Analisi
Economie e mercati 12 anni fa - lunedì 11 luglio 2005
Quali sono i principali dati macroeconomici della scorsa settimana?

· A maggio le vendite al dettaglio di Eurolandia sono aumentate del 2% rispetto a maggio 2004, contro il calo dello 0,8% di aprile. Da sottolineare la ripresa dei consumi tedeschi che, dopo mesi di stagnazione, a maggio sono aumentati del 3,7% rispetto allo stesso mese del 2004. Per il momento, però, non sembrano ancora esserci nella zona euro le condizioni per una duratura ripresa dei consumi. Il mercato del lavoro depresso, pesando sulla fiducia delle famiglie, non consente infatti ai consumi di decollare.

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Grazie anche al calo dell’euro, che rende più competitivi i prodotti europei sui mercati internazionali, gli ordini di beni industriali tedeschi sono progrediti a maggio del 2,7%. Sempre a maggio, però, l’attivo commerciale tedesco (le esportazioni che superano le importazioni) è sceso a 12,1 miliardi di euro. Le importazioni (+5,9% annuo a maggio) sono infatti cresciute più delle esportazioni (+3,8%). La forte crescita delle importazioni è dovuta principalmente all’impennata dei prezzi del petrolio e alla  ripresa delle vendite al dettaglio. Per quanto riguarda invece le esportazioni, dovrebbero continuare a rappresentare il principale motore di quest’economia nel corso del 2005.

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Nel primo trimestre l’economia olandese è arretrata dello 0,8% rispetto al trimestre precedente (e non dello 0,1% come inizialmente stimato) e dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2004. Anche se la spesa pubblica e le esportazioni continuano a crescere, le spese delle famiglie e gli investimenti, sia pubblici che privati, non cessano infatti di diminuire. Questo cattivo risultato fa temere che l’economia olandese possa entrare di nuovo in recessione (due trimestri consecutivi di crescita negativa) nel secondo trimestre del 2005, dopo la recessione subìta a metà del 2003. Per tutto il 2004 la crescita olandese è stata infine rivista al rialzo all’1,7% dall’1,4% precedentemente stimato.

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Negli Usa, a giugno, il tasso di disoccupazione è sceso al 5% della popolazione attiva (vedi grafico), il più basso livello dall’estate 2001. Il dato non è però stato accolto con molto entusiasmo dai mercati finanziari poiché, malgrado il tasso di disoccupazione sia diminuito, a giugno sono stati creati solo 146.000 nuovi posti di lavoro, ossia un numero nettamente inferiore alle attese degli analisti. Più rassicurante, invece, l’andamento dell’indice Ism sulle attese dei direttori americani degli acquisti nel settore dei servizi, salito a giugno a 62,2 punti dai 58,2 di maggio. Vi ricordiamo che tutti i valori sopra i 50 indicano un’espansione dell’attività economica. Altre statistiche mostrano infine che anche i consumatori americani sono ottimisti sull’avvenire della propria economia. Le famiglie statunitensi approfittano infatti del calo degli interessi sui mutui per rinegoziare i loro prestiti ed avere così più denaro a disposizione da destinare ai consumi.

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In Australia, grazie alla creazione di 41.700 nuovi posti di lavoro, nel mese di giugno il tasso di disoccupazione è sceso al 5% della popolazione attiva, il livello più basso dal novembre 1976. Nonostante ciò, i consumi delle famiglie australiane sono in forte rallentamento.

TASSO DI DISOCCUPAZIONE NEGLI USA
(in % alla popolazione attiva)

Anche  se  la  creazione di nuovi posti  di  lavoro è stata deludente,
l’economia americana resta dinamica e il tasso di disoccupazione,
a giugno, è sceso al 5%.                                                                             

I MERCATI E I VOSTRI INVESTIMENTI

Gli attentati di Londra hanno messo solo temporaneamente sotto pressione le Borse europee ed anche la sterlina, dopo aver registrato una netta caduta, si sta lentamente riprendendo. Quanto al biglietto verde ha continuato l’ascesa rispetto all’euro, che – portatosi sotto 1,18 dollari – è tornato sopra quota 1,19 dopo il "non intervento" della Bce sul proprio tasso ufficiale. Grazie a un’economia più dinamica di quella di Eurolandia, a una moneta ancora sottovalutata rispetto all’euro e a dei tassi Usa nettamente più elevati di quelli della zona euro, le obbligazioni americane rappresentano secondo noi un investimento sempre più interessante. Oltre che in euro e in dollari americani, continuate a investire in corone svedesi (soprattutto per ragioni di diversificazione), in dollari canadesi e in dollari australiani, nonché in sterline inglesi, per godere dei tassi d’oltremanica nettamente più elevati di quelli della zona euro (i nostri consigli alle pagine 9-10).

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