Analisi
Il fondo con lo sconto 19 anni fa - martedì 3 febbraio 1998

IL FONDO CON LO SCONTO

"Se ne prendo tre chili mi fa un po' di sconto"? In Italia si può contrattare tutto: dalle condizioni di conto corrente al prezzo delle banane. Tutto, tranne le commissioni dei fondi comuni d'investimento. Almeno questo ci vorrebbero far credere gestori, promotori e autorità di controllo. La tesi ufficiale è che i risparmiatori "devono essere messi tutti sullo stesso piano" e che le eventuali agevolazioni di cui possono godere i sottoscrittori devono essere specificate nel prospetto informativo. In teoria, quindi, i fondi non possono essere venduti se non al prezzo di "listino" stabilito dalle società di gestione, tutto il contrario di ciò che accade nella realtà.

 

Una tesi assurda

Stando ai regolamenti, per concedere uno sconto sulle commissioni la società di gestione sarebbe costretta a modificare il suo "listino prezzi" estendendo a tutti le condizioni più favorevoli. Fatte le debite proporzioni, è come se si obbligasse la Fiat a modificare il prezzo delle sue automobili perché una concessionaria di Salerno non vuole farsi scappare un cliente. Un vero e proprio assurdo. Poiché i gestori non sono degli sciocchi, sanno benissimo che molti clienti pagano "quello che c'è da pagare" senza porsi il problema se la commissione è in linea con il resto del mercato. Del resto, gli italiani si sono avvicinati in massa alla Borsa e al risparmio gestito (fondi comuni, gestioni patrimoniali...) solo di recente e sono relativamente poco informati. Così i listini restano invariati, ai risparmiatori viene fatta pagare la commissione piena e le società di gestione, i promotori e le banche possono continuare a spartirsi in tutta tranquillità la ricca torta del risparmio gestito.

 

Un formidabile grimaldello

Dopo anni di dure battaglie la Banca d'Italia ci ha dato finalmente ragione: è possibile acquistare quote di un fondo comune senza essere costretti ad aprire un conto o un deposito titoli presso una banca. Alcuni istituti di credito continuano a fare storie, ma la diga è crollata. E come vedremo, si tratta di un formidabile grimaldello per contrattare commissioni più basse. Grazie a questo provvedimento, infatti, è sempre possibile dire al venditore (il promotore finanziario, la banca...) che se non ci viene applicato uno sconto sulle commissioni acquisteremo il prodotto della concorrenza che offre condizioni migliori.

Abbiamo provato a mettere in pratica questo "trucchetto" in due tra le maggiori banche italiane, il San Paolo di Torino e la Banca Commerciale Italiana. Ecco com'è andata.

 

La banca è un "suk"

Di fronte alla prospettiva di perdere un cliente, le banche si comportano esattamente come un concessionario automobilistico: tengono duro finché possono e poi...

Ci siamo rivolti a una filiale della Comit presso la quale abbiamo anonimamente aperto un conto per effettuare i nostri test. Volevamo acquistare tre fondi: Genercomit Internazionale, Genercomit Europa e Genercomit Pacifico. Per tutti e tre sono previste commissioni d'ingresso del 4%. A noi parevano un po' troppo alte e così abbiamo chiesto lo sconto.

Il solerte impiegato ci ha spiegato che non era assolutamente possibile, che il prospetto informativo prevede commissioni più basse solo per chi investe dai 50 milioni in su e che quindi non c'era proprio nulla da fare visto che il nostro investimento ammontava a solo 5 milioni per ogni fondo.

A quel punto, anziché cedere e pagare, abbiamo spiegato all'impiegato che a noi tornava comodo acquistare i fondi distribuiti dalla banca, ma che se non ci venivano incontro sulle commissioni, non avremmo esitato a rivolgerci altrove. Sul mercato, infatti, si possono liberamente acquistare fondi che concedono automaticamente uno sconto del 50% sulle commissioni d'ingresso se si passa prima dal fondo monetario (ad esempio, i fondi Centrale in distribuzione presso gli sportelli Ambroveneto e i promotori Ambro Italia, tel. 02/89202016).

L'impiegato ha colto al volo dove stavamo andando a parare: non essendo più obbligatorio aprire un conto o un deposito titoli avremmo potuto acquistare un prodotto della concorrenza senza aggravi di spese e la Comit avrebbe perso la sua percentuale. Così è andato immediatamente a consultarsi con il direttore della filiale e dopo dieci minuti è tornato con la soluzione.

 

Vade retro, commissione!

"In via del tutto eccezionale le concediamo uno sconto del 50% sulle commissioni d'ingresso per tutti e tre i fondi". Vittoria su tutta la linea! La soluzione adottata dalla banca per venirci incontro ci soddisfa: "Noi siamo obbligati a farle pagare la commissione piena all'atto dell'investimento, ma poi contestualmente le riaccreditiamo sul conto corrente il 50% della commissione pagata". In questo modo la forma è rispettata - su 15 milioni abbiamo pagato 600 mila lire di commissioni (pari al 4%) - ma in sostanza abbiamo ottenuto lo sconto perché 300 mila lire ci sono state immediatamente restituite. Al San Paolo di Torino è andata esattamente nello stesso modo e abbiamo potuto sottoscrivere Sanpaolo Hambros Pacific e Sanpaolo Hambros Europe pagando solo il 2% anziché il 4% di commissioni.

 

In conclusione

Anche l'ultimo tabù è stato infranto! Acquistare i fondi con lo sconto è possibile, nonostante la demagogia delle autorità di controllo che cercano di spacciare per tutela del risparmio un regolamento che in realtà ingessa il mercato e fa solo l'interesse delle società di gestione e di chi distribuisce i loro prodotti.

Se decidete di sottoscrivere un fondo mostratevi decisi e pretendete lo sconto sulle commissioni. Se non vi viene concesso, non esitate ad alzarvi dalla sedia per andare ad acquistare i prodotti che offrono condizioni migliori. Noi non mancheremo certo di segnalarveli!

 

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