Analisi
La pastasciutta non si quota? 13 anni fa - lunedì 6 settembre 2004

LA PASTASCIUTTA NON SI QUOTA?

Se Parma richiama alla mente Parmalat e il suo dissesto finanziario, passando per la città emiliana dall’autostrada si distinguono dei grandi stabilimenti blu, quelli della Barilla. Società che, nonostante le grandi dimensioni e i conti a posto, non è quotata in Borsa. Perché?

L’altra Parma, quella della pasta

· Barilla dopo il crack di Parmalat viene spesso chiamata "l’altra Parma", visto che con il colosso andato a rotoli condivide città d’origine e settore di attività, cioè quello alimentare. Ma poco altro.

· Nata a Parma nel 1877, Barilla oggi è un gruppo con oltre 24.000 dipendenti e con diverse controllate all’estero, ma non nei cosiddetti paradisi fiscali –eccezion fatta per Lussemburgo, ove però le regole sono sicuramente più chiare rispetto per esempio alle sciagurate Isole Cayman.

· È il primo gruppo alimentare italiano, famoso per la pasta – di cui è il primo produttore in Italia e nel mondo – ma attivo anche nei prodotti da forno con i marchi Mulino Bianco, Pavesi e Wasa. Il fatturato nel 2003 è stato di oltre 4,4 miliardi di euro, con una crescita del 29% rispetto all’anno precedente, mentre l’utile netto è stato di 44 milioni di euro (diminuito del 20%, causa oneri straordinari). L’indebitamento netto, che a fine 2003 era pari a 3,9 volte l’utile industriale, non desta particolari preoccupazioni.

· Il controllo della società è in mano alla famiglia Barilla, giunta alla quarta generazione al timone, con Guido Barilla che ne è presidente e amministratore delegato. Solo tra il 1971 e il 1979 il controllo passò alla multinazionale Grace, ma dal 1979 è nuovamente in mano alla famiglia.

Le carte ci sarebbero

· Una domanda allora sorge spontanea: perché una società di tali dimensioni non è quotata in Borsa, dove si trovano anche società infinitamente più piccole?

· A occhio e croce Barilla avrebbe molte carte in regola per una quotazione di successo: le dimensioni e la notorietà del marchio sia in Italia sia all’estero darebbero a un’eventuale quotazione un’elevata risonanza, mentre lo stato di salute della società (almeno secondo i dati di cui disponiamo) potrebbe rendere appetibili le azioni, ovviamente se offerte a un prezzo opportuno.

Una "multinazionale familiare"...

· Ma tutto ciò non basta. Infatti se da un lato quotare in Borsa una società significa per i suoi possessori incassare denaro dalla vendita delle azioni, dall’altro il passaggio implica una serie di vincoli come la necessità di fornire maggiori informazioni circa la società e il suo andamento economico. Inoltre, la quotazione implica per definizione una maggiore diffusione del controllo, anche se i proprietari possono mantenere ugualmente la maggioranza del capitale.

· Proprio questo sembra un punto centrale nella non quotazione. Nel sito internet della Barilla infatti si trova una frase indicativa, dove la società viene definita come "una multinazionale, ma a conduzione familiare".

· Con questo non vogliamo dire che la società sia gestita unicamente dalla famiglia: sarebbe impossibile viste le dimensioni! Però è probabile che non ci sia la volontà di diffondere l’azionariato. Quando si dice che il capitalismo italiano è familiare, ci si riferisce anche a situazioni di questo tipo.

...senza l’acqua alla gola

· D’altro canto c’è un lato positivo da non trascurare: se una società come Barilla non si quota, significa comunque che è in buona salute e che per andare avanti non ha bisogno del denaro che potrebbe facilmente raccogliere quotandosi. Barilla poi è un esempio, ma se ne potrebbero citare altri come Ferrero e Esselunga – su questa peraltro circolano voci di una possibile cessione a gruppi esteri.

· Negli anni passati molte società si sono quotate proprio per raccogliere il denaro necessario per svilupparsi, o nei casi peggiori anche per il diretto tornaconto dei venditori, spesso con esiti catastrofici per gli azionisti.

· Un’eventuale quotazione per Barilla e le altre società citate non sarebbe per definizione un bene o un male: tutto dipende da come la quotazione viene portata avanti. Banalmente, se i soldi incassati vengono utilizzati per investimenti oculati e ben gestiti, la società ne trarrà beneficio, mentre il discorso cambia se l’obiettivo dei venditori è quello di comprarsi un’isola per le vacanze... Molto poi dipende dalla corretta valorizzazione della società, cioè il prezzo a cui le azioni vengono offerte.

· Osserviamo comunque come negli ultimi mesi Barilla abbia avuto una maggiore visibilità sulla stampa finanziaria. Questo spesso prelude proprio a una quotazione in Borsa, cosa che non è certo da escludere, seppure non in tempi brevi.

 

condividi questo articolo