Analisi
ARM Holdings 16 anni fa - martedì 20 marzo 2001

ARM HOLDINGS

· Semiconduttori
· Londra (ARM.L)
· 305 pence

La supremazia della società inglese nell'ideazione di microprocessori RISC si è tradotta in eccellenti risultati per l'anno 2000. L'utile per azione è salito dell'80% a 2,86 pence, mentre il fatturato è salito del 62%, cioè circa 100 milioni di sterline.
Questi successi ne hanno fatto lo «standard» nel mercato della telefonia mobile, settore in cui la sua quota di mercato è passata dal 58 al 77%. Purtroppo la lunga lista dei segnali di rallentamento della telefonia mobile ha fatto dubitare più di un investitore, quanto giustificazione del suo valore di borsa. Infatti, il valore chiave nella valorizzazione di ARM risiede nelle royalties, cioè la percentuale che la società incassa su ogni apparecchio venduto utilizzando la sua architettura. L'elemento più interessante nel quadro di questi guadagni è la quasi totale mancanza di costi indotti, che crea un simpatico effetto leva sugli utili, qualora le royalties dovessero decollare. Infatti, negli ultimi quattro anni le royalties sono passate dai modesti 2 milioni di sterline del 97 agli oltre 25 milioni dello scorso anno, mentre i margini operativi sono saliti dal 15 al 31%.
Benché al momento ARM stia sviluppando soluzioni per applicazioni diverse dalla telefonia mobile (modem, lettori di mini-disc, macchine fotografiche digitali, …), nulla ci dice che possano incontrare lo stesso successo. Infatti questi mercati non dovrebbero avere lo stesso impatto (in termini di volumi di vendita) avuto dai telefoni cellulari. Inoltre in questi settori la concorrenza è molto agguerrita, con attori del calibro di MIPS, ARC e Hitachi. Con alla base un'inevitabile erosione dei prezzi.

Rimaniamo convinti della validità del business model di ARM. Ma il prezzo tiene già largamente conto delle prospettive. NON ACQUISTATE.

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