Analisi
Profilo 13 anni fa - venerdì 3 dicembre 2004

PROFILO


IL SETTORE TECNOLOGICO

Lo scoppio della bolla tecnologica a inizio millennio non ha assestato il colpo di grazia al settore hi-tech, anche se per le sue azioni i picchi degli anni d’oro sono solo un vago ricordo. Ma il settore non ha più niente da offrire? Non proprio, ma si impone la massima prudenza. Nella nostra selezione le azioni Intel, Texas Instruments e Thomson mantengono, secondo noi, un discreto potenziale di crescita, anche se ne consigliamo l’acquisto solo a chi non teme un rischio superiore alla media.

 

L’illusione…

· Chi 5-6 anni fa non ha puntato su un’azione Internet, un operatore telecom o un produttore di Gsm? Il settore dell’alta tecnologia aveva il vento in poppa e batteva ogni giorno nuovi record in Borsa. La domanda di azioni del settore – che rappresentava il principale motore delle crescita economica americana – sembrava inesauribile… ma agli inizi del 2000 arrivò il momento della verità, con le società che fino ad allora avevano investito massicciamente nei prodotti e nei servizi hi-tech che decisero di schiacciare il pedale del freno.

· Le conseguenze sono note: la capacità produttiva superiore alla domanda e la pressione sui prezzi spinsero al ribasso gli utili delle società hi-tech. A peggiorare il tutto arrivarono gli scandali contabili, gli attentati dell’11 settembre 2001 e i ritardi nel lancio di molte innovazioni, come l’Umts –telefonia mobile di terza generazione. Una situazione che finì per far traboccare il vaso, distruggendo del tutto la fiducia, ormai scarsa, che gli investitori ancora nutrivano verso il settore tecnologico.

 

TECNOLOGICI / BORSE MONDIALI

 

 

Dallo scoppio della bolla l’indice mondiale del settore hi-tech (grassetto; base 100) continua ad  andare peggio dell’indice delle Borse mondiali.

 

… e il brusco risveglio

· Ora, anche se il settore tecnologico continua a soffrire in qualche caso di una capacità produttiva superiore alla domanda, il peggio sembra passato. Ma attenzione: meglio evitare un eccessivo entusiasmo. L’evoluzione di questo settore dipenderà infatti essenzialmente dai seguenti fattori:

La congiuntura. Il settore, anche se in passato è stato il motore della crescita economica, oggi è sempre più sensibile ai cicli economici, che fanno sì che le imprese decidano di investire, o meno, nell’alta tecnologia e questo malgrado la tecnologia porti, in generale, a un guadagno di produttività.

Le innovazioni. Per favorire la loro attività, le società del settore sono obbligate a lanciare regolarmente delle innovazioni tecnologiche. Senza queste corrono infatti il rischio che le imprese e i consumatori siano restii a pagare il prezzo pieno (costringendoli così ad operare degli sconti) per i loro acquisti in questo settore, o peggio ancora, esitino a sostituire il loro materiale. Non a caso i contratti per l’aggiornamento dei programmi informatici hanno registrato negli ultimi tempi un calo sensibile, sia in termini di portata, sia in termini di durata.

· Del resto, la miglior prova che sono finiti i tempi della crescita illimitata viene dalle stesse società hi-tech. Giganti come Microsoft e Intel malgrado un livello di liquidità più elevato che mai, che cosa fanno? Invece di investire, ad esempio per espandersi, decidono di distribuire agli azionisti una parte più consistente dei loro utili.

 

Il potenziale permane, ma…

· Non è comunque il caso di passare dall’ottimismo più sfrenato al peggiore pessimismo. Il settore non è certo in fase “terminale”. La digitalizzazione della società continua inesorabilmente.

· Anche se da un lato la società spagnola Terra ha venduto quest’anno il proprio portale americano Lycos solo per una piccola frazione del prezzo che aveva sborsato per acquisirlo nel 2000, Google, introdotta recentemente in Borsa, è oggi quotata più di 60 volte i suoi utili attesi nel 2004.

· Investire nella tecnologia permette alle imprese di aumentare la loro produttività (ad esempio trasferendo a terzi i compiti informatici) e di reagire più rapidamente alle domande dei loro clienti, per esempio attraverso l’e-commerce. Né ci sembra che l’entusiasmo nutrito dai consumatori per le innovazioni tecnologiche come Internet veloce, la telefonia mobile dalle molteplici applicazioni multimediali, la musica digitale (Ipod di Apple), gli schermi piatti, etc… debba sparire dall’oggi al domani.

· La principale sfida consiste quindi attualmente nel convertire queste attività in utili. Anche se non in tutti i segmenti del settore la capacità produttiva supera la domanda, la concorrenza è sempre più agguerrita e la pressione sui prezzi, e quindi sui margini di guadagno, resta sempre molto forte. Se quest’anno dovremmo infatti assistere, nel caso dei pc, a una crescita delle vendite del 10% rispetto al 2003, ciò porterà solo a una crescita minima degli utili delle società, a causa della costante diminuzione dei prezzi di vendita. Quanto all’elettronica di largo consumo, la situazione è ancora più difficile, con una concorrenza sempre più feroce sia in Asia (Cina, Corea del Sud…) sia da parte di società come Apple, Microsoft, Dell, HP…, attive un tempo solo nell’informatica e che oggi tentano l’avventura in questo nuovo segmento.

 

Un nuovo bisogno di innovazioni

Nel suo periodo d’oro il settore hi-tech ha beneficiato di alcune delle sue innovazioni principali, prime fra tutte internet e la telefonia mobile. Secondo noi i produttori di chip (semiconduttori), come Intel e Texas Instruments, fanno parte di un piccolo gruppo selezionato che anche oggi dovrebbe beneficiare della nuova ondata di innovazioni. La loro capacità e la loro competenza tecnologica li rendono infatti più forti per affrontare la concorrenza. In più dispongono di enormi fondi per la ricerca e lo sviluppo.

 

Per concludere

· Benché non si possa escludere una nuova impennata della Borsa, con il lancio di una nuova e importante invenzione tecnologica, non metteremmo affatto la mano sul fuoco al riguardo. Secondo noi non ci si deve infatti aspettare a breve termine alcuna innovazione davvero importante, ossia capace di indurre un periodo di forte crescita nel settore.

· Al contrario, il forte aumento delle scorte di semiconduttori nel primo semestre di quest’anno ci spinge a ritenere che il settore hi-tech nel suo insieme dovrebbe restare piuttosto calmo nel 2005. Un raffreddamento che però, secondo noi, sarà limitato: infatti il mercato deve ormai riassorbire solo una piccola quota di capacità produttiva superiore alla domanda. Senza contare che, a nostro avviso, i Paesi emergenti dovrebbero concorrere a sostenere la domanda, contribuendo a eliminare il divario fra l’offerta e la domanda.

· Anche più a lungo termine non ci aspettiamo comunque che il settore hi-tech cresca a un ritmo più veloce dell’economia in generale. A livello mondiale, la concorrenza dovrebbe infatti continuare a intensificarsi, soprattutto nei più importanti Paesi emergenti. E l’elettronica di largo consumo, i programmi e i servizi informatici dovrebbero essere i rami più colpiti. Quest’ultimo segmento, ad esempio, necessita di pochi investimenti e capitali, il che permette all’India di posizionarvisi come attore di livello mondiale.

· In conclusione, il settore tecnologico ci sembra piuttosto caro. Noi abbiamo comunque selezionato per i più temerari tra voi –cioè disposti a sopportare i rischi superiori alla media relativi al settore tecnologico – tre azioni che meritano, secondo noi, una piccola scommessa. Eccole.

 

INTEL

 

BORSA:    Nasdaq
PREZZO:  22,71 USD
RISCHIO:  ***

 

L’americana Intel (INTC.O), il principale produttore di semiconduttori al mondo, sembra essere la meglio equipaggiata per affrontare la concorrenza dei nuovi attori arrivati sul mercato. Il gruppo possiede infatti un’esperienza praticamente ineguagliabile. Certo il principale mercato di Intel va progressivamente verso la maturità. L’azione ha sofferto quest’anno degli errori realizzati nel processo di produzione e di un mercato che aveva anticipato il suo atteso rallentamento. Tuttavia, in passato il management del gruppo ha già dimostrato di saper gestire bene i le difficoltà. Riponiamo quindi fiducia nell’azione Intel. In più apprezziamo il fatto che il gruppo abbia deciso recentemente di distribuire una quota maggiore dei suoi utili agli azionisti, cosicché il dividendo trimestrale nel 2005 sarà raddoppiato. In più, secondo noi al suo prezzo attuale il titolo tiene già sufficientemente conto dell’atteso rallentamento del settore. Potete acquistare quest’azione correttamente valutata.

 

ANDAMENTO DI INTEL (in dollari)

 

 

Il calo del titolo è imputabile, secondo noi, soprattutto a ragioni congiunturali. Approfittatene per acquistare.

 

BORSA:    New York
PREZZO:  24,91 USD
RISCHIO:  ***

 

Con un budget per la ricerca e lo sviluppo molto elevato e tale da far impallidire dall’invidia gli altri gruppi del settore tecnologico, Texas Instruments (TI; TXN.N) resta il leader indiscusso in segmenti di mercato a forte potenziale di crescita, come i semiconduttori di tipo DSP (Digital Signal Processing) e DLP (Digital Light Processing). Questi ultimi sono molto utilizzati nell’elettronica di largo consumo (per esempio, negli schermi piatti) e nella telefonia mobile. Al prezzo attuale l’azione Texas Instruments tiene secondo noi già conto dell’atteso rallentamento del mercato. Potete acquistare quest’azione correttamente valutata.

 

ANDAMENTO DI TEXAS INSTRUMENTS (in dollari)

 

 

Approfittate del calo di prezzo per acquistare TI, che mantiene  buone prospettive a lungo termine.

 

BORSA:    Parigi
PREZZO:  18,64 EURO
RISCHIO:  ****

 

Vista l’aspra concorrenza nel settore dell’elettronica di consumo, Thomson (TMS.PA) vuol concentrarsi sulle attività con migliori prospettive, come l’offerta di servizi e attrezzature per società del settore dei media. Una strategia che comincia a dare buoni frutti. Il gruppo ha inoltre una solida situazione finanziaria e l’azione è correttamente valutata. Potete acquistarla per il lungo termine.

 

ANDAMENTO DI THOMSON (in euro)

 

 

Dal 2003 il mercato sembra accordare la sua fiducia alla strategia di Thomson. Acquistate per il lungo termine.

 

Le italiane non ci convincono

· Le azioni hi-tech italiane hanno preso parte in modo pesante, al crollo del settore di inizio millennio – vedi grafico a pagina 1. Per tutti i titoli tecnologici nostrani da noi seguiti il consiglio attuale è di non acquistare – chi possiede azioni I.Net, le mantenga. Eccoli.

· Datamat (6,85 euro), che sviluppa e fornisce software e servizi informatici per aziende private e pubblica amministrazione, vede conti in miglioramento grazie alla vendita di attività non strategiche, Il titolo resta però molto caro.

· E.Biscom (43,38 euro), che ha cambiato il nome in Fastweb, fornisce servizi di telecomunicazione a banda larga (internet, telefonia e tv). Seppur in perdita, è in forte espansione, ma il prezzo del titolo, molto caro, ne tiene già conto.

· I.Net (33,83 euro) gestisce sistemi e reti e offre servizi per la sicurezza di internet, la gestione della messaggistica aziendale, il monitoraggio e il back-up dei dati. Opera in perdita e il titolo è caro.

· Tiscali (2,98 euro) è una delle più note internet company. Da diversi mesi sta affrontando una fase di ristrutturazione e di ridimensionamento, con la vendita di diverse controllate estere per ottenere le indispensabili risorse finanziarie. L’azione è molto cara.

 

 

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