Analisi
Economie e mercati 12 anni fa - venerdì 19 agosto 2005
Cresce l'inflazione negli Usa e in Gran Bretagna, mentre in Europa la dinamica dei prezzi è più freddina.

· L'inflazione della zona euro è stata confermata al 2,2% per il mese di luglio (era il 2,1% a giugno). Senza considerare l'energia il rialzo in rapporto a luglio 2004 è stato inferiore all'1,3%, prova che il prezzo del petrolio resta il principale responsabile del ritorno delle pressioni inflazionistiche nel Vecchio Continente. Questa percentuale dovrebbe confortare la Banca Centrale Europea nella sua decisione di non alzare i tassi ufficiali. A meno di sorprese, dovrebbero restare ai livelli attuali fino al 2006. Infatti, visto che comunque il 2,2% l'inflazione è un risultato al di là degli obiettivi delle autorità monetarie (il 2%) ci sembra poco probabile un ribasso come si augurano in molti. Tra i dodici Paesi della zona euro solo la Finlandia ha visto un raffreddamento della corsa dei prezzi (+0,9%); Francia (+1,8%), Italia (+2,2%), Paesi Bassi (+1,5%) e Belgio (+2,7%) han visto la situazione stabilizzarsi, mentre gli altri han visto una crescita.

· Sempre nella zona euro la produzione industriale resta debole . Per il mese di giugno la crescita annua di questo indicatore è stata solamente dello 0,3%. Questo dato è particolarmente negativo per il fatto che è stato dopato dalla crescita del settore energia (+2%). Infatti la produzione di beni durevoli è calata dello 0,7%, mentre quella dei beni intermedi (materiali da costruzione, plastica, carta, prodotti chimici, etc) è calata dello 0,9%. Dal 2000 la crescita globale del settore industriale di Eurolandia non è stata che del 2,8%. In questo periodo l'industria tedesca è cresciuta del 5,8%, mentre la maggior parte degli altri Paesi della zona euro sono stati stagnanti. In Italia e in Gran Bretagna il settore è addirittura in declino: questi due Paesi hanno perduto circa il 5% della loro produzione industriale dal 2000 a oggi.  

· L'inflazione in Gran Bretagna è ai massimi da otto anni. A luglio l'indice dei prezzi al consumo ha conosciuto una crescita su base annua del 2,3%. Si tratta di un livello di inflazione che il Paese non conosceva dalla fine del 1996, ed è dovuto, come altrove, ai forti picchi dei combustibili, dell'energia e dei trasporti. Questa percentuale dovrebbe spingere la Banca d'Inghilterra a restare prudente. Già fortemente divise al momento dell'ultimo ribasso dei tassi operato a inizio agosto, le autorità monetarie di Londra rischiano di percepire con inquietudine il rialzo dell'inflazione in un momento in cui l'economia offre segni di debolezza. C'è dunque una forte probabilità che i tassi britannici resteranno stabili per alcuni mesi. Sempre per il meso di luglio le vendite al dettaglio sono calate dello 0,3% rispetto al mese precedente e la crescita, su livello annuo, è limitata all'1,8%. Siamo, quindi ben lontani dai picchi di oltre 6% registrati nel 2004.  

· Il prezzo del petrolio comincia a pesare sull'economia Usa. L'inflazione Usa è, infatti, in forte rialzo : nel mese di luglio i prezzi Usa sono cresciuti dello 0,5% rispetto a giugno e del 3,2% rispetto a luglio 2004. Se si eccettua l'energia i prezzi al consumo sono cresciuti solo dello 0,1% sul mese e del 2,1% su di un anno. È, quindi, proprio il bilancio energetico che pesa sulle tasche dei consumatori americani e che è all'origine di certi dati deludenti offerti da alcuni grandi distributori Usa. È pur vero che in un mese il prezzo dei trasporti è salito dell'1,5% e quello dell'energia del 3,8%. Nell'arco di un anno siamo ad aumenti rispettivamente del 6,3% e del 14,2%. Questo risveglio dell'inflazione dovrebbe spingere la Fed a restare sulla via dei rialzo dei tassi, facendo crescere ancora lo scarto tra tassi europei e tassi Usa e invitando gli investitori a continuare a trasferirsi sull'altra costa dell'Atlantico.  

 

I MERCATI E I VOSTRI INVESTIMENTI

In seguito al rialzo dell'inflazione nella zona euro, i tassi d'interesse reali a breve (ossia i tassi a tre mesi decurtati dell'inflazione) sono diventati negativi. Quanto ai tassi a lunga, superano appena il 3% (lordo). Di fronte a questa debolissima remunerazione dei risparmi nella zona euro è meglio che gli investitori cerchino rendimenti più elevati. Gli Usa e il Regno Unito ci sembrano le destinazioni migliori. Gli Usa offrono non solo tassi più elevati, ma anche una valuta sottovalutata. Quanto, invece ai tassi inglesi, se la sterlina è vicina al suo livello di equilibrio nei confronti dell'euro, offre anche dei rendimenti molto più interssanti.

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