Analisi
Al banchetto di eurorenta 18 anni fa - lunedì 15 marzo 1999

AL BANCHETTO DI EURORENTA

Finanza & Futuro abbellisce la tavola. Non vi sarà sfuggita la martellante campagna pubblicitaria lanciata da Finanza & Futuro per promuovere l'acquisto del fondo obbligazionario Eurorenta. La società vi offre pasticcini, ostriche, caviale...e un rendimento di ben l'8,59%!!!

Venditori di perline...

Finanza e Futuro appartiene al gruppo tedesco Deutsche Bank che, sbarcato in Italia ormai da qualche anno, pensa ancora di poter vendere perline a noi poveri indigeni. La società infatti mette in evidenza (a caratteri microscopici) che si tratta di un rendimento realizzato negli ultimi 12 mesi e che non vi è garanzia di ottenere uguali rendimenti nel futuro. Ciò che però dimenticano di segnalare è che si tratta di un rendimento al lordo di imposte. Eurorenta infatti è un fondo autorizzato UE su cui viene trattenuto il 12,5% di imposte sul capital gain al momento della vendita. Ma questi signori credono davvero che i risparmiatori italiani sono dei fessi?

...Il confronto corretto

Se applichiamo il 12,5% d'imposta al rendimento pubblicizzato, troviamo un rendimento netto del 7,5%. Un buon fondo tutto sommato, ma non certo migliore di altri. Nello stesso periodo, ad esempio, Centrale Tasso Fisso ha guadagnato il 7,8% e Arca RR il 7,3%. Al netto delle tasse e confrontato con i prodotti dei concorrenti il rendimento di Eurorenta è meno "spumeggiante". Altro che ostriche e caviale! Per di più tale rendimento è stato realizzato in un periodo di forte discesa dei tassi d'interesse (e quindi di crescita del mercato obbligazionario). Oggi, le obbligazioni in euro non rendono più del 3% e sarà estremamente difficile per Eurorenta così come per tutti gli altri fondi realizzare guadagni di molto superiori a questo livello. L'enfasi posta da Finanza e Futuro sui rendimenti passati, per di più lordi, è del tutto fuori luogo.

Non lasciatevi ingolosire

Fino al 30 aprile chi sottoscrive Eurorenta non paga le usuali commissioni di sottoscrizione pari al 3% (un po' care per un obbligazionario). Le spese annue di gestione sono dello 0,75%, cioè leggermente inferiori alla media italiana. Un'occasione ghiotta? Può darsi. Noi crediamo però che chi cerca di carpire la buona fede dei risparmiatori con l'inganno vada punito. E il modo migliore per farlo è utilizzare le regole di mercato e la concorrenza: noi continuiamo a preferire società di gestione più trasparenti e che applicano costi sempre competitivi e su tutti i loro prodotti. E voi?

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