Analisi
Finmatica travolta dalla bufera 13 anni fa - lunedì 26 gennaio 2004

FINMATICA TRAVOLTA DALLA BUFERA

Sono molto preoccupato per la vicenda Finmatica. Potreste fare un resoconto della situazione? È vero che esistono analogie fra il comportamento di Finmatica e quello di Parmalat? Quali sono queste similitudini? Perché la Consob ha chiesto a Finmatica chiarimenti sul suo stato finanziario? E quale consiglio dareste a chi, come me, è in possesso di questi titoli?

Di fronte a un dejà-vu?

· Tutto è cominciato il 7 gennaio, quando Finmatica ha emesso un nuovo prestito obbligazionario di 55 milioni di euro (due tranche da 22 e 33 milioni), per "rastrellare" nuovo denaro dal mercato. Eppure la società dichiarava di avere ampie disponibilità di denaro liquido (circa il 70% dei debiti), che avrebbe dovuto permetterle di affrontare senza preoccupazioni il rimborso del bond in scadenza nel 2005 e i programmi di investimento da realizzare prioritariamente attraverso lo scambio azionario.

· Questo comportamento di continua raccolta di fondi ha preoccupato non poco gli investitori. La nuova emissione di bond sembrava infatti non trovare giustificazione, considerato che, a fronte di 100 milioni di obbligazioni già in circolazione, la società dichiarava di avere 161 milioni di liquidità. Situazione che, sebbene di ridotte dimensioni, ha portato alla mente degli investitori il clamoroso caso Parmalat.

· La somiglianza con Parmalat era accentuata dal fatto che, fino a due settimane fa, i due gruppi avevano in comune anche la società di revisione Grant Thornton.

Scattano i primi controlli

Il comportamento di Finmatica e le similitudini con Parmalat hanno attirato l’attenzione non solo degli investitori, ma anche delle autorità giudiziarie e della Consob (la Commissione di vigilanza delle società e la Borsa). Subito dopo il lancio del bond, quest’ultima ha infatti chiesto a Finmatica chiarimenti sul suo stato finanziario e ha posto sotto attenta analisi i suoi bilanci. Nonostante le acque cominciassero ad agitarsi, il management della società continuava però a dichiarare che la Consob non aveva chiesto alcun chiarimento e che i conti erano regolari. La bufera, invece, stava per iniziare.

Comunicati poco rassicuranti

· Cosa fare quando dei sospetti stanno minando la credibilità di un’azienda? Per prima cosa si emettono dei comunicati per chiarire la propria posizione. E così Finmatica, con una serie di comunicati, ha giustificato la raccolta fondi, dichiarando che la nuova liquidità non era altro che conseguenza dei seguenti obiettivi: dotarsi dei mezzi necessari a sostenere le attività produttive e di espansione previste nel piano industriale, permettere l’ingresso di nuovi soci nel capitale sociale (i bond del 7/1/04 erano obbligazioni convertibili), rifinanziare il prestito obbligazionario 2002/2005 e acquisire nuovo denaro a tassi più convenienti (con una cedola del 5,25% la società mirava ad abbassare il costo del capitale di debito). Sempre per calmare le acque e allontanare ogni riferimento al caso Parmalat ha poi revocato l’incarico di revisione alla Grant Thornton.

· Ma le preoccupazioni non sono passate e i timori che, in Piazza Affari, potesse scoppiare un nuovo caso Parmalat sono rimasti. Ad agitare ulteriormente gli animi, sia la notizia che Finmatica era finita nel mirino della Consob, sia il crollo di Borsa del titolo dopo il lancio del bond (ha perso in 4 sedute il 34% del valore, di cui -11% nel giorno di collocamento).

· Dall’agitazione si è infine passati alla bufera vera e proprio quando, il 20 gennaio, la Procura di Brescia ha inviato avvisi di garanzia al presidente e agli amministratori di Finmatica, con le ipotesi di reati per false comunicazioni sociali, aggiotaggio (false informazioni miranti ad alterare il corso di Borsa del titolo) e ostacolo all’esercizio delle attività di controllo da parte delle autorità di vigilanza. Sempre il 20 gennaio, la sede della società è stata oggetto di perquisizione, per acquisire informazioni attestanti la correttezza del bilancio consolidato 2002 e delle trimestrali 2003. Ci sono infatti sospetti di alterazione, che avrebbero portato all’occultamento di perdite per svariati milioni di euro. Il 22 gennaio il presidente e l’amministratore delegato di Finmatica si sono infine dimessi dalla loro carica e sono attualmente agli arresti domiciliari.

· Per evitare una pazza corsa alla cessione del titolo e in attesa di accertamenti, il titolo è stato sospeso per alcuni giorni dalla quotazione di Borsa.

Il nostro punto di vista

· Anche secondo noi, nel comportamento di Finmatica c’è qualcosa che non quadra. Sembra infatti lecito chiedersi perché un gruppo che dichiara di avere una consistente disponibilità di cassa emetta un nuovo prestito obbligazionario, per pagare un debito di prossima scadenza che non dovrebbe avere alcuna difficoltà di coprire. Anche l’affermazione di voler avere nuovi fondi per le future acquisizioni non convince. I soldi, in base alle dichiarazioni, infatti ci sono e in un recente comunicato la società affermava che le acquisizioni dovrebbero effettuarsi prioritariamente attraverso lo scambio azionario.

· Molti dubbi, poi, sulle precisazioni che Finmatica è stata "costretta" a fare il 13 gennaio, circa la variazione in riduzione della sua effettiva liquidità. La variazione, si legge in un comunicato, è dovuta all’uso di parte dei soldi per ridurre l’indebitamento verso le banche. Ci chiediamo: come mai Finmatica ha precisato di avere minore liquidità solo dopo che Generali ha rivelato di aver rimborsato parte della liquidità presso essa depositata? Eppure nei comunicati precedenti (l’ultimo dello stesso 13 gennaio), il gruppo continuava a parlare di un maggiore importo: quello disponibile al 30 settembre. Proprio queste comunicazioni sono costate a Finmatica le accuse di aggiotaggio, rivoltele dalla procura di Brescia.

· Perplessità infine (e preoccupante similitudine col comportamento di Parmalat!) di fronte all’immediato ritiro dei bond di 55 milioni di euro, emessi il 7 gennaio. Il motivo dichiarato è che l’emissione aveva suscitato infondati dubbi negli investitori, diffidenti sul tema "liquidità" dopo il caso Parmalat. Il ritiro del bond costringerà il management a modificare il piano industriale precedentemente stilato.

Non dovreste averle... ma chi le ha, venda!

· Noi vi abbiamo sempre consigliato di non acquistare le azioni Finmatica, dato che il titolo, al termine delle nostre analisi, è sempre risultato molto caro e con alto livello di rischio (*****). Ciò, al di là di tutte le presunte difficoltà finanziarie e falsi di bilancio che, se dovessero risultare veri, farebbero salire vertiginosamente il rischio di questo investimento. In attesa di chiarimenti sulla effettiva situazione del gruppo abbiamo comunque deciso di sospendere il giudizio nei confronti dell’azione.

· In linea col nostro consiglio di rimanere alla larga dall’azione, consigliamo a chi lo avesse in portafoglio di vendere appena possibile.

 

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