Analisi
Profilo : settore farmaceutico 13 anni fa - lunedì 22 marzo 2004

PROFILO

LA FARMACIA: UN SETTORE IN CRISI?

Dalla nostra ultima analisi a dicembre 2002 (vedi Soldi Sette n° 525) il settore farmaceutico si è comportato molto peggio delle Borse mondiali e dovrebbe restare sotto pressione anche nei prossimi mesi. Alcune azioni del settore meritano tuttavia un acquisto.

Una serie di problemi

· Nel 2003 il fatturato del settore (in dollari) è cresciuto del 9% (senza considerare l’effetto cambio), tuttavia la produttività dei dipartimenti di ricerca e sviluppo dei grandi gruppi è rimasta debole. Basti pensare che, malgrado la costante crescita degli investimenti in questo campo, le nuove molecole commercializzate diminuiscono di anno in anno. Per esempio, negli Usa – il mercato farmaceutico più dinamico al mondo – nel 2003 sono state lanciate solo 21 nuove molecole contro 53 di 7 anni prima. Come se non bastasse, i produttori di generici sono sempre più pronti a "copiare" i farmaci di maggior successo (quelli con vendite superiori al miliardo di dollari l’anno), a volte ancor prima della presunta scadenza del brevetto.

· Una volta scaduto il brevetto, tutti i farmaci possono infatti essere copiati. Ciò obbliga i gruppi farmaceutici a investire consistenti risorse nella ricerca e sviluppo, per rimpiazzare i farmaci con brevetto in scadenza con dei nuovi prodotti e sperare di mantenere invariati i ricavi. La possibilità di copiare farmaci di altri gruppi non può, tuttavia, avvenire prima di 20 anni da quando il brevetto è stato depositato. Se però si considera il tempo necessario per gli studi clinici e l'approvazione da parte delle autorità di controllo, sono solo 10 gli anni a disposizione da parte dell’inventore per un reale sfruttamento commerciale.

· L’immediata conseguenza dell’immissione di generici sul mercato è che le vendite di alcuni importanti medicinali possono crollare anche dell'80%. A titolo di esempio, il Prozac di Eli Lilly, le cui vendite sono diminuite del 70% nei soli 9 mesi successivi la scadenza del brevetto. I gruppi farmaceutici devono quindi fare i conti con i costi di ricerca e sviluppo in continua e irrefrenabile ascesa, non solo perché le sofisticate tecniche di ricerca sono sempre più care, ma anche perché le autorità di controllo richiedono sempre più test clinici prima di approvare la commercializzazione di un nuovo medicinale. Secondo i dati del Governo americano, negli Usa, dal 1970, i fondi dedicati alla ricerca sono raddoppiati ogni cinque anni. In più, per mantenere sotto controllo la spesa sanitaria, le autorità occidentali hanno ridotto drasticamente il numero di farmaci rimborsabili dal sistema pubblico, incoraggiando l'acquisto dei generici che hanno prezzi minori. Risultato: le pressioni sui ricavi delle case farmaceutiche e gli aumenti dei costi per lo sviluppo di nuove molecole hanno deteriorato nettamente la redditività del settore.

… e possibili rimedi

· Fusioni. Malgrado le fusioni degli ultimi anni (Pfizer, Aventis, GlaxoSmithKline…), il mercato farmaceutico resta ancora frammentato e i 10 principali gruppi coprono poco più del 50% del mercato mondiale. Certo nei prossimi mesi si potrebbero realizzare nuove fusioni in seguito, ad esempio, all'offerta d'acquisto lanciata da Sanofi-Synthélabo su Aventis. Anche Novartis si è detta pronta a partecipare alla concentrazione del settore (sue possibili prede: Roche o Aventis). Tuttavia tali movimenti non possono rappresentare da soli un toccasana per il settore, né gli consentono di ritrovare la redditività di un tempo. Se è infatti vero che la fusione di due concorrenti permette di usufruire di econome di scala e che le maggiori dimensioni collocano il nuovo gruppo in una posizione più vantaggiosa per poter negoziare i prezzi dei farmaci con le autorità sanitarie locali, è anche vero che la fusione dei dipartimenti di ricerca e sviluppo dei due partner e i maggiori fondi disponibili per la ricerca non bastano, da soli, a garantire il successo delle molecole in via di sviluppo. Ne è un esempio Aventis che, nata da una fusione nel 1999, non è più riuscita a commercializzare da quel momento nessun farmaco importante. E ciò, ovviamente, rappresenta un grave handicap, perché la redditività di un gruppo farmaceutico dipende quasi esclusivamente dalla qualità del suo portafoglio di prodotti.

· Alleanze e outsourcing. Per sviluppare il proprio portafoglio, i grandi gruppi farmaceutici non contano quasi mai solo sul proprio dipartimento di ricerca e sviluppo, ma sempre più concludono accordi con terzisti e stringono alleanze con piccoli laboratori di biotecnologie, se non con i diretti concorrenti. È il caso di Merck e Schering-Plough, che si sono messi d'accordo per commercializzare insieme un nuovo medicinale che combini i principi dei loro rispettivi farmaci contro il colesterolo. Dei grossi laboratori farmaceutici contano poi di migliorare la capacità di innovazione delegando la realizzazione dei test clinici e/o la sperimentazione chimica e biochimica dei farmaci a piccole società che hanno messo a punto tecnologie molto specializzate. Ad esempio, la società Genentech, di cui Roche detiene il 60% del capitale, ha permesso al gigante svizzero di commercializzare diversi nuovi farmaci fra cui l'ultimo l'Avastin (uscito a marzo 2003) per curare il cancro del colon. Quanto ad Astrazeneca, ha domandato alla tedesca Epigenomics di aiutarla con la sua particolare tecnologia a confezionare i suoi farmaci contro il cancro.

· Ricorrere ad accordi e competenze esterne è sicuramente positivo, ma bisogna anche considerare che queste alleanze possono, a volte, rivelarsi molto costose e dare meno frutti di quanto ci si aspetti. Aventis, ad esempio, sembra aver esagerato: a corto di novità terapeutiche non ha esitato a concludere più di 200 contratti di alleanze, per un montante di circa 600.000 dollari l'anno. Se la fusione con Sanofi dovesse andasse in porto, i vertici di quest'ultimo hanno già annunciato che metterebbero fine a diversi di questi contratti, che ai loro occhi appaiono improduttivi.

· Nuove terapie
I nuovi campi terapeutici rappresentano dei nuovi vettori di crescita per i gruppi del settore. La scoperta di nuove terapie può essere sia frutto di migliori conoscenze scientifiche e di progressi diagnostici, sia di causalità o di un'evoluzione del nostro modello di vita. I due farmaci oggi più venduti al mondo (il Lipitor e lo Zocor) curano entrambi l'eccesso di colesterolo. Il loro successo deriva dalla presa di coscienza a partire dagli anni '90 dell'effetto nefasto che il colesterolo può avere sulla nostra salute, aumentando il rischio di malattie cardio-vascolari. Quanto al Viagra di Pfizer, le cui vendite hanno superato gli 1,8 miliardi di dollari nel 2003, è stato scoperto solo per caso nel 1998. Pfizer cercava infatti di sviluppare un nuovo medicinale per curare le malattie cardiache, ma gli effetti secondari apparsi al momento dei test clinici lo hanno indotto a sviluppare piuttosto un farmaco contro l'impotenza maschile. Si è così aperto un nuovo campo terapeutico che prima nessuno si era veramente preoccupato di creare (Pfizer aveva anche iniziato le ricerche – ora interrotte – per sviluppate un farmaco simile al Viagra, ma per le donne). Infine l'americana Eli Lilly è riuscita a rilanciarsi, grazie a qualche successo nel campo delle patologie mentali e del comportamento; disturbi diventati sempre più frequenti nelle nostre società dominate dallo stress.

Elevato potenziale nel lungo termine

In medicina e in farmacologia restano molte cose da scoprire. Se gli scienziati hanno ormai un’ottima conoscenza delle malattie infettive – che sono però responsabili, nei nostri Paesi ricchi, solo di una bassa percentuale di decessi – la cura delle malattie che non hanno cause microbatteriche o virali resta ancora da perfezionare, anche se molti passi avanti sono stati fatti. Non per nulla numerosi scienziati contano sulla migliore comprensione dei meccanismi genetici per trovare nuovi rimedi. La sequenza del genoma, scoperta molto recentemente, non ha ancora permesso di rivoluzionare il trattamento di alcune malattie come molti si aspettavano, tuttavia ci sono ancora molte speranze. Le biotecnologie, per esempio, hanno già consentito di fare concreti passi avanti in fatto di diagnosi. Nonostante non si sia ancora in grado di curare tutte le malattie di origine genetica, identificando meglio le persone a rischio si possono oggi sviluppare maggiori trattamenti preventivi. Inoltre,  non bisogna dimenticare che la conoscenza del genoma non basta da sola a comprendere i meccanismi della biologia molecolare. Fra i motivi, le forti differenze fra l'uomo e gli animali, che, comunque, non si discostano molto a livello di geni (la differenza, secondo alcuni, potrebbe dipendere dalla proteine prodotte dai geni che entrano nella formazione degli esseri viventi). In ogni caso il vasto campo delle scienze umane offre ai gruppi farmaceutici immense possibilità di sviluppo. È dunque ragionevole pensare che più si comprendono i meccanismi della biologia molecolare, più i dipartimenti di ricerca e sviluppo dei gruppi farmaceutici saranno in grado di scoprire nuove e redditizie molecole, per curare malattie finora trattate in modo inefficace. È tuttavia impossibile fare previsioni sui tempi.

E l'investitore…

Il settore farmaceutico, pur dovendosi misurare con importanti rischi specifici (elevati costi per la ricerca e sviluppo senza garanzie di successo, processi da parte di concorrenti o pazienti…), ha nel suo insieme delle prospettive di crescita a lungo termine superiori a quelle della media dell'economia. Anche se i fenomeni sopra analizzati dovessero infatti continuare a pesare sul settore farmaceutico nei prossimi trimestri, il suo potenziale a lungo termine resterebbe interessante, viste le possibilità di crescita che gli si aprono con l'invecchiamento della popolazione dei Paesi industrializzati, la diagnosi di nuove patologie non ancora chiarite e i passi avanti (sebbene molto lenti) nel campo della genetica. Non tutti i gruppi del settore hanno però le stesse possibilità. Fra le case farmaceutiche presenti nella nostra selezione vi consigliamo di acquistare:

Pfizer (33,95 dollari, PFE.N): è il n°1 al mondo, ma le sue grosse dimensioni non paralizzano affatto la sua ricerca. Possiede infatti un portafoglio di farmaci molto importante ed i risultati 2003 non hanno deluso le nostre attese.

Eli Lilly (68,63 dollari, LLY.N): dopo la perdita del brevetto del celebre Prozac – che l'aveva penalizzata nel 2002 – il suo portafoglio di farmaci lascia ben sperare e ha realizzato buoni risultati nel 2003.

Potete invece mantenere:

GlaxoSmithKline (1074 pence): da anni è penalizzato dalla scadenza di certi brevetti. I suoi risultati 2003 sono tuttavia soddisfacenti e l'arrivo di nuovi farmaci a partire dal 2006 lascia prevedere una netta ripresa degli utili a partire da quella data.

Novartis (54 franchi svizzeri): ha realizzato un utile 2003 inferiore alle nostre attese. Restiamo tuttavia fiduciosi sulle sue prospettive, dato che il suo portafoglio di farmaci è buono e poco minacciato dai generici. La sua partecipazione del 33% nel gruppo Roche si è apprezzata fortemente negli ultimi mesi.

UCB (29,20 euro): è un gruppo farmaceutico ibrido poiché è presente anche nella chimica. I suoi risultati 2003 hanno superato le nostre attese e il suo obiettivo di una crescita del 10% nel 2004 (senza effetti di cambio) ci sembra raggiungibile viste le economie derivanti dalle sinergie scaturite dall'integrazione di Solutia nella sua divisione chimica e dalle attese legate al suo antiepilettico Keppra.

Da non acquistare, infine, Recordati (13,98 euro). L’utile complessivo netto 2003 ha mostrato un calo del 53% sull’anno precedente, soprattutto a causa di consistenti oneri straordinari (-9% il calo dell’utile industriale). Mentre il settore farmaceutico continua a registrare risultati in crescita, quello chimico assorbe risorse. A causa dei negativi contributi del comparto chimico il gruppo ne aveva deciso la dismissione, ma il deprezzamento del dollaro e la negativa congiuntura settoriale ne hanno fatto ridurre il valore, bloccandone la dismissione almeno nel breve periodo. Il titolo è inoltre caro.

SETTORE FARMACEUTICO/BORSE MONDIALI

Da inizio 2003 il settore farmaceutico (grassetto; base 100) ha sofferto per alti costi di ricerca e concorrenza dei generici. Le prospettive future sono però buone.

 

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