Analisi
ABN Amro 16 anni fa - lunedì 20 agosto 2001

ABN Amro (20/08/2001)
Nel secondo trimestre, il gruppo bancario olandese ABN-Amro (19,62 euro) ha visto il suo utile netto per azione, esclusi gli elementi straordinari, stabilizzarsi, per il terzo trimestre consecutivo, attorno agli 0,44 euro. Questo nuovo trimestre conferma che il gruppo non risucirà a raggiungere il suo obbiettivo di crescita annua del 17% dell'utile netto (esclusi gli elementi straordinari) per azione, entro il 2004. Il ratio Costi/Guadagni è diminuto, passando da 71,8% del primo trimestre a 73,8% del secondo. I costi sono saliti, da un trimestre all'altro dell' 11,1%, in seguito all'integrazione delle acquisizioni effettuate nel 2000 (Michigan National Corporation, Alleghany, ING Barings Stati Uniti). Ma non sono stati compensati dalla crescita dei guadagni (+8,1%) limitata dai bassi introiti della divisioni "banca d'affari" (aumento della crisi nei mercati finanziari nel secondo trimestre e ridotta attività del settore fusioni-acquisizioni). Per affrontare qusta situazine sempre più difficile, sono stati rinforzati i piani di ristrutturazione, che mirano, secondo i nostri studi, a ridurre i costi per azione di 0,66 euro, da oggi al 2004. Il gruppo ha deciso di privilegiare i settori "banca al dettaglio" e "gestione patrimoni" e lo fa ritirandosi dai mercati meno redditizi o in cui la presenza è molto limitata (Marocco, Colombia, Ecuador …) e riducendo il numero di sportelli e dipendenti, soprattutto nei Paesi Bassi. Inoltre il gruppo destinerà a queste attività, in vista del loro rafforzamento futuro, il 20% dei capitali sino ad oggi destinati alla divisione "banca d'affari". Una buona risposta alla persistente crisi dei mercati finanziari anche se preferiremmo che il gruppo ceda subito queste attività non redditizie, seguendo l'esempio del suo concorrente ING, entro la fine del 2001. Una soluzione che però il gruppo non pare intenzionato a prendere. Al contrario la dirigenza ha lasciato intendere che l'espansione in Europa potrebbe proseguire, con la collaborazione di altri gruppi bancari europei. Barclays, Banca di Roma, Commerzbank sono i nomi più citati. Ma è quello di Fortis che, attulamente, raccolgie il maggior interesse. In effetti, molte similitudini culturali potrebbero facilitare questa fusione transfrontaliera.
ABN Amro non raggiungerà i suoi obbiettivi, ancor meno se rimarrà da sola. Infatti, siamo sempre più convinti che il gruppo abbia lanciato questo piano di ristrutturazione per migliorare la sua immagine in vista di un prossimo matrimonio. Un'alternativa interessante, ma che ben difficilmente si potrà concretizzare, se continuerà a portarsi dietro il peso morto della divisione "banca d'affari". Benché il titolo sia a buon mercato, il nostro consiglio è mantenere.

condividi questo articolo