Analisi
Di banca in banca... 19 anni fa - giovedì 15 gennaio 1998

Di banca in banca...

Da quando vi abbiamo detto che le banche non possono più chiedervi conto corrente e deposito titoli per l'acquisto di un fondo abbiamo ricevuto molte vostre segnalazioni di istituti di credito che continuano a seguire la vecchia strada. E allora in strada siamo scesi anche noi. L'ennesima delusione sul fronte banche.

 

• Quest'estate è stata rinfrescata da una piacevole novità: la Banca d'Italia è intervenuta invitando le società di gestione a controllare il comportamento delle banche che collocano i loro fondi. Per acquistare un fondo comune non è infatti necessario aprire un conto corrente e un deposito titoli - a meno che sia previsto nel prospetto informativo - tranne in alcuni casi (Pac, piani di rimborso programmati, adesione a particolari sistemi...).

• Da allora sono cominciate a fioccare le vostre segnalazioni. Gli impiegati vanno avanti alla vecchia maniera, malgrado le disposizioni della Banca d'Italia e quanto affermato dalle loro Direzioni centrali (oltre che dalle società di gestione).

Quale migliore occasione? Curiosi di sapere come stavano andando le cose lo eravamo già. Disposti ad aiutarvi lo siamo sempre e allora... pronti via. Si va per filiali!

 

Guerra aperta

Ne abbiamo sentite veramente delle belle. Non fosse che qui ci sono in ballo i vostri interessi, ci saremmo fatti delle grasse risate. In effetti in alcune banche è anche andata bene. I nostri complimenti alla Deutsche Bank, che ci ha detto al primo colpo che era possibile sottoscrivere il fondo evitando conto corrente e deposito titoli. Alla Banca Popolare di Bergamo, all'Ambroveneto, al Credito Italiano, alla Comit e al Monte dei Paschi di Siena, il primo colpo è invece andato a vuoto. Abbiamo allora sfoderato la nostra arma segreta: la copia della rivista in cui avevamo affrontato l'argomento (Fondi comuni n. 21). A quel punto sono stati loro a ritrovarsi senza cartucce: hanno alzato bandiera bianca e accettato le nostre condizioni.

 

Bancari scatenati

• Alcune banche non hanno invece ceduto. Ce ne hanno raccontate di tutti i colori. E' apparsa addirittura banale l'inflessibilità di due impiegati - di due diverse filiali della Banca di Roma - che si sono limitati a ribadire la necessità di conto corrente o deposito titoli. Più fantasiosa la giustificazione data da un'altra filiale, che ha distinto tra fondi Rominvest e Romagest. Solo per i fondi Romagest è possibile evitare i due conti. Su questo, purtroppo, dobbiamo fare un atto di fede: da noi contattata, la Banca di Roma si è chiusa dietro un riservato silenzio. Forse ha perso il dono della favella, dopo averne fatto copiosamente uso in occasione della privatizzazione!

• Disinvolti gli impiegati del San Paolo di Torino. In una filiale ci hanno detto che accettano come sola modalità di pagamento alla società di gestione l'accredito in conto, per cui il conto corrente è necessario. In un'altra, l'impiegato è stato più conciliante: "Servirebbe il conto corrente; potremmo però farle aprire un libretto di risparmio - costa 10.000 lire - e le 4.000 lire di bolli gliele paghiamo noi". A noi risulta che i bolli ammontano a 20.000 lire. Comunque, finché pagano loro...

• Non è finita. In un'altra filiale l'impiegato ci ha detto che l'operazione era possibile, ma che avrebbe dovuto chiedere alla sede centrale. Ci ha quindi invitati a ripassare la settimana prossima. Cosa che abbiamo puntualmente fatto. L'impiegato non c'era. Abbiamo raccontato tutto a un collega il quale ci ha liquidati con un "Non è possibile farlo. Di sicuro non vi siete capiti. Occorre il conto corrente". Incredibile: la procedura varia non solo da filiale a filiale, ma anche da impiegato a impiegato!

• Infine la Cariplo. In una filiale abbiamo perso un'ora e mezza, senza concludere nulla. L'impiegato ha anche telefonato alla società di gestione (Fondigest) che gli ha confermato la fattibilità dell'operazione. Abbiamo compilato l'assegno per il pagamento e consegnato il documento di identità. A questo punto l'impiegato è sparito. E' ritornato solo dopo 45 minuti con una nuova versione: "Il Direttore mi ha detto che occorre il deposito titoli. E' a costo zero e possiamo pagarvi noi le imposte di bollo". Non abbiamo accettato e il nostro assegno è stato distrutto.

• Il più insolente - vogliate concedercelo - è stato comunque l'impiegato di un'altra filiale, che, dopo aver visto il nostro articolo, ci ha detto che bisogna aprire almeno un deposito titoli. "I giornalisti possono scrivere quello che vogliono. Questa è una loro libera interpretazione". Riportare gli estremi di una circolare della Banca d'Italia ci sembra un dato di fatto. Non è necessaria alcuna interpretazione. Il nostro colloquio si è concluso con un'ultima stranezza: l'impiegato ha fatto una fotocopia del nostro articolo!

 

Concludendo

L'impressione che abbiamo avuto è che sull'argomento regni una grande confusione. A noi invece alcune cose sono risultate evidenti.

• La circolare della Banca d'Italia parla chiaro. Le banche devono essere avvertite. Eppure molte ignorano l'esistenza della circolare stessa. Dove si è spezzata la catena? Le società di gestione non hanno dato seguito alla raccomandazione della Banca d'Italia? La circolare è rimasta sepolta tra mille altre scartoffie sulle scrivanie degli impiegati? Qualunque sia la spiegazione, ci sembra si tratti solo di pretesti per continuare a seguire le vecchie - e comode - abitudini. Non siamo disposti ad accettarli.

• Le società di gestione lasciano troppa libertà alle banche che distribuiscono i loro fondi. E' improponibile che venga lasciata alle banche la facoltà di scegliere la procedura per sottoscrivere i fondi ai loro sportelli.

• Solo la Deutsche Bank ha risposto subito alla nostra richiesta, senza fare una piega. Una signora banca? No, semplicemente una banca disponibile verso la clientela. Questa dovrebbe essere la regola, non l'eccezione.

• Troppi sportelli ci hanno detto di no. Non solo gli impiegati sono male informati, ma rifiutano anche di adeguarsi alle novità. L'ignoranza regna sovrana. Ogni filiale sembra una piccola banca. Sarebbe troppo chiedere che le Direzioni centrali impongano una linea di comportamento uguale per tutti? Come mai, se quelle stesse Direzioni ci hanno confermato che non occorrono conto corrente e deposito titoli, le filiali si comportano diversamente?

• Se proprio non riuscite a ottenere il giusto, cercate di spremere dall'impiegato tutto il succo possibile. La proposta del deposito titoli a costo zero e con l'imposta di bollo a carico della banca non ci sembra da buttare via. A patto che sia veramente così. Insomma chiedete, chiedete e chiedete!

 

Spese di gestione 

Le spese di gestione sono la remunerazione che la società di gestione di un fondo chiede per il suo lavoro. Queste spese vengono prelevate direttamente dal patrimonio del fondo e il valore della quota ne tiene già conto. Più sono alte, più il rendimento del fondo ne risentirà, a parità di strategia di investimento.

  

Interbancaria aumenta le commissioni 

La società Interbancaria ha comunicato che dal 1° marzo '98 aumenterà le commissioni di gestione per i fondi: Investire Bond (da 1,2 a 1,32%), Investire Internazionale, Pacifico, America, Europa (da 1,5 a 1,8%). Inoltre, dal 3 novembre ha sostituito le commissioni di acquisto con quelle di uscita.

 

 

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