Analisi
Dividendo? Lo paga l'azionista... 14 anni fa - lunedì 17 marzo 2003

DIVIDENDO? LO PAGA L’AZIONISTA…

Il 2002 è stato un anno duro, e Banca Intesa non fa eccezione. Tuttavia la società annuncia un aumento dei dividendi. Come è possibile? In parte, a spese degli azionisti stessi…

Cartamoneta… e carta

· Banca Intesa (2,05 euro) ha annunciato che distribuirà parte del dividendo in contanti (0,015 euro per ogni azione ordinaria e 0,028 per ogni azione di risparmio), parte in azioni: una azione ordinaria ogni 40 (ordinarie o di risparmio) già possedute. Le azioni da distribuire agli azionisti sono già nel portafoglio di Banca Intesa: sono parte dei titoli che la società ha acquistato nel 2002 da chi ha esercitato l’opzione put. Il loro valore registrato in bilancio è di 2,049 euro ciascuna; Banca Intesa quantifica quindi in 0,051 euro per azione (2,049/40) il dividendo distribuito in azioni.

· Il dividendo complessivo annunciato sarà perciò di 0,066 euro per le azioni ordinarie (0,015 + 0,051) e 0,079 euro per le risparmio (0,028 + 0,051). Questi importi sono superiori a quelli dell’esercizio 2001 (0,045 euro per le ordinarie e 0,08 per le risparmio), tanto che la società ha sottolineato il miglioramento per gli azionisti nonostante un 2002 difficile. Ma è un vero miglioramento? Perché non distribuire tutto il dividendo in contanti, come negli scorsi anni? Perché così la società risparmia. Gli azionisti… un po’ meno.

I vantaggi per Intesa…

Distribuendo azioni invece di contanti la società evita di "disperdere" risorse che possono così contribuire a raggiungere gli obiettivi del piano industriale. Così, inoltre, Banca Intesa risolve parte del problema di come smobilizzare le azioni proprie in portafoglio. Avrebbe potuto venderle, e pagare i dividendi col ricavato, ma se il prezzo di mercato è inferiore a quello scritto a bilancio la società registra dei costi straordinari (peggiorando l’utile 2003). Neppure l’ipotesi di annullare le azioni è "appetibile", in quanto peggiorerebbe uno dei fiori all’occhiello dei dati 2002: il rapporto tra patrimonio e rischi assunti.

…pagati dagli azionisti!

· Anche per gli azionisti la scelta tra contanti e azioni non è indifferente… ma in questo caso in peggio! Ci sono, infatti, alcuni svantaggi. Innanzitutto l’azionista è "obbligato" a aumentare l’esposizione in azioni del proprio portafoglio, indipendentemente dalla propria volontà (tra l’altro in periodi non facili per le Borse). Chi ha scelto di investire in azioni di risparmio si vedrà inoltre attribuire azioni ordinarie, diverse dal tipo di investimento scelto. Certo l’azionista può vendere le azioni ricevute, ma intanto sulla vendita deve pagare delle commissioni. Senza contare le noie (e le spese) per l’azionista di risparmio che, volendo vendere tutte le azioni Intesa, deve dare due distinti ordini di vendita (per le ordinarie e per le risparmio).

· A quale prezzo, poi, si potranno vendere le azioni? Al valore di mercato! Visto che l’attribuzione delle azioni, se approvata in assemblea, avverrà a fine aprile, il valore delle azioni potrebbe essere ben al di sotto dei 2,049 euro calcolati da Banca Intesa. Anche se per il lungo periodo il titolo è correttamente valutato, tanto che il nostro consiglio è di mantenerlo, in un solo mese è impossibile essere certi di una ripresa, tanto più che i timori di guerra penalizzano le Borse. Chi volesse trasformare in moneta tutto il dividendo, deve quindi "scommettere" sul suo importo. Altra nota dolente: le tasse. Il modo in cui è distribuito il dividendo, infatti, è ininfluente ai fini della sua tassazione: le imposte sono in ogni modo calcolate sul valore del dividendo dichiarato dalla società, anche se il prezzo di mercato delle azioni dovesse essere inferiore. Il valore di 2,049 euro diventa il "valore di carico" delle nuove azioni, su cui calcolare le minusvalenze o le plusvalenze in caso di vendita; in pratica, quindi, potrete recuperare le imposte pagate "in più" solo compensandole con plusvalenze su altri titoli… sempre che ci siano, visto com'è andato il mercato ultimamente!

· Infine non è ancora chiaro come verrà calcolato il numero di azioni da attribuire chi ha "pacchetti" non divisibili per 40. Se il numero di azioni attribuite verrà arrotondato per difetto, qualche altra moneta rimarrà nelle tasche di Intesa, invece che passare nelle vostre.

· Oggi l’abitudine di distribuire il dividendo in azioni non è molto diffusa in Italia. Speriamo rimanga tale visti gli svantaggi. Le società hanno il diritto di reagire ai periodi duri con tutti i mezzi a disposizione, ma perché a farne le spese sono sempre i soliti?

 

condividi questo articolo