porta in Borsa con quei crediti ci ha già fatto i soldi. Potrai farli ora anche tu? Per ora la sottoscrizione parrebbe riservata solo agli investitori professionali...

    Se le società milanesi con maggior valore in Borsa hanno chiuso la settimana a -0,9%, quelle di media grandezza si sono comportate un po’ meglio, limitando il calo allo 0,7%. La scommessa sull’Etf lyxor mid cap (130,69 euro; Isin FR0011758085) – punti sulla corsa dei titoli di media grandezza per effetto degli acquisti da parte dei fondi pir – resta valida.

    La maggioranza del presidente Temer in Brasile, nonostante qualche defezione, sembra poter essere in grado di reggere e di andare avanti col programma di riforme. Questo spiega la relativa “tranquillità” del listino di San Paolo che ha chiuso la settimana con un calo limitato allo 0,9%. 

     

    Risposte per te

    @Mario Le minusvalenze scadono come i punti del supermercato. Sono valide nell’anno in cui le hai realizzate e nei 4 anni solari successivi – se le realizzi oggi sono valide fino al 31/12/2021. Se hai scelto il regime amministrato la tua banca si occuperà della loro gestione.

    @Readino Exxon Mobil ha staccato l’ultima fetta di dividendo (stacca quattro volte all’anno) il 10 maggio, ma il pagamento è partito solo dal 9 giugno – dovresti quindi avere già ricevuto l’accredito sul conto (0,77 Usd lordi per azione, 0,4843 Usd netti da doppia tassazione).

    @Silvano Per effetto dell’aumento di capitale del febbraio scorso, il prezzo di carico delle tue azioni Unicredit si è praticamente dimezzato. È corretto, riflette il fatto che il prezzo del titolo si è dimezzato rispetto a prima dell’operazione – l’altra metà è andata nel diritto d’opzione.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 1.072,01 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 792,45 USD
ISIN US02079K3059
Borsa Nasdaq
Beta 1,02
Volatilità 22,78 %
Numero di azioni 298.044.700
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 313,36 USD
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 1.504.798 USD
Punteggio corporate governance 6

Indici chiave per azione (USD)

2017 (e) 2016 2015 2014
Dividendo 0,00 0,00 0,00 0,00
Utile corrente 36,00 28,32 23,12 20,48
Utile netto 32,80 28,32 23,12 21,37
Cash Flow corrente 42,54 37,25 30,51 27,85
Cash Flow netto 42,54 37,25 30,51 27,64
EBIT 43,14 34,48 28,28 24,14
EBITDA 52,88 43,42 35,67 31,51
Patrimonio netto 232,16 201,12 175,07 153,64
Patrimonio netto tangibile 208,20 177,30 151,98 130,70

Rendimento in euro

Alphabet A (ex Google A) Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 12,12 % 2,45 % 8,03 %
Rendimento ultimi 6 mesi 3,26 % 0,50 % 4,01 %
Rendimento ultimo anno 16,70 % 9,29 % 6,08 %
Rendimento ultimi 5 anni 27,18 % 6,92 % 15,87 %

Indici finanziari della società

2016 2015 2014 2013
Pay out 0,00 % 0,00 % 0,00 % 0,00 %
Current ratio 6,29 4,67 4,80 4,58
ROE 14,01 % 13,15 % 13,25 % 13,93 %
ROE netto 14,01 % 13,15 % 13,82 % 14,80 %
Margine lordo 61,08 % 62,44 % 61,07 % 56,78 %
Margine netto 21,58 % 21,10 % 21,88 % 21,60 %
EBIT margin 26,27 % 25,82 % 24,73 % 23,26 %
EBITDA margin 33,08 % 32,57 % 32,27 % 29,84 %
Tax rate 19,35 % 17,27 % 18,95 % 15,01 %
Gearing -59,26 -56,38 -56,61 -61,24
Patrimonio netto / totale attivo 83,01 % 81,60 % 79,69 % 78,71 %

Dati di Borsa per azione

2017 (e) 2016
Rendimento da dividendo 0,00 % 0,00 %
Prezzo/utile corrente 29,37 37,34
Prezzo/cash flow corrente 24,86 28,39
Prezzo/patrimonio netto 4,55 5,26
Prezzo/patrimonio netto tangibile 5,08 5,96
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 5,57 % -

(e) : stima

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