Analisi
Internal dealing e Stock Option 12 anni fa - lunedì 28 febbraio 2005

I manager spesso acquistano e vendono azioni della società quotata per cui lavorano, per importi talvolta molto elevati. Che si tratti o no di stock option, la legge li obbliga a informare il mercato su questo tipo di operazioni. Abbiamo curiosato tra queste comunicazioni.

L’obbligo di informare

· Un manager o un qualunque dipendente che lavora per una certa società quotata, dispone in media di maggiori informazioni sulla stessa rispetto al mercato. Per questo motivo la legge punisce il cosiddetto insider trading, cioè l’utilizzo di informazioni riservate (non accessibili al pubblico) allo scopo di compiere operazioni di Borsa vantaggiose. Ovviamente non è necessario che a compiere l’operazione sia lo stesso manager: se anche fosse la moglie o il figlio, o chiunque l’abbia compiuta avvantaggiandosi di tali informazioni riservate, l’operazione risulterebbe illegale.

· Questo non significa però che i manager, o chi per loro, non possano in nessun caso acquistare o vendere azioni della società per cui lavorano. Operazioni di questo tipo, dette di internal dealing, sono consentite (purché non siano caratterizzate appunto da insider trading), ma chi le compie, se per importi superiori a determinate soglie specificate nei codici di autodisciplina di ogni società, ha l’obbligo di comunicarlo alla società stessa entro tempi brevi – anche questi cambiano a seconda della rilevanza dell’importo –, e la società deve a sua volta comunicare l’operazione alla Consob. Nella comunicazione sono presenti tutti i dettagli, cioè nome e cognome di chi ha compiuto l’operazione, posizione ricoperta nella società, nonché tipo dell’operazione, numero di titoli acquistati o venduti, prezzo dei titoli e data in cui l’operazione ha avuto luogo.

· Sul sito internet della Borsa italiana, aprendo la sezione internal dealing, sono resi disponibili tutti questi comunicati per ogni società quotata. Potete quindi conoscere le regole società per società.

Le stock option fan la parte del leone

Gran parte delle transazioni compiute dai manager nostrani hanno per oggetto le stock option. Queste sono in pratica delle nuove azioni che alcune società assegnano ai propri dirigenti come remunerazione aggiuntiva. Il dirigente guadagna solo se il prezzo del titolo in Borsa sale, così come gli altri azionisti della società. L’impresa risparmia in questo modo sugli stipendi che altrimenti dovrebbero essere fissati ex ante, ma più elevati, o che potrebbero essere legati per una parte variabile ad altri parametri, che sarebbero in ogni caso meno trasparenti del prezzo del titolo in Borsa.

Azionisti e manager: interessi comuni?

· Le stock option, quindi, in linea di principio uno strumento che dovrebbe far coincidere gli interessi dei manager con quelli degli azionisti, sia grandi sia piccoli. L’obiettivo sarà per tutti quello di incrementare il valore della società, valore espresso dal prezzo di mercato delle azioni.

· Le stock option sono tuttavia uno strumento di incentivazione spesso dibattuto. Infatti i manager potrebbero essere spinti ad agire in modo anche disonesto, al solo scopo di far apprezzare il più possibile il titolo in Borsa per arricchirsi personalmente, salvo poi levare le tende quando le cose iniziano a crollare. Non stiamo parlando di fantascienza: negli anni della new economy molti manager sono arrivati a truccare i conti per sostenere il corso delle azioni.

· Vi sono quindi dei pro e dei contro nell’utilizzo delle stock option, che non consideriamo come uno strumento da demonizzare, ma sulle quali occorre la massima trasparenza da parte dei dipendenti e delle stesse società. In questa direzione vanno gli obblighi di comunicazione di cui abbiamo parlato all’inizio.

Qualche caso nostrano… quanti soldi!

· Non senza un pizzico di invidia per i cospicui guadagni realizzati dai manager, abbiamo preso visione dei comunicati di internal dealing delle maggiori società italiane. Le curiosità non mancano e, che ci sia o non ci sia crisi, i soldi nemmeno… ecco anche a voi qualche esempio tra quelli da noi visti.

· A partire dal 2004 le stock option hanno fruttato al management di Enel oltre 12 milioni di euro di plusvalenze. Il solo amministratore delegato ha incrementato il suo stipendio con oltre 5,4 milioni di euro grazie alle stock option, in gran parte esercitate a 5,24 euro – altre a 6,426 euro – e rivendute sul mercato a prezzi compresi tra 6,6 e 7,6 euro.

· Dal 2005 anche il management di Bnl è stato molto attivo nell’esercizio, e contestuale vendita, di un buon numero di stock option. Il prezzo di esercizio era di 1,117 euro, mentre le vendite sul mercato sono avvenute a prezzi superiori ai 2 euro. Le plusvalenze complessive ammontano a oltre 1,5 milioni di euro.

· Il 2003 era stato un anno d’oro per il management di Autostrade, con un generoso piano di stock option che aveva fruttato al solo amministratore delegato oltre 10 milioni di euro di plusvalenze.

· Negli ultimi 6 mesi le plusvalenze derivanti dall’ esercizio e dalla vendita di stock option per il management di Ras sono state di oltre 3,5 milioni di euro, grazie a azioni esercitate a 11,511, 12,93 e a 15,34 euro e vendute sul mercato a prezzi compresi tra i 15,3 e i 17,7 euro.

· È stato molto attivo anche il management di Tim, che ha effettuato oltre 50 operazioni dal mese di dicembre 2004. Le stock option sono state esercitate al prezzo di 5,07 euro e in seguito vendute a prezzi superiori ai 5,4 euro a poco tempo di distanza dall’Opa di Telecom Italia a 5,6 euro. Hanno portato a realizzare plusvalenze complessive per oltre 3,5 milioni di euro.

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