Analisi
Mamma, mi si e'a rotto il BTP! 18 anni fa - lunedì 8 marzo 1999

MAMMA, MI SI E' ROTTO IL BTP!

• Che le spezzature dei Titoli di Stato sarebbero state un problema l'abbiamo detto più e più volte. Vendere un vecchio BTp da 5 milioni (ora pari a 2.582,28 euro) significa pagare due volte le commissioni e le spese fisse: una prima volta per la vendita del lotto da 2.000 euro in Borsa e una seconda per la vendita della spezzatura da 582,28 euro (pari a 1.127.451 lire) alla propria banca. Già, perché per decreto le "spezzature" dei Titoli di Stato non possono essere vendute sul mercato, ma solo ed esclusivamente alla propria banca che così lucra doppie commissioni. Così anche il fisco può mangiare la sua fettina di torta: le negoziazioni fuori mercato (come la vendita diretta alla banca) sono infatti soggette all'imposta di bollo (9 lire ogni 100 mila di controvalore).
• Ciò che non potevamo immaginare, però, era che il diritto di negoziare le spezzature venisse negato: abbiamo fatto una prova su strada e in molti casi non è stato proprio possibile né vendere né comprare. Vediamo come è andata.

A dicembre abbiamo acquistato...

• L'Abi, cioè la "Confindustria" bancaria, e il Ministero del Tesoro minimizzavano il problema delle spezzature: intere pagine di pubblicità sui quotidiani informavano che a partire da gennaio i risparmiatori in possesso di Titoli di Stato ridenominati in euro avrebbero potuto mantenere le "spezzature" fino alla scadenza continuando a incassare le cedole, oppure venderle o ancora acquistarne delle altre per poter raggiungere il lotto minimo negoziabile in Borsa (vale a dire, ad esempio, comperare dalla propria banca 417,72 euro di un determinato titolo - BTp, CcT... - che sommati ai 582,28 euro in portafoglio danno luogo a un lotto minimo di 1.000 euro).
• Per queste operazioni, cioè l'acquisto o la vendita di spezzature, sarebbe stato garantito il prezzo di mercato e alla compravendita sarebbe stata applicata la commissione massima di 10.000 lire. Per testare i costi effettivi dell'operazione a dicembre abbiamo quindi sguinzagliato i nostri "agenti" nelle dieci principali banche italiane e gli abbiamo fatto acquistare un lotto minimo (5 milioni) del BTp 1/11/2007.

... e a gennaio arrivano le sorprese

• Con il primo di gennaio i nostri 5 milioni di BTp si sono trasformati in 2.582,28 euro, cioè in due lotti minimi negoziabili da 1.000 euro e in una spezzatura da 582,28 euro. Abbiamo così deciso di dividere le banche in due gruppi. Alla Comit, Bnl, Monte dei Paschi, Cariplo e Rolo i nostri "agenti" dovevano presentarsi con l'incarico di acquistare una spezzatura da 417,72 euro per poter raggiungere il lotto minimo negoziabile. E così hanno fatto l'11 gennaio. • Peccato però che in tre banche su cinque l'operazione non è stata eseguita. In particolare, alla Bnl il funzionario si è rifiutato di eseguire l'operazione sostenendo che "l'acquisto di una spezzatura non ha senso anche perché il lotto minimo negoziabile in Borsa è di 2.500 euro"! Beata ignoranza... Alla Cariplo si sono rifiutati sostenendo di non aver ricevuto "alcuna disposizione" in merito e di provare a effettuare l'operazione "utilizzando il servizio di banca telefonica". Al Rolo hanno spiegato che non potevano effettuare l'acquisto almeno fino al 15 gennaio in quanto "il sistema" era fuori uso. Il nostro "agente" si è ripresentato il 15 è non ha potuto egualmente acquistare la spezzatura: il sistema era sempre fuori servizio. Cosa che si è ripetuta anche nei giorni successivi. La Comit, invece, ha prontamente eseguito l'operazione e così pare che abbia fatto anche il Monte dei Paschi. In quest'ultimo caso il condizionale è d'obbligo, visto che non ci ancora pervenuta la contabile (d'altra parte anche le altre banche hanno avuto grandi ritardi nella consegna della documentazione in questi primi mesi dell'anno).
• Anche prendendo per buona la parola del Monte dei Paschi dobbiamo concludere che tre su cinque delle maggiori banche italiane non sono state in grado di eseguire il nostro ordine, in palese violazione con il decreto legislativo sulla conversione del debito pubblico in euro.

Ma anche vendere è un problema...

• A questo punto il 20 gennaio abbiamo spedito i nostri agenti in altre cinque banche (Banco di Sicilia, San Paolo, Banca di Roma, Credito Italiano e Banco di Napoli) a vendere la spezzatura da 582,28 euro. Inoltre, per dare una "seconda possibilità" alle banche che avevano fallito il test d'acquisto, abbiamo voluto verificare se erano perlomeno in grado di assicurare la vendita delle spezzature.
• Il risultato è stato altrettanto deludente: come da copione, Cariplo e Rolo non hanno eseguito l'ordine di vendita né hanno saputo dire ai nostri agenti quando sarebbero state in grado di farlo. Il Credito Italiano, invece, ha accettato l'ordine il 20 gennaio ma lo ha eseguito solo il 25 febbraio, cioè con 25 giorni lavorativi di ritardo.
Risultato: 3 banche su 8 - e ripetiamo si tratta sempre dei maggiori istituti italiani - non hanno garantito un servizio cui sono tenute per legge.

Un occhio ai costi...

• Tanto per non smentirsi, la Banca di Roma ha sì accettato l'ordine di vendita della spezzatura, ma non l'ha fatto per l'intero ammontare: l'ordine è stato eseguito solo per 582 euro anziché per 582,28. Quanto ai costi, non ci sono certo andati piano. Oltre a 5,16 euro di commissione di negoziazione (cioè appena sotto il limite massimo di 10 mila lire fissato dall'Abi), la banca ha preteso ben 3,87 euro (poco meno di 7.500 lire) di spese fisse. Aggiungendo anche 0,07 euro di bolli (non dovuti se l'operazione fosse stata effettuata in Borsa) si raggiunge un totale di 9,10 euro (17.620 lire) che su un controvalore di 582 euro (poco più di 1.126.000 lire) rappresenta l'1,56%, circa tre volte la spesa "normale" (0,5%).
• La banca che sulla vendita ha praticato le commissioni minori è stata la Bnl (che, per contro, in precedenza non era stata in grado di effettuare l'acquisto della spezzatura): abbiamo speso esattamente lo 0,50% come per la vendita di un BTp sul mercato.

La morale della favola

• I risparmiatori italiani sono stati doppiamente danneggiati dalle regole di conversione del debito pubblico in euro. In primo luogo perché, come abbiamo visto, i costi per la vendita sono aumentati moltissimo. Infatti, l'1,56% pagato alla Banca di Roma (e in parte anche al fisco) va ad aggiungersi alle commissioni per la vendita dei lotti minimi in Borsa e alle relative spese fisse: in questo caso possiamo parlare di un aumento del 28,99%! E noi ci siamo limitati a condurre un test sulle maggiori banche: chissà come si sono comportati gli istituti minori...
• In secondo luogo, ai risparmiatori è stato negato l'esercizio di un diritto: quello di poter liberamente disporre dei titoli in loro possesso. E ciò in palese violazione delle disposizioni di legge e dei principi stabiliti dalla Commissione europea di Bruxelles.

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