Analisi
Azimut: rischi... alle stelle 13 anni fa - lunedì 28 giugno 2004

AZIMUT: RISCHI… ALLE STELLE

Il prossimo 7 luglio sbarcherà in Borsa Azimut. L’offerta pubblica di vendita e sottoscrizione termina il 2 luglio, l’intervallo di prezzo è compreso tra 4 e 5 euro e il quantitativo minimo acquistabile è di 450 azioni. Il nostro consiglio, tuttavia, è di non aderire.

Un gruppo "indipendente"… ma con troppi debiti

· Azimut opera nel settore del risparmio gestito, soprattutto fondi comuni di investimento aperti, con una quota di mercato dell’1,3% nel 2003. La società non è legata a gruppi bancari: il 65% è posseduto dal fondo di private equity Apax Europe V Fund (che nel 2001 ha acquistato Azimut da Bipop-Carire) e il 35% è di promotori finanziari, management, dipendenti e collaboratori del gruppo. Dopo l’offerta, il mercato avrà tra il 65% e il 75% del capitale, mentre Apax ridurrà drasticamente la quota (anche sotto il 5%).

· Ambiziosi gli obiettivi: crescita dei promotori finanziari in termini di raccolta e di numero, sviluppo del private banking (privati con ingenti patrimoni da gestire) e della clientela istituzionale, ampliamento del settore dei prodotti assicurativi e rafforzamento dei canali distributivi (specie quello bancario).

· Ma i proventi dell’offerta, più che allo sviluppo serviranno a ripagare gli elevati debiti, che derivano dall’acquisizione da Bipop. Apax aveva creato una società apposita (Tumiza) che si è indebitata per acquisire Azimut; le due poi sono state fuse.

· Il costo dei debiti ha portato in rosso la società, che ha chiuso gli ultimi anni in perdita praticamente azzerando il patrimonio (per questo all’emissione di nuove azioni il gruppo affiancherà anche l’emissione di un prestito obbligazionario convertibile e l’accensione di un nuovo finanziamento bancario).

L’incognita Bankitalia e vari rischi. Meglio evitare.

· Nei giorni in cui Azimut ha avviato il processo di quotazione, sono cominciate a circolare voci di cambiamenti nella normativa sulle commissioni di performance (vedi Soldi Sette n° 601 ).

· La nuova regolamentazione, allo studio di Banca d’Italia, renderebbe più rigorose le modalità di calcolo di queste commissioni, che negli ultimi 5 anni hanno pesato tra il 20% e il 50% sulle commissioni totali di Azimut. I ricavi futuri quindi, risulterebbero "decurtati", anche se la società potrebbe compensare in parte l’effetto aumentando le commissioni fisse.

· Il primo trimestre 2004 si è chiuso con una perdita di 0,03 euro per azione, ma stimiamo per fine 2004 un risultato in sostanziale pareggio. Per il 2005, stimiamo un utile di 0,15 euro per azione, ma i cambiamenti normativi in atto aumentano l’incertezza sui risultati futuri del gruppo.

· L’intervallo di prezzo è stato abbassato rispetto a quello inizialmente previsto, ma il titolo è comunque "molto caro". Il livello di rischio, inoltre, è elevato sia per la struttura finanziaria sia per i rischi legati alla regolamentazione. Non aderire e non speculare.

 

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