Analisi
Sotto la lente 14 anni fa - lunedì 9 dicembre 2002

SOTTO LA LENTE

IL SETTORE FARMACEUTICO

Il settore farmaceutico è in difficoltà. Nel corso degli ultimi mesi ben 5 dei 7 maggiori produttori americani di medicinali hanno annunciato di non poter realizzare gli utili inizialmente previsti (e dichiarati) per il 2002. Di fronte a tale instabilità, il settore sembra perdere la caratteristica di investimento difensivo che da sempre lo caratterizzava. Le nostre analisi mostrano che oggi solo Pfizer merita un acquisto.

La scadenza dei brevetti

· Numerosi farmaci (soprattutto quelli il cui fatturato annuo supera il miliardo di dollari) hanno recentemente visto scadere il loro brevetto o lo vedranno scadere a breve. Non meraviglia quindi che il fatturato delle imprese che li producono sia diminuito, in seguito all’arrivo sul mercato di prodotti "generici" concorrenti meno cari. Se la scadenza dei brevetti (quelli di una certa età) era attesa, ciò che i gruppi farmaceutici non avevano previsto era un così rapido crollo delle vendite. Un esempio è il Prozac (principale prodotto di Eli Lilly): il brevetto scadeva nell’agosto 2001 e le vendite sono crollate del 70% già nel 1° trimestre 2002.

· Ad aggravare la situazione, il sempre più aggressivo comportamento dei produttori di farmaci generici. Per esempio, il generico sostituto dell’antibiotico Augmentin (di GlaxoSmithKline) è stato immesso sul mercato prima che la giustizia americana si fosse pronunciata sulla scadenza del brevetto. Con tali comportamenti, i produttori di farmaci generici corrono grossi rischi, in quanto potrebbero essere condannati a versare forti risarcimenti per violazione dei diritti di brevetto. Le prospettive di risarcimento non spaventano, però, i produttori di generici, sia perché dispongono di consistenti mezzi finanziari, sia perché le opportunità, in termini di fatturato sono più che interessanti. Infatti, il motivo per cui i prodotti generici vengono registrati e immessi sul mercato prima che i brevetti scadano è quello di ottenere il monopolio delle vendite nei 6 mesi immediatamente successivi la scadenza del brevetto.

· Tale modo di procedere, positivo per i nuovi concorrenti, non è altrettanto positivo per i risparmiatori che vogliono investire nel settore. Il sempre maggior numero di cause giudiziarie fra produttori di farmaci sostitutivi fa infatti crescere il rischio connesso a questo tipo di investimento.

È meglio prevenire che...

· I gruppi che possiedono brevetti prossimi alla scadenza – a maggior ragione se relativi a farmaci che generano una grossa fetta di ricavi – devono impegnarsi in un immediato lancio di nuovi e redditizi prodotti se vogliono mantenere invariati i livelli di utile e di fatturato. Ne consegue che un gruppo farmaceutico previdente dovrà sempre avere nel portafoglio nuovi prodotti un discreto numero di molecole (principi attivi da cui derivano i medicinali) da indirizzare alla fase finale dello stadio di sviluppo. Da ciò scaturisce la criticità delle aree ricerca e sviluppo e della loro capacità di scoprire nuovi medicinali da porre sul mercato.

· Trovare delle nuove molecole che abbiano successo appena commercializzate diventa, però, sempre più difficile e gli ostacoli non mancano: i costi per la ricerca e lo sviluppo sono infatti sempre più onerosi (gli investimenti richiesti sono oggi più del doppio di quelli necessari dieci anni fa), i nuovi farmaci devono essere testati su un elevato numero di pazienti prima di ricevere l’approvazione dalle autorità competenti e la concorrenza nei campi più redditizi della ricerca è sempre più intensa. Inoltre, negli anni immediatamente successivi il lancio dei nuovi prodotti non ci sono garanzie circa il loro successo commerciale. Anche i costi commerciali (soprattutto le spese pubblicitarie) – necessari affinché il nuovo farmaco conquisti rapidamente ampie quote di mercato – sono spesso rilevanti.

Si intensificano i controlli

· Ad agosto 2001, Bayer ha dovuto ritirare dal mercato il Baycol, il suo farmaco contro il colesterolo, giudicato pericoloso in determinate situazioni. Dopo questo caso, sembra che la FDA (l’ente americano incaricato di approvare i nuovi farmaci negli Usa) sia diventato più rigoroso: lo studio dei dossier prende sempre più tempo, sono richieste sempre più informazioni complementari e con meno frequenza quest’ente concede la propria approvazione. Non è un caso che nel 2001 sono state approvate solo 24 nuove molecole (35 le molecole approvate nel 1999) e la durata media dei controlli è stata di 19 mesi (circa 12 mesi nel 1999).

· Come conseguenza dei più rigidi e lunghi controlli, molte imprese sono spesso costrette a rinviare il lancio dei nuovi medicinali, su cui contano per sostituire quelli con brevetti in scadenza. Fra le vittime di questi rinvii: Eli Lilly, col nuovo farmaco Cialis (contro alcuni problemi di impotenza); Bayer, col Vardenafil (che tratta l’impotenza e che sarà commercializzato negli Usa da Glaxo SmithKline); AstraZeneca, col Crestor (contro il colesterolo).

Le pressioni sui prezzi

Anche le autorità pubbliche stanno rendendo la vita difficile ai gruppi farmaceutici. Per mantenere sotto controllo la spesa sanitaria, i governi dei Paesi europei tentano infatti di spingere – ma spesso lo impongono in modo arbitrario – una revisione al ribasso dei prezzi di vendita di molti medicinali, mentre per altri incoraggiano l’acquisto dei più economici farmaci generici. In Italia, per esempio, per evitare che i farmacisti siano disincentivati a vendere generici è stato eliminato il metodo di remunerazione proporzionale al prezzo del medicinale (metodo che incentivava la vendita di farmaci di marca, che, essendo più costosi, garantivano margini più elevati). Inoltre, da settembre 2001, in caso di esistenza di più farmaci – uguali per efficacia terapeutica, ma diversi per prezzo – il servizio sanitario rimborsa interamente ai cittadini solo i meno costosi; chi preferisce il farmaco più caro deve pagare la differenza di prezzo fra quest’ultimo e il farmaco generico. Anche la Francia e il Portogallo hanno in corso progetti di questo tipo, mentre negli Usa, il Governo Bush ha limitato la possibilità di ricorso in giudizio delle imprese farmaceutiche per violazione dei diritti di brevetto, dato che molti gruppi hanno fatto frequente ricorso a questa possibilità per ostacolare (e ritardare) l’arrivo sul mercato dei concorrenti generici.

Se anche la SEC interviene…

Dopo lo scandalo di Enron e di WorldCom, la SEC (l’organismo di controllo della Borsa americana) si è messa di nuovo in allerta. Il numero delle inchieste è stato intensificato e alcune società farmaceutiche sono state poste sotto controllo. Fra queste, Bristol-Meyers Squibb, Merck e Elan. Nel caso di Bristol-Meyers Squibb, la SEC ha indagato sul perché il suo fatturato fosse stato gonfiato di un miliardo di dollari (è stato poi scoperto che il gruppo aveva utilizzato delle pratiche contabili legali); nel caso di Merck, la SEC ha constatato che le manipolazioni contabili di cui era incriminata non avevano avuto impatti sui risultati del gruppo; anche i piccoli trucchi utilizzati da Elan per abbellire i conti non sono stati ritenuti illegali. Nel frattempo, però, i sospetti – benché infondati – hanno raggiunto le orecchie degli investitori e i prezzi delle azioni delle società farmaceutiche indagate sono crollati.

Le conseguenze per l’investitore

· Dopo 2 decenni di crescita, sembra finito il mito delle imprese farmaceutiche. Il loro futuro sviluppo dipenderà dal successo con cui i nuovi medicinali saranno in grado di rimpiazzare quelli con brevetti in scadenza. Questo problema riguarda la maggior parte delle aziende (almeno nel medio termine) ed è la principale causa del venir meno, sia del carattere difensivo del settore, sia del suo crescente livello di rischio.

· Nel lungo periodo, nonostante le immediate difficoltà, ci aspettiamo però che il settore metta a segno un tasso di crescita superiore alla media dei mercati. Sostengono questa tesi: l’invecchiamento della popolazione (che dovrebbe far aumentare la domanda di medicinali); la presenza crescente di malattie croniche (ipertensione, obesità e colesterolo, che necessitano spesso di trattamenti a vita); i passi in avanti fatti dalle biotecnologie (che aprono la porta a un sempre maggior numero di innovazioni). Per questi motivi, siamo convinti che le azioni delle aziende farmaceutiche debbano trovare ancora posto in ogni portafoglio diversificato.

· All’interno del settore diamo la preferenza alle società americane. Anche se queste, oggi, subiscono più delle sorelle europee la concorrenza dei generici – nel Vecchio continente la protezione dei brevetti è più forte e le differenze di prezzo tra generici e prodotti di marca è maggiore – noi riteniamo che, nel lungo periodo, il potenziale di crescita sia più elevato negli Usa che in Europa. Con quasi la metà delle vendite mondiali, gli Usa – essendo un mercato dinamico, più regolamentato e dotato di una maggiore propensione all’innovazione di quello europeo. – rappresentano inoltre il principale mercato di sbocco per l’industria farmaceutica.

· Pfizer (31,00 USD, PFE.N), il n° 1 al mondo, non deve far fronte, a breve e a medio termine, a nessuna scadenza di brevetti e Pharmacia, recentemente acquisita, dovrebbe generare utili a partire dal 2004. Il titolo è correttamente valutato; acquistare.

· Merck (58,57 USD, MRK.N) e GlaxoSmithKline (1170 pence, GSK.L) sono in difficoltà e non dispongono, per il momento, di importanti sostituti con cui compensare le perdite dei brevetti scaduti. Subiscono inoltre appieno la concorrenza dei generici. Potete mantenere, ma non acquistare, queste azioni correttamente valutate.

· Per UCB (26,10 euro, UCBBt.BR) manifestiamo i nostri timori sul potenziale di crescita dello Zyrtec negli Usa. I titolo è tuttavia correttamente valutato e chi lo possiede in portafoglio può quindi mantenere.

· Quanto a Novartis (53,70 CHF, NOVZn.VX), nonostante gli sforzi compiuti per rifocalizzarsi sulla farmacia, l’azione è diventata cara per l’acquisto; mantenere.

· AstraZeneca (2308 pence, AZN.L) ha un portafoglio interessante, ma la prossima concorrenza dei generici sul suo principale prodotto Prilosec (contro l’ulcera allo stomaco) dovrebbe far passare al gruppo un’annata difficile. Anche se l’azione è correttamente valutata, le incertezze circa il futuro andamento delle vendite del suo principale prodotto, ci portano a consigliarvi di non acquistare.

· Recordati (14,79 euro, RECI.MI), ha chiuso i primi 9 mesi dell’anno con buoni risultati, ma ha dichiarato di dover ritardare di almeno 2 anni il lancio della Lercadinipina (contro l’ipertensione) ed ha quindi ridotto le stime di utile per il 2003. Il titolo è molto caro; non acquistare.

· Anche Eli Lilly (65,44 USD, LLY.N), Roche GS (103,50 CHF, ROCZ.S) e Aventis (53,55 euro, AVEP.PA.S) sono care; non acquistare.

· Anche se non rientra nella nostra selezione, da segnalare nel settore farmaceutico anche Schiapparelli (0,097 euro, SCI.MI). Il titolo è tuttavia caro ed ha inoltre una bassa capitalizzazione di mercato che ne fa aumentare il livello di rischio; non acquistare.

AZIONI DI AZIENDE FARMACEUTICHE

Titolo

Prezzo

Borsa

Rischio

Ut./az. 2002

Ut./az. 2003

Valutazione

Consiglio

AstraZeneca

2308 p.

Londra

***

120 pence

127 pence

Corretta

Non acquistare

Aventis

53,55 Euro

Parigi

**

2,55 euro

3,20 euro

Cara

Non acquistare

Eli Lilly

65,44 USD

New York

***

2,55 usd

2,60 usd

Cara

Non acquistare

GlaxoSmithKline

1170 p.

Londra

***

77 pence

83 pence

Corretta

Mantenere

Merck

58,57 USD

New York

***

3,18 usd

3,40 usd

Corretta

Mantenere

Novartis

53,7 CHF

Zurigo

**

2,95 chf

3,20 chf

Cara

Mantenere

Pfizer

31,00 USD

New York

**

1,60 usd

1,85 usd

Corretta

Acquistare

Recordati

14,79 Euro

Milano

**

0,85 euro

0,98 euro

Molto cara

Non acquistare

Roche GS

103,5 CHF

Zurigo

**

5,75 chf

6,38 chf

Cara

Non acquistare

Schiapparelli

0,097 Euro

Milano

nd

0,00 euro

0,01 euro

Cara

Non acquistare

UCB

26,1 Euro

Bruxelles

***

2,43 euro

2,62 euro

Corretta

Mantenere

 

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