Analisi
Alla scoperta della Corporate Governance 12 anni fa - lunedì 12 settembre 2005
Quante volte sentiamo le società sbandierare con orgoglio l’adozione di un nuovo sistema di Corporate governance ? Di cosa si tratta esattamente?

Comincia qui il nostro viaggio in questo mondo nuovo un po’ per capirlo meglio e un po’ per misurarlo. In questo numero una prima carrellata della situazione in Europa.

Una definizione

L’espressione Corporate governance, che in italiano potrebbe tradursi approssimativamente come “governo d’impresa”, è stata coniata negli Stati Uniti quasi 75 anni fa, ma è difficile trovarne una definizione univoca. Noi ci azzardiamo a definirla come il sistema di regole che permettono di controllare e dirigere, con equilibrio e misura, una società nel suo ambiente (mercato, proprietà, fornitori, lavoratori…).

Perché è importante

Pensate alla serie di scandali che hanno colpito i diversi sistemi finanziari negli anni scorsi e che hanno minato l’elemento su cui si reggono tutti i mercati: la fiducia. L’adozione di un sistema di regole chiaro è quindi tutto interesse del mercato e delle società: esso sostiene la fiducia degli investitori. Inoltre numerosi studi scientifici dimostrano che tanto migliore è il sistema di Corporate governance di una società, tanto migliore è il suo andamento borsistico.

Come valutarla

· Riteniamo che la valutazione della Corporate Governance debba come minimo basarsi su tre direttrici fondamentali: la tutela dei diritti degli azionisti, il funzionamento del consiglio d’amministrazione, la trasparenza finanziaria.

· Diritti degli azionisti: si valuta il rispetto del principio “un’azione, un voto”; delle modalità e tempistiche che permettono di convocare un’assemblea generale, di fare delle proposte o ancora di esercitare il diritto di voto; della presenza di misure anti-scalata…

· Consiglio d’amministrazione: è fondamentale verificare l’esistenza di consiglieri indipendenti; di comitati speciali volti, ad esempio, a controllare gli stipendi del gruppo dirigente; di meccanismi di rimozione dello stesso da parte dell’assemblea…

· Trasparenza finanziaria: è la pietra angolare di un buon sistema di Corporate governance e passa attraverso l’adozione di norme contabili internazionali, la pubblicazione dei risultati trimestrali o ancora la divulgazione degli stipendi dei dirigenti...

Il nostro studio europeo

Nei primi mesi del 2004 abbiamo inviato a quasi 300 società europee un questionario volto a conoscere le loro pratiche di Corporate governance. Soltanto un terzo delle società interpellate si è degnato di rispondere alle nostre domande – e ciò a riprova che la coscienza sul fenomeno è quantomeno agli esordi. Ciò ci ha costretto a utilizzare altre fonti di informazione – bilanci annuali, rapporti specifici su queste pratiche, conferenze stampa e, soprattutto, a spulciare gli statuti delle società: un lavoro che ci ha occupati per alcuni mesi. Il risultato è stata una classifica in cui abbiamo “messo in fila” le diverse società quanto a Corporate governance. La scala va da zero a 20 e la media ottenuta dalle società del nostro campione è stata di 10,84.

Le pagelle

· Punteggio compreso tra 0 e 8: Lvmh, Société Europeenne Des Satellites Global, Assa Abloy, Thales, Pernod Ricard, Securitas, Porsche, Carrefour, Finmeccanica, Peugeot, Merck Kgaa, Renault, Pinault Printemps Redoute, Serono, Bouygues, Essilor International, Red Electrica De España, Mobistar, Vnu, Snam Rete Gas, Rtl Group, Electrabel, Givaudan, Burberry Group, Saipem, Autoroutes du Sud de la France, Union Fenosa, Sodexho Alliance, Cepsa, Bhp Billiton, Bayerische Hypo- Und Vereinsbank, Portucel Industrial, Sanofi – Aventis, Italcementi, Tessenderlo Chemie.

· Punteggio compreso tra 8 e 10: Schneider Electric, Casino Guichard – Perrachon, Barco, Ucb, Bulgari, Volvo, Danone, Michelin, Belgacom, Actividades de Construccion y Servicios, Editoriale L'espresso, Hennes & Mauritz, Bekaert, Umidore, Henkel, Vestas Wind Systems, Mediobanca, Novo Nordisk, Rio Tinto, Nordea, Dassault Systemes, Ifil, Vinci, Volkswagen, Société Generale, Exel, Fiat, Repsol Ypf, Bmw, Lagardere Groupe, Ericsson, Man, Crh, Banco Popular, Clariant, Unicredit, Pirelli & C., Suez, Edison, Monte dei Paschi di Siena, San Paolo – Imi, France Telecom, L'Oreal, Abn Amro, Inbev, Roche, Stora Enso, Unilever Nv, Atlas Copco, Boots Group, Accor, Fortis, Ciba Specialty, Iberdrola, Veolia Environnement, British Sky Broadcasting, Hilton Group, Mmo2, Rolls – Royce, Heineken, Saint – Gobain, Gas Natural, Acciona, Scottish Power, Alcatel, Sgs.

· Punteggio compreso tra 10 e 12: Celesio, Rwe, Carlsberg, Cadbury Schweppes, Royal Bank of Scotland, Telecom Italia, Ems Chemie, Metro, Public Power Corporation, Electricidade do Portugal, Kbc Bank- En Verzekeringsholding, Axa, Emap, Marks & Spencer, Prudential, Total, Altana, Ryanair, Tnt Post Groep, Electrolux, Nestlé, Swisscom, Basf, Acerinox, British Airways, Arcelor, Valeo, Akzo Nobel, Skandia Försäkring, Thomson, BNP Paribas, H. Lundbeck, Wolters Kluwer, Alstom, Assurances Generales de France, Aegon, Banca Popolare di Milano, Beiersdorf, Karstadtquelle, Aguas Barcelona, Mediaset, Ing, Stmicroelectronics, Tf1, Linde, Diageo, Pearson, Mapfre, Fomento de Constructiones y Contratas, Continental, Abbey National, Scottish & Newcastle, Sage Group, Reed Elsevier Nv, Commerzbank, Next Group, Luxottica, Abertis, Iberia, Zurich Financial Services, Telefonica, Cable & Wireless, Ahold, Asm Lithography Holding, European Aeronautic, Defence & Space Company, Numico, Vedior, Schering, Allied Domecq, Aviva, Reckitt Benckiser, Acea, Capgemini, Dexia, Cimpor, Lafarge, Delhaize, Allied Irish Banks, Brisa, Agfa – Gevaert, Solvay, Santander & Central Hispano, Telefonica Moviles, Boc Group, Dsm, Danske Bank, Amadeus Global Travel, Royal Dutch, Deutsche Lufthansa, Swiss Re Group, Siemens, Barclays Bank, Logicacmg, Arm Holdings, Banca Fideuram, Sap, Eni, Allianz Versicherungen, Jenoptik, Air Liquide, Gus (Great Universal Stores), Sainsbury, Tui, Logitech, Lonza, Adidas – Salomon, Münchener Rückversicherungs-Gesellschaft, E.On, Lloyds Tsb, Coca-Cola Hellenic Bottling Company, Kpn, Benetton Group, Heidelberger Druckmaschinen, Zardoya – Otis, Epcos, Compass Group, Telepizza.

· Punteggio compreso tra 12 e 15: Aixtron, Deutsche Telekom, Fresenius Medical Care, Infineon Technologies, Royal & Sun Alliance, Randstad, Syngenta, Centrica, Hbos, Nokia, Erste Bank, Sandvik, Bae Systems, National Grid Transco, Tod's, Tesco, Kerry Group, Enel, Credit Agricole, T-Online, Anglo American, Bayer, Merloni, Invensys, Glaxosmithkline, Kingfisher, Shire Pharmaceuticals Group, Wpp Group, Alleanza, Generali, UBS, Astrazeneca, Adecco, Deutsche Post, Corus Group, Philips, Reuters Group, Thyssenkrupp, Credit Suisse Groupe, Vivendi Universal, Daimlerchrysler, Hsbc Holdings, Deutsche Bank, Abb, Grupo Ferrovial, Wolseley, Rentokil Initial, Portugal Telecom, Software Ag.

· Punteggio oltre 15: Bt Group, Vodafone Group, Teliasonera, Inditex, Holcim, Upm – Kymmene, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Qiagen, Endesa, British Petroleum, Smith & Nephew, Novartis, Ici, Bg Group.

Meglio le inglesi, Italia in media

· Il risultato è quel che è, e, se dovessimo esprimerci con flemma e ironia britannica, potremmo dire che lascia spazio a auspicabili margini di miglioramento...

· Nella classifica per Paesi, la Gran Bretagna si pone come capofila con una media superiore a quella europea, mentre è la Francia a fare da fanalino di coda. L’Italia si pone praticamente in linea con la media europea con un punteggio di 10,24/20. La Gran Bretagna è il Paese in cui la cultura della Corporate governance è forse conosciuta da maggior tempo: se questo giustifica la sua presenza in vetta al podio dall’altro lascia ben sperare sul fatto che la diffusione sempre maggiore di questa tematica in tutti gli altri Paesi possa portare a un innalzamento della media nel prossimo futuro.

· A riprova di come spetti poi all’azienda, all’interno del quadro normativo nazionale, l’ultima parola su come definire le proprie regole di condotta è interessante notare come anche nel gruppo dei “migliori della classe” vi siano notevoli oscillazioni: si passa dai 15,50/20 punti di British Gas ai non entusiasmanti 8,60/20 di Rio Tinto.

 

LA CLASSIFICA EUROPEA

Questo il risultato della nostra indagine europea. Nel grafico sono riportati solo i Paesi per cui il campione d’analisi risulta significativo (più di 15 società).

 

· Le ragioni dell’ottimo punteggio della prima vanno riscontrate nella sua semplice struttura a livello d’azionariato: “un’azione = un voto”, assenza di misure anti-scalata, di partecipazioni incrociate, di accordi di voto e di un azionista dominante (tutti elementi, a dire il vero, tipici della struttura delle grandi società del capitalismo anglosassone, le public company); ad un’elevata presenza di amministratori indipendenti (73%); alla buona qualità delle informazioni finanziarie fornite. I punti su cui può migliorare riguardano invece le percentuali di capitale necessarie per poter convocare l’assemblea (10%) e per modificare lo statuto (75%) a nostro parere troppo elevate. La seconda invece deve il suo poco lusinghiero risultato principalmente al fatto di non pubblicare ogni tre mesi una relazione con l’andamento delle principali grandezze economiche, ma di limitarsi alla comunicazione di informazioni di carattere più industriale e di mercato. Questo, assieme al non rispetto del principio “un’azione=un voto”, alla presenza di misure anti-scalata e alla totale assenza di comitati di controllo indipendenti ci porta a giudicare negativamente la qualità della sua Corporate Governance.

· Notiamo infine che i risultati si scontrano spesso con le idee precostituite. Malgrado la pubblicità negativa fatta alle società tedesche per la «legge Volkswagen» (diritti speciali accordati agli azionisti pubblici), queste ottengono un punteggio medio di 11,59, leggermente superiore alla media europea con, per alcune di loro, dei punteggi anche molto positivi: Deutsche Bank: 14,4; DaimlerChrysler: 14,3.

L’inchiesta continua

· “Niente allarmismo, ma si può fare meglio”. Questo è il commento che potremmo aggiungere alla pagella delle società europee accanto al voto di un esame che hanno in linea di massima superato.

· I dati che vi abbiamo presentato, e che solo recentemente abbiamo finito di elaborare, rappresentano una sorta di fotografia globale della realtà europea a fine 2004. Per questo abbiamo dovuto applicare una serie di criteri “omogenei” nella valutazione delle società del campione e abbiamo dovuto necessariamente ridurre il numero delle stesse per Paese (si veda riquadro).

· Abbiamo ovviamente deciso di scendere più nel dettaglio della realtà italiana: il nostro viaggio all’interno della Corporate governance quindi continuerà. Ve ne parleremo nelle prossime settimane.

 

IL CAMPIONE ANALIZZATO

· La nostra analisi ha messo a setaccio quasi 300 società in tutta Europa. Abbiamo considerato anche società non abitualmente presenti nella selezione di Soldi Sette, ma che appartengono ai principali europei.

· Il campione è stato così costituito da 58 società inglesi, 41 tedesche, 41 francesi, 27 italiane, 25 spagnole, 20 olandesi, 20 svizzere, 15 belghe, 11 svedesi, 5 portoghesi, 5 danesi, 4 irlandesi, 3 lussemburghesi, 3 finlandesi, 2 greche e 1 austriaca.

· Il “peso” attribuito a ciascun Paese riflette quindi l’importanza dello stesso sullo scacchiere economico globale.

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