Analisi
Telecom Italia 15 anni fa - lunedì 13 maggio 2002

TELECOM ITALIA

I risultati trimestrali di Telecom Italia (TI; 8,65 euro) non hanno riservato sorprese. Si conferma una debole crescita dell'attività: il fatturato e l’utile industriale sono in aumento, su base comparabile, di meno del 3%, anche se l'utile per azione (senza elementi straordinari) sale del 32% grazie al calo delle svalutazioni delle partecipazioni. Alla base delle difficoltà del gruppo ci sono ragioni congiunturali, ma anche strutturali. Nella telefonia fissa il fatturato arretra dell'1% per la debolezza registrata in tutta Europa della tradizionale attività voce. Nella telefonia mobile, tramite la controllata Tim (4,67 euro), il fatturato cresce globalmente del 4%, ma solo dell’1% in Italia, dove il tasso di penetrazione del mercato si avvicina al 90%. Sempre in questo ramo i nuovi servizi (trasferimento di dati) faticano a imporsi e le attività internazionali – benché in crescita soprattutto in Sud America – restano a uno stadio poco sviluppato. Tuttavia, i margini di guadagno (che rimangono apprezzabili) permettono al gruppo di generare liquidità e di ridurre l'indebitamento. Infine, il fatto che TI sia meno esposta nell'Umts rispetto ad altri operatori europei le consente di vantare un indebitamento molto più basso (1/3 di quello di Deutsche Telekom).

Il gruppo ha limitati veicoli di crescita. In linea con il management che non le ha ritoccate, lasciamo invariate le stime sull'utile per azione Telecom a 0,21 euro per il 2002 e a 0,27 euro per il 2003. Non acquistate né TI né Tim, entrambe care.

TELECOM ITALIA (in euro)

Anche se è lontano dai massimi, il prezzo di TI oggi non è un'opportunità d'investimento. Non acquistare.

 

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