Analisi
Dichiarare i divendi esteri 15 anni fa - lunedì 21 gennaio 2002

DICHIARARE I DIVIDENDI ESTERI

· Sono molti i lettori che continuano a chiederci informazioni su come si dichiarano i dividendi esteri e sull’ammontare delle imposte che, in Italia e nello Stato straniero in cui risiede la società distributrice, devono essere pagate.

· Sebbene l’argomento sia stato già trattato (vedi Soldi Sette n. 360, 364, 398, 404 e 448, in cui, ogni volta, abbiamo focalizzato l’attenzione su alcuni specifici aspetti della complessa materia), alla luce delle nuove disposizioni che sono state emanate, abbiamo ritenuto opportuno ripercorrere l’intero trattamento fiscale dei dividendi esteri, al fine di osservare gli obblighi che i sostituti di imposta devono ottemperare, nonché i comportamenti che gli investitori possono adottare per subire il minor carico fiscale possibile.

· Fra le altre cose, inoltre, tenete presente l’importanza di muovervi per tempo: infatti, per coloro che – come vedremo – hanno intenzione di richiedere la restituzione delle maggiori imposte pagate all’estero, i tempi necessari per il reperimento dei moduli sono talmente lunghi che è meglio agire con largo anticipo.

La ritenuta è sempre d’acconto

· Dato che i comportamenti dei sostituti di imposta (banche e altri intermediari) che intervengono nella riscossione dei dividendi esteri per conto dei propri clienti non sempre erano omogenei, il Fisco ha emanato la risoluzione n. 104 del 03/07/2001.

· Innanzitutto, la ritenuta alla fonte del 12,5% (prevista dall’art. 27 del DPR n. 600 29/09/1973) deve essere calcolata sul dividendo al lordo di qualsiasi ritenuta praticata all’estero e non, come molti intermediari facevano, sul "netto frontiera" (il dividendo lordo, detratte le imposte estere).

· Essa, inoltre, è sempre a titolo di acconto. Ciò vuol dire che, anche se per i dividendi di fonte italiana l’investitore ha optato per la ritenuta a titolo di imposta (la cosiddetta cedolare secca), sui dividendi esteri la ritenuta applicata è sempre a titolo di acconto. Ne consegue, per il contribuente, l’obbligo di indicarli nel modulo scelto per la propria dichiarazione dei redditi e precisamente:

– nel quadro RI sezione I del modello Unico;

– nel quadro D del modello 730.

 

ATTENZIONE

I dividendi di fonte estera vanno indicati nei modelli Unico o 730 (e concorrono quindi alla formazione della base imponibile ai fini Irpef) per il loro intero ammontare, ossia al lordo sia della ritenuta praticata all’estero, sia della ritenuta praticata in Italia.

Niente credito d’imposta

Sugli utili di fonte estera, inoltre, non spetta il credito di imposta del 58,73% previsto dall’art. 14 del Testo unico delle imposte sui redditi per i dividendi italiani. Il contribuente, però, ha diritto di portare in detrazione dall’Irpef risultante dalla propria dichiarazione dei redditi:

– le imposte sui dividendi esteri pagate in Italia a titolo di acconto (ossia il 12,5% del dividendo lordo) per il loro intero ammontare, indicandole nell’apposito rigo del quadro RN del modello Unico o del quadro F del modello 730 (non garantiamo che i quadri siano ancora RN e F, dipende dai modelli Unico e 730 del 2002, ma così è stato negli ultimi anni);

– le imposte pagate all’estero in via definitiva. In questo caso, però, la detrazione deve avvenire nel periodo di imposta in cui i dividendi vengono tassati all’estero, indipendentemente dal momento in cui concorrono a formare il reddito disponibile del contribuente nello Stato italiano. La detrazione massima spettante, però, deve essere calcolata sulla base degli elementi di reddito dell’anno in cui il dividendo estero ha concorso a formare il reddito complessivo.

L’imposta estera si detrae solo in parte

· Contrariamente alla ritenuta d’acconto praticata in Italia, detraibile per intero, l’imposta pagata all’estero può inoltre detrarsi, in sede di dichiarazione dei redditi, per un ammontare non superiore alla quota di imposta italiana corrispondente al rapporto fra i redditi prodotti in uno Stato estero e il reddito complessivo del contribuente (art. 15 del Testo unico delle imposte sui redditi). Questa è la detrazione massima ammessa per i dividendi percepiti in quello Stato.

· Per esempio, se il reddito prodotto in Italia è di 20.000 euro, i dividendi prodotti in uno Stato estero sono di 2.000 euro, l’Irpef a debito risultante dalla dichiarazione dei redditi (calcolata su 22.000 euro) è di 5.180,76 euro, la detrazione massima ammessa è pari a 470,98 euro (ossia 2.000/22.000x5.180,76).

I trattati bilaterali contro le doppie imposizioni

· Può però accadere che fra lo Stato italiano e quello estero esista (come per la maggior parte dei Paesi industrializzati) un accordo bilaterale contro le doppie imposizioni. Secondo questi accordi il cittadino italiano può ottenere – dietro esplicita richiesta, a propria cura e spese e previa dimostrazione di non essere residente nel Paese straniero e di pagare le tasse in Italia – l’applicazione di un’aliquota ridotta sui dividendi esteri percepiti. La relativa imposta, in genere, è interamente recuperabile in Italia.

· Nella maggior parte dei casi, però, non viene inoltrata alcuna richiesta, per cui lo Stato estero, ignorando il destinatario del dividendo distribuito, procede all’applicazione dell’aliquota piena (anche questa, in teoria, interamente recuperabile, in parte in Italia e in parte all’estero).

I calcoli si fanno più complessi

· In caso di aliquota ridotta convenzionale (che, per la maggior parte dei Paesi – Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Usa e Svizzera – è stabilita nella misura del 15%), il cittadino italiano può portare in detrazione dall’Irpef determinata in sede di dichiarazione dei redditi la minore fra l’imposta ridotta pagata nello Stato straniero e la detrazione massima consentita (determinata moltiplicando il coefficiente – dividendi prodotti in uno Stato estero/reddito complessivo del contribuente – per l’Irpef lorda totale).

· Per esempio. Se il dividendo estero è di 5.000 euro, l’imposta effettivamente pagata nello Stato straniero è di 1.250 euro (aliquota applicata 25%), quella derivante dall’applicazione dell’aliquota ridotta convenzionale (15%) è di 750 euro, il reddito complessivo del contribuente al netto dei dividendi esteri è di 25.000 euro, l’Irpef totale lorda (calcolata su 30.000 euro) è di 7.740,46 euro e, di conseguenza, la detrazione massima consentita è di 1.290,13 euro (5.000 / 30.000 x 7.740,46), la detrazione da calcolare in sede di dichiarazione dei redditi è di 750 euro (ossia, il valore minore fra 750 e 1.290,13). L'eccedenza (1.250- 50=500 euro) deve invece essere richiesta a rimborso direttamente all’amministrazione finanziaria dello Stato straniero.

Fare i conti Paese per Paese

Ma non è tutto. Per chi percepisce dividendi da più di uno Stato straniero è necessario procedere nei calcoli Paese per Paese, senza possibilità di compensare crediti e debiti relativi a Stati diversi.

I moduli

· Per richiedere il rimborso della quota di imposta pagata all’estero e non detraibile dall’Irpef italiana, è necessario presentare domanda all’amministrazione finanziaria dello Stato estero su moduli appositamente predisposti. Tali moduli fanno riferimento alla convenzione contro le doppie imposizioni stipulate fra l’Italia e ciascuno Stato straniero e, pertanto, sono diversi per ognuno di essi (fra le altre cose, sono moduli bilingue, per cui in italiano e francese per la Francia, in italiano e tedesco per la Germania e via dicendo). Potete trovare questi moduli presso l’Agenzia delle entrate competente per il territorio in cui avete la residenza, ma anche la vostra banca dovrebbe (ma sottolineiamo il condizionale, dovrebbe!) possederli. Una volta compilati (in triplice copia) vanno consegnati all’Agenzia delle entrate che provvede a vidimarli e a riconsegnarvene due: uno è per voi, l’altro, al quale è necessario che alleghiate i documenti attestanti il pagamento dell’imposta (ossia, la documentazione della banca) e, in alcuni casi (ma è buona abitudine farlo sempre), una domanda di rimborso scritta in carta libera (se non conoscete la lingua del Paese destinatario vi consigliamo di scriverla in inglese), da inviare all’autorità fiscale straniera.

· Gli indirizzi in alcuni casi li trovate sui moduli, in altri dovete invece recuperarli rivolgendovi ai Consolati o alle Ambasciate dei diversi Stati.

I dividendi del signor Rossi

· Ora consideriamo un caso ipotetico. Il signor Rossi possiede nel suo portafoglio titoli delle azioni di una società tedesca, in virtù delle quali gli vengono corrisposti dividendi lordi ammontanti a 3.000 euro. Su tali dividendi viene applicata in Germania un’imposta a titolo definitivo pari a 26,3% dell’utile distribuito (quindi 789 euro), mentre la sua Banca ha calcolato in Italia una ritenuta d’acconto del 12,5% del dividendo lordo, per un valore di 375 euro. Il dividendo netto pagato al signor Rossi ammonta pertanto a 1.836 euro. Poiché i dividendi in questione sono di fonte estera, esiste l’obbligo per il signor Rossi, che preferisce optare per il modello Unico, di indicarli nella dichiarazione dei redditi che presenterà per il corrente periodo di imposta. A maggio del prossimo anno, quindi, scriverà nel quadro RI del modello Unico 2002 il dividendo lordo pagato dalla società estera (ossia 3.000), che concorrerà alla formazione della sua base imponibile per il calcolo dell’Irpef. Poiché è suo diritto detrarre interamente dall’Irpef dovuta l’imposta sui dividendi esteri pagata in Italia a titolo di acconto, indicherà 375 nell’apposito rigo del quadro RN. Per l’imposta pagata all’estero dovrà invece fare alcuni calcoli.

· Innanzitutto dovrà calcolare la detrazione massima consentita in Italia per l’imposta pagata all’estero. Ipotizzando un reddito annuo lordo al netto dei dividendi tedeschi di 30.000 euro e una conseguente Irpef a debito (calcolata su 33.000 euro) di 1.473,61 euro, calcolerà la detrazione massima consentita in Italia pari a 803,79 euro (ossia, 3.000/33.000x1.473,61).

· In secondo luogo confronterà la detrazione massima consentita (in precedenza calcolata) con l’imposta risultante dall’applicazione dell’aliquota ridotta convenzionale (15%) stabilita nel trattato contro le doppie imposizioni stipulato fra Italia e Germania. Poiché quest’ultima (450 euro, ossia 3.000x15%) è inferiore alla detrazione massima consentita, il signor Rossi indicherà nell’apposito rigo del quadro RN di Unico 2002, 450 euro.

· La maggior tassazione subita all’estero rispetto all’aliquota convenzionale (789-450=339 euro) potrà invece richiederla a rimborso direttamente all’autorità fiscale tedesca. Andrà quindi all’Agenzia delle entrate competente per suo territorio di residenza (l’indirizzo e il numero di telefono sono facilmente reperibili sulla guida telefonica alla voce "Agenzia delle entrate"), richiederà e compilerà in più copie (generalmente sono tre, ma la Francia, ad esempio, ne richiede cinque) l’apposito modello, che sottoporrà alla stessa amministrazione finanziaria per la vidimazione e la certificazione che il signor Rossi è residente in Italia ed è soggetto a imposta italiana sui dividendi esteri percepiti. Delle copie restituitegli, una la tratterrà per sé, mentre l'altra, con allegati i dovuti documenti, la trasmetterà all’amministrazione fiscale tedesca.

· A questo punto al signor Rossi non resta che pazientare: l’attesa sarà molto lunga.

LE IMPOSTE SUI DIVIDENDI NELL'AREA EURO

Paese

trattenuta all'estero

in base alla convenzione

Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo

25%

15%

Finlandia

29%

15%

Grecia, Irlanda

-

15%

Spagna

18%

15%

 

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