Analisi
Conoscere il bilancio 12 anni fa - mercoledì 15 giugno 2005

 

1. COS’È IL BILANCIO

· Il bilancio è redatto annualmente dalle società per fare il punto sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria. La redazione del bilancio, e i documenti che deve contenere, sono obbligatori per legge.

· In pratica il bilancio riassume l’attività dell’ultimo "esercizio", cioè il periodo di riferimento per il calcolo del reddito imponibile; l’esercizio di solito coincide con l’anno solare, ma ci sono alcune eccezioni (ad esempio Mediobanca…).

Concerto a più mani

· Ma come si arriva al bilancio? Il primo passo è la redazione della bozza di bilancio da parte degli amministratori, in base ai documenti contabili che, durante l’anno, hanno registrato tutte le operazioni della società. Gli amministratori redigono anche una relazione che contiene una panoramica sul mercato e sulla situazione economica, per poi arrivare a descrivere ciò che riguarda più strettamente la società: i fatti più significativi avvenuti nell’anno, le principali voci di costo e di ricavo, la struttura della società, gli investimenti effettuati, i principali fatti avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio…

· Il bilancio è poi affiancato da due relazioni: una redatta dai sindaci (cioè i componenti del collegio sindacale) e l’altra dalla società di revisione.

· Il collegio sindacale è l’organo societario che ha il compito di controllare e vigilare sull’amministrazione della società. La relazione dei sindaci, quindi, fornisce indicazioni sulla correttezza del bilancio e dei criteri in base al quale viene redatto.

· A questo controllo ne viene poi affiancato uno esterno da parte della società di revisione, che redige una relazione di certificazione. La società di revisione è chiamata ad approvare o "bocciare" il bilancio societario; anche nel caso di approvazione, può comunque fare delle osservazioni sui criteri adottati, evidenziando quanto questi influiscono sul risultato.

· Poiché la società di revisione è un organismo esterno, il suo giudizio dovrebbe essere un indicatore ancora migliore (rispetto alla relazione dei sindaci) sul grado di correttezza del bilancio. Il condizionale, tuttavia, è d’obbligo: le polemiche sulla responsabilità di queste società in alcuni fallimenti dimostrano che non sempre "esternalità" è sinonimo di indipendenza.

· Infine il bilancio, corredato di tutte le relazioni, deve essere approvato dall’assemblea degli azionisti. Per dare modo agli azionisti di consultare la bozza di bilancio, questa deve essere depositata nella sede della società almeno 15 giorni prima dell’assemblea. L’assemblea si svolge di solito qualche mese dopo la chiusura dell’esercizio (per le società con esercizio fiscale "normale", tra aprile e maggio). Poco dopo l’approvazione da parte dell’assemblea, il bilancio definitivo diventa disponibile per la consultazione; ma come procurarselo?

Tutti in viaggio?

· A meno che non siate interessati a partecipare all’assemblea – cosa che, sebbene importante, avviene piuttosto raramente – non è però necessario raggiungere la sede sociale per consultare il bilancio. Una volta approvato, il bilancio deve infatti essere messo a disposizione anche in Borsa e nella sede della Camera di commercio a cui è iscritta la società.

· L’invio del bilancio direttamente a casa non è invece un obbligo di legge… ma non significa che non possiate provarci! Anche noi lo abbiamo fatto in passato e in molti casi, anche se non in tutti, siamo riusciti ad avere una copia del documento.

· Esiste poi un ultimo sistema, ancora più pratico e adottato dalla grande maggioranza delle società: internet. L’unica cosa a cui occorre fare attenzione è che si tratti del bilancio definitivo e non della bozza, che a volte, seppur raramente, viene pubblicata.

Niente paura!

· Bene, e ora? Abbiamo ottenuto l’agognato bilancio, ma se il tomo supera le 300 pagine? Rinunciamo a valutare la società o.. rinunciamo agli altri impegni, per dedicarci all’amena lettura? Nessuna delle due cose: è vero che tutte le informazioni contenute nel bilancio sono importanti, ma in mancanza di tempo possono essere "selezionate" per farsi comunque un’idea abbastanza precisa della situazione.

· Partiamo dall’indice: la prima cosa che si può notare è che il bilancio è diviso in due grosse parti: il bilancio "consolidato" e quello "civilistico".

· Il bilancio civilistico è redatto da una singola società; il bilancio consolidato, invece, esprime l’andamento economico e finanziario di un intero gruppo, cioè l’insieme della società capogruppo (controllante) e delle controllate.

· Quale conviene guardare? La risposta è… dipende! Ai fini fiscali, ad esempio, quello che conta è il bilancio civilistico (è sul reddito risultante in questo bilancio che vengono calcolate le tasse). Anche per stimare l’eventuale dividendo è importante guardare il bilancio civilistico: poiché il dividendo è distribuito dalla capogruppo, è questa che deve trovare i mezzi necessari. Per valutare complessivamente una società (e quindi i suoi titoli) è tuttavia importante esaminare il bilancio consolidato; possiamo quindi concentrarci su quest’ultimo… e già abbiamo dimezzato la lettura!

· Le pagine "chiave", poi, sono quelle che riportano gli "schemi di bilancio" e la "nota integrativa".

· Gli schemi di bilancio comprendono lo "stato patrimoniale" e il "conto economico", entrambi sotto forma di tabella secondo uno schema stabilito dal codice civile. Lo stato patrimoniale contiene informazioni sui beni posseduti dalla società e sui mezzi utilizzati per finanziarsi. Il conto economico, invece, esprime l’insieme dei costi e dei ricavi, dando come risultato l’utile (o la perdita) dell’esercizio.

· La nota integrativa è un documento composto sia da tabelle sia da testi, il cui scopo è analizzare nel dettaglio le poste di bilancio. Può quindi esservi utile come "lente d’ingrandimento" quando volete saperne di più su qualche voce indicata negli schemi.

2. LO STATO PATRIMONIALE: L’ATTIVO

· Lo stato patrimoniale riassume i beni di proprietà della società e i debiti, verso terzi o verso i soci, con cui sono stati finanziati. Esprime quindi qual era la situazione della società in un determinato momento, cioè a fine anno. Esso è diviso in due grandi gruppi: l’attivo e il passivo. L’attivo elenca i beni della società, il passivo i relativi finanziamenti; il totale dell’attivo e del passivo deve essere lo stesso.

· I valori dell’esercizio devono essere affiancati dagli stessi valori dell’esercizio precedente, in modo da rendere più immediato il confronto.

Impieghi duraturi…

· L’attivo include quattro gruppi: crediti verso soci, immobilizzazioni, attivo circolante, ratei e risconti.

· I crediti verso soci per versamenti ancora dovuti derivano dal fatto che, al momento della costituzione della società, i soci non sono obbligati a versare interamente il capitale sociale, ma possono decidere di sborsarne solo una parte (almeno tre decimi), pagando il resto in un secondo tempo.

· Il secondo gruppo sono le immobilizzazioni; in questa parte sono elencati i beni, di proprietà della società, destinati a contribuire per più anni alla sua redditività. Le immobilizzazioni sono a loro volta suddivise in immateriali, materiali e finanziarie.

· Le immobilizzazioni immateriali sono i costi che la società sostiene in un determinato esercizio, ma la cui utilità è di "lungo periodo". Rientrano in questo gruppo i costi di impianto e ampliamento (spese che la società sostiene per iniziare la propria attività o per ampliarla; ad esempio le spese notarili), i costi di ricerca, sviluppo e pubblicità, i brevetti, le licenze, i marchi, l’avviamento…

· Le immobilizzazioni materiali sono i beni "tangibili" della società: terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali…

· Immobilizzazioni immateriali e materiali sono accomunate dal fatto che il loro "utilizzo" dura per più anni; per questo vengono registrate nello stato patrimoniale, e non come costo nel conto economico. Questo non significa però che non debbano mai pesare sull’utile! Il costo delle immobilizzazioni viene ripartito su più anni (quelli in cui si presume che il bene produca utilità) attraverso gli ammortamenti. L’ammortamento è la quota di costo attribuita a ognuno degli esercizi considerati, e compare nel conto economico riducendo quindi l’utile; allo stesso tempo, il valore registrato nello stato patrimoniale viene decurtato di un importo analogo.

· Infine, le immobilizzazioni finanziarie sono le partecipazioni in altre società e i crediti verso queste. Nella nota integrativa è possibile trovare l’elenco delle società interessate.

…o a tempo limitato

· Il terzo gruppo dell’attivo è l’attivo circolante; comprende i beni più facilmente "smobilizzabili", che la società può cedere in tempi brevi.

· L’attivo circolante è diviso in rimanenze, crediti, attività finanziarie e disponibilità liquide. Le rimanenze riassumono il valore delle merci in magazzino. I crediti sono invece distinti in base alla natura del debitore: verso clienti, verso società controllate, collegate, verso altri…Le attività finanziarie comprendono i titoli che non sono stati inclusi nelle immobilizzazioni. Le disponibilità liquide, infine, indicano i fondi disponibili in cassa, su conti correnti o strumenti analoghi.

· L’ultimo gruppo dell’attivo sono i ratei e risconti . È una voce in genere marginale e deriva dal fatto che i costi e i ricavi vengono inclusi nel conto economico non per cassa (in base all’anno in cui sono pagati) ma per competenza (in base all’anno in cui hanno generato utilità). Se ad esempio una società paga un affitto annuale a inizio novembre, i 10 dodicesimi di questo costo sono da attribuire all’anno successivo. La parte già pagata ma di competenza dell’anno successivo rappresenta una specie di "credito", che la società registra nella voce ratei e risconti.

3. LO STATO PATRIMONIALE: IL PASSIVO

· Il passivo dello stato patrimoniale può essere visto come l’elenco dei finanziatori della società, ed è diviso in diversi gruppi; il primo è il patrimonio netto. Sono i mezzi finanziari provenienti dai soci, vuoi pagando direttamente, vuoi lasciando investiti nella società gli utili realizzati. Rappresenta anche quanto i soci potrebbero ottenere in caso di chiusura della società (ma solo se tutte le attività e passività fossero cedute al valore registrato nel bilancio).

· Il patrimonio netto è suddiviso in diverse voci: capitale sociale, riserve, utili (o perdite) degli esercizi precedenti, utile (o perdita) dell’esercizio. Il capitale sociale rappresenta il "valore nominale" delle azioni, pagato dai soci alla costituzione della società e in caso di aumenti di capitale. Il capitale sociale coincide con il patrimonio della società solo nel momento della costituzione. Nel corso dell’attività, invece, il "valore nominale" delle azioni non cambia tranne in due casi particolari che poi vedremo (copertura di perdite ingenti e aumenti di capitale), mentre il valore del patrimonio della società varia nel tempo.

· A cosa è dovuta la differenza? Il patrimonio netto si incrementa con gli aumenti di capitale, con gli utili realizzati e con la creazione di riserve, mentre diminuisce in caso di perdite e in seguito alla distribuzione di dividendi. Gli aumenti di capitale e, alcune volte, la copertura delle perdite, possono modificare anche il valore del capitale sociale, ma non necessariamente nella stessa misura del patrimonio netto.

· Le perdite in genere riducono il patrimonio netto, ma non il capitale sociale; se però sono molto consistenti, la società può decidere di coprirle (e a volte è obbligata per legge a farlo) anche riducendo il capitale sociale.

· Esistono poi altre riserve, in genere create accantonando parte degli utili invece di distribuirli ai soci come dividendo. Tuttavia, viste le continue perdite, nel caso di Alitalia sono piuttosto esigue!

· Nel patrimonio netto rientrano anche l’utile degli esercizi precedenti (per la parte non ancora distribuita ai soci o accantonata in riserve) e l’utile dell’esercizio. Quest’ultimo elemento rappresenta il legame tra stato patrimoniale e conto economico (nel quale rappresenta infatti il risultato finale).

· A differenza del bilancio "civilistico", il patrimonio netto del bilancio consolidato contiene anche un’altra voce, il patrimonio di competenza di terzi. Questo rappresenta le quote di minoranza delle società che, pur essendo incluse totalmente nei conti del gruppo, non sono controllate al 100%.

Un po’ di "risparmi"

· Il secondo gruppo del passivo sono i fondi per rischi e oneri . Si tratta di accantonamenti che la società effettua per coprire alcuni rischi (cause legali, impegni contrattuali, contenziosi con il fisco…).

· Mentre le riserve rappresentano quote di utile accantonate, e non pesano quindi sul risultato d’esercizio, gli accantonamenti ai fondi rappresentano un costo per la società, decurtando quindi l’utile. In pratica, i costi legati ad alcuni eventi negativi non vengono fatti pesare sull’esercizio in cui si verificano, ma vengono "anticipati" almeno in parte negli esercizi precedenti, tramite gli accantonamenti.

Un po' di passivo riguarda i dipendenti…

· Il terzo sottogruppo del passivo è il trattamento di fine rapporto. L’importo rappresenta la "liquidazione" maturata dai dipendenti fino a quel momento.

· Con il Tfr sono i dipendenti stessi a finanziare parte dell’attività, "rinunciando" a percepire subito una parte della propria retribuzione.

…e un po’ i creditori

· Il quarto gruppo del passivo sono i debiti veri e propri, che vengono riportati in bilancio in base al tipo di creditore: obbligazionisti, banche, fornitori, imprese controllate, collegate…

· Infine, anche nel passivo compare la voce marginale "ratei e risconti": è analoga ai ratei e risconti dell’attivo, però… visti allo specchio!

Un occhio ai conti d’ordine

· Lo stato patrimoniale è infine completato dai "conti d’ordine" .

· In questa tabella vengono riportati degli elementi che non hanno per ora impatto sui conti della società – non compaiono quindi nello stato patrimoniale o nel conto economico – ma potrebbero averlo in futuro: sono garanzie reali, personali, impegni…

· Pur trattandosi di impegni "potenziali" – non è quindi detto che portino a esborsi effettivi – questi elementi contribuiscono ad aumentare la rischiosità di una società, specialmente se il loro importo è elevato.

4. IL CONTO ECONOMICO

· Lo schema del conto economico, come per lo stato patrimoniale, è stabilito per legge, e deve essere affiancato dai valori dell’esercizio precedente.

Prima il "cuore" dell’attività…

· Il conto economico parte con il "valore della produzione". Questa voce indica i ricavi di vendita dell’attività tipica; comprende anche altri ricavi che però, per gran parte delle società, sono marginali.

· Ai ricavi dell’attività tipica vengono contrapposti i relativi costi, nella parte B del conto economico.

· Sempre nella parte B del conto economico sono poi indicati gli ammortamenti; fanno anch’essi parte dei costi "tipici", perché è il mezzo utilizzato dalla società per ripartire su più anni il costo dei beni che contribuiranno a lungo alla gestione della società.

· Infine, tra i costi tipici ci sono gli accantonamenti: sono somme destinate dalla società a coprire rischi futuri. Il costo di questi rischi è già nel bilancio di quest’anno e non influenzerà i prossimi. Per sapere a cosa si riferiscono questi accantonamenti, si può ricorrere alla nota integrativa.

… poi gli effetti delle finanze…

· Le parti C e D del conto economico riassumono i costi e ricavi di natura finanziaria, cioè i costi e i ricavi che la società registra in conseguenza dei debiti, dei crediti e delle partecipazioni possedute.

· Nella parte C vengono registrati gli interessi attivi e passivi, i proventi derivanti dalle partecipazioni e altri ricavi analoghi. 

· Nella parte D sono riportate le svalutazioni e le rivalutazioni delle attività finanziarie.

… gli eventi straordinari e il fisco

La società può registrare ricavi o sostenere costi non legati alla propria attività tipica; in questo caso, i relativi importi vengono indicati nella parte E del conto economico, dove vengono riportati i proventi e gli oneri straordinari. Il caso più frequente sono le plusvalenze o minusvalenze da alienazioni: derivano dal fatto che, vendendo una parte delle proprie attività, il prezzo ottenuto può essere inferiore o superiore al valore di bilancio di quell’attività.

Facciamo due conti

· Questa struttura di bilancio, che separa l’attività tipica dagli altri costi e ricavi, è già un buon punto di partenza per capire come va la società. Possono però essere calcolati anche un paio di risultati "intermedi", che ci saranno utili nelle prossime tappe per analizzare più a fondo la società.

· Il primo è il margine operativo lordo, spesso indicato con la sigla inglese Ebitda (earnings before interest, taxes, depreciation and amortization ; utile prima degli interessi, delle tasse, degli ammortamenti e delle svalutazioni). Com’è calcolato? Ai ricavi dell’attività tipica vengono detratti tutti i costi dell’attività tipica tranne gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti. In alternativa, può essere calcolato "all’inverso", partendo dalla differenza tra valori e costi della produzione (A-B) e sommando ammortamenti e accantonamenti. Ma in pratica cosa indica? Questo risultato è quanto la società riesce a guadagnare dal "cuore" della propria attività: dai ricavi (cioè da quanto incassato) vengono infatti tolti i costi più strettamente legati alla produzione (materie prime, personale…). È quindi la somma a disposizione della società per far fronte alle altre spese, che possono essere ripartite su altri anni (i costi delle strutture, tramite gli ammortamenti) o che sono meno strettamente legate alla produzione (gli interessi sui debiti, le tasse… e possibilmente la remunerazione ai soci, tramite l’utile).

· Il rapporto tra Ebitda e fatturato dipende anche dal tipo di attività svolto, quindi non esiste un valore "minimo" che si possa considerare come ideale. Certo però un eventuale Ebitda negativo è preoccupante: significa che la società non riesce nemmeno a pagare le spese direttamente legate alla produzione… figuriamoci le altre!.

· L’altro valore intermedio è il risultato operativo, spesso indicato anche come Ebit (earnings before interest and taxes; utile prima degli interessi e delle tasse). In pratica corrisponde alla differenza tra valore e costi della produzione ed esprime il risultato dell’attività tipica, senza tener conto della parte finanziaria, delle tasse e degli elementi straordinari. Il suo significato è quindi simile a quello dell’Ebitda, ma con un "passo in più": alle spese strettamente legate alla produzione è stato aggiunto il costo della struttura produttiva (gli ammortamenti).

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