Analisi
La quotazione di Orange 16 anni fa - lunedì 29 gennaio 2001

LA QUOTAZIONE DI ORANGE

Un brillante futuro?

· "De fiuciar is brait" – il futuro è radioso. Brillante. Così suona lo spot televisivo di Orange, la controllata di France Telecom (FT) attiva nella telefonia mobile, in procinto di essere quotata. Di soldi ne hanno spesi per apparire sulle televisioni e la carta stampata dei principali Paesi europei e il merito di aver approntato un’operazione dal respiro addirittura europeo, suscitando anche la curiosità delle massaie, va loro riconosciuto. Ma i soldi andavano spesi: France Telecom deve infatti quotare in Borsa il 13% (innalzabile al 15%) del capitale della propria controllata. La quotazione è pure accompagnata dall’emissione di obbligazioni convertibili sempre in azioni Orange.
· Il prezzo di ogni azione Orange sarà compreso tra 11,5 e 13,5 euro, ma l’intervallo è solo indicativo. Si conoscerà il prezzo definitivo probabilmente il 12 febbraio prossimo, a meno di un prolungamento dell’operazione. I piccoli risparmiatori godranno di uno sconto di 0,5 euro rispetto a questo prezzo a cui si aggiungerà un ulteriore sconto di mezzo euro per coloro che erano azionisti France Telecom già lo scorso 19 gennaio.
· Il numero minimo di azioni acquistabile è di 25 che si potranno sottoscrivere fino all’8 febbraio, sempre salvo proroghe. L’azione comincerà a essere quotata dal 12 febbraio. Ve ne sconsigliamo la sottoscrizione.

Perché ora?

· Ereditando il nome dall’operatore britannico acquistato da Vodafone lo scorso maggio, Orange raggruppa le attività nella telefonia mobile di France Telecom (30 milioni di clienti in 20 diversi Paesi): la maggior parte dei ricavi (83%) provengono però da Francia e Gran Bretagna.
· La quotazione di Orange risponde a due obiettivi di FT. Il primo è trovare i soldi per riacquistare i titoli ceduti a Vodafone in occasione dell’acquisizione di Orange. Il secondo è creare una moneta di scambio per finanziare l’espansione delle attività di FT tramite acquisizioni soprattutto in Europa.

Troppo cara

· Il prezzo richiesto, sebbene inferiore a quanto FT si aspettava solo qualche mese fa, prima cioè del forte calo dei prezzi dei titoli telefonici un po’ ovunque nel mondo, resta troppo elevato – il prezzo corretto da noi calcolato è di 4 euro. L’operatore francese si deve inoltre confrontare con prezzi di Borsa in calo e pesanti costi per gli investimenti nell’UMTS (la telefonia di terza generazione) la cui redditività non è proprio certissima.
· Fatte le debite proporzioni, al prezzo di 11,5 euro, Orange non offre sconti rispetto al n° 1 del settore: Vodafone. Se è pur vero che Orange ha un margine di crescita maggiore rispetto a Vodafone, soprattutto in Francia, il mercato meno sviluppato in Europa, ci sono i rischi dell’integrazione di due gruppi (quello francese e quello inglese) con culture diverse (l’esperienza Daimler-Crysler insegna).
· Inoltre, i programmi di Orange prevedono di arrivare a coprire 50 Paesi entro il 2005 proprio tramite una politica di acquisizioni. Vodafone è già tutto questo e, tra l’altro, è cara anch’essa.

Rimanetene alla larga

Insomma, lasciate perdere ques’Opv: a lungo termine non è un buon affare e speculativamente non ci sembra proprio il momento. Per farvi scappare definitivamente la voglia di partecipare aggiungiamo che, a medio termine, il prezzo di Orange in Borsa potrebbe subire il contraccolpo di analoghe quotazioni che si profilano all’orizzonte: la britannica BT, l’olandese KPN e la tedesca Deutsche Telekom.

IL PESO DELLA CULTURA: DAIMLER-CRYSLER

Integrare aziende con culture diverse è un problema che riesce ad avere ripercussioni sul prezzo di Borsa dei titoli. Dopo il caso Daimler-Crysler anche Orange rischia un analogo destino.

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